Roma – Un errore si continua a fare quando si pensa a Roma: immaginarla soltanto come pietra, traffico, storia e turismo. In realtà è anche altro. …
Roma – Un errore si continua a fare quando si pensa a Roma: immaginarla soltanto come pietra, traffico, storia e turismo. In realtà è anche altro. Molto altro. È una città che vive sopra, sotto e dentro una rete di presenze animali che raramente consideriamo, ma che sono costantemente lì, a ricordarci che l’urbanizzazione non ha mai davvero cancellato la natura.
Non esiste un numero preciso di animali che popolano la Capitale. E forse è già questo il primo dato interessante: l’impossibilità di contarli tutti. Si possono stimare le specie, non gli individui. E Roma, da questo punto di vista, è sorprendentemente ricca.
Nei parchi e lungo le sponde del Tiber River si muovono aironi, anatre, nutrie e una varietà di piccoli animali che costruiscono un ecosistema parallelo, spesso ignorato da chi attraversa la città in auto o in metropolitana. Basta fermarsi qualche minuto in una zona verde per rendersi conto che il rumore di fondo della città non è mai solo umano.
Poi ci sono gli uccelli, forse la forma di vita più evidente. I piccioni sono ovunque, certo, ma ridurre tutto a loro sarebbe una semplificazione ingiusta. Storni che si muovono in massa nei cieli serali, gabbiani sempre più presenti anche lontano dal mare, passeri che resistono nei cortili, nei giardini, nelle periferie. In tutto, le osservazioni naturalistiche parlano di oltre cento specie diverse tra aree urbane e periurbane. Un numero che, già da solo, basterebbe a cambiare la percezione della città.
Ma la vera Roma animale è quella che non si vede facilmente.
Ricci che attraversano le strade di notte, volpi che si spingono fino ai margini delle periferie, che svolgono un lavoro silenzioso e fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema urbano. E poi tutta la parte invisibile: insetti, impollinatori, colonie di formiche, zanzare stagionali. Un mondo che sfugge completamente alla nostra attenzione quotidiana, ma che rappresenta la maggioranza assoluta della vita animale cittadina.
Negli ultimi anni, inoltre, si è aggiunto un elemento nuovo: la trasformazione delle specie adattate alla città. Alcune si espandono, altre si ritirano, altre ancora arrivano da fuori e si stabilizzano. È un equilibrio instabile, ma reale. Roma, come molte grandi capitali europee, non è un sistema chiuso: è un organismo in continua ridefinizione.
Il punto forse più interessante, però, non è biologico ma culturale. Perché la domanda non dovrebbe essere solo “quanti animali vivono a Roma”, ma piuttosto perché facciamo ancora fatica a considerarli parte della città stessa. Li trattiamo come eccezioni, presenze marginali, quando in realtà sono struttura, non decorazione.
Roma, in questo senso, è una città che non ha mai smesso di essere natura. Solo che abbiamo imparato a non guardarla.