Hellen, l’altra metà del dolore

Da un trauma infantile al romanzo: Sonia Cristina Signorelli porta la sua storia oltre il libro grazie all’intelligenza artificiale E’ la Stanza 18 il punto del …

Da un trauma infantile al romanzo: Sonia Cristina Signorelli porta la sua storia oltre il libro grazie all’intelligenza artificiale

E’ la Stanza 18 il punto del romanzo in cui tutto cambia. Non è un dettaglio, è l’inizio. Da lì in poi il libro smette di essere un romance e diventa una rielaborazione narrativa di una ferita personale. Con la vicenda di Hellen, segnata da un patrigno violento che picchia la madre, Sonia Cristina Signorelli rielabora il dolore vissuto da bambina per la separazione dei genitori. Un peso emotivo che, per essere raccontato, ha dovuto prima essere diviso in due.

 

Romana, classe 1986, madre di due figli di 14 e 5 anni, con “Hellen: l’altro volto del peccato” approda alla narrativa dopo un percorso già consolidato in ambito televisivo e documentaristico, firmando testi e co-regie per GEO, su Rai 3. Nel 2023 aveva esordito con “La voce dei nonni, la colonna sonora della nostra vita”, un libro dedicato al valore delle radici familiari e al ruolo dei nonni come custodi della memoria. Un progetto vicino, dice, ai “libri parlanti”, perché nasce dall’idea che siano proprio i nonni a trasmettere storie, esperienze e identità.

 

Con “Hellen” cambia completamente registro. Il romanzo, rimasto per circa due anni in un cassetto prima di trovare la sua forma definitiva, rappresenta il primo capitolo di una saga che punta a esplorare i territori più profondi della coscienza umana.

 

La protagonista conduce un’esistenza ordinata accanto a Eathan, un compagno solido e affidabile. Ma dietro quella facciata di serenità continua ad alimentarsi un trauma che non è mai stato davvero elaborato.

 

L’incontro con Hellen, per tutti “Hell”, rompe quella fragile stabilità. Non è soltanto una donna magnetica e anticonvenzionale. È qualcosa di più difficile da definire. E’ un riflesso, una tentazione, una parte nascosta di sé. Tra le due nasce un legame intenso, che la trascina sempre più in profondità, fino alla misteriosa Stanza 18, soglia simbolica nella quale ciò che è stato rimosso torna a emergere e costringe chi la attraversa a confrontarsi con ciò che ha sempre negato.

 

“Bisogna entrare dentro il dolore”, spiega. “Solo attraversandolo può trasformarsi in qualcosa di diverso”. La costruzione del suo doppio letterario, però, ha un’origine dichiarata e non soltanto narrativa. “Hellen – racconta – è il riflesso della scrittrice per dimezzare le sue responsabilità e gli errori del passato”.

 

Il romanzo nasce infatti da una rielaborazione esplicitamente autobiografica. La separazione dei genitori, le ferite lasciate da un contesto familiare difficile diventano materia narrativa. Più che un’autobiografia, la scrittrice preferisce parlare di una rielaborazione emotiva.

 

“Hellen: l’altro volto del peccato”, il romanzo di Sonia Cristina Signorelli, che prosegue oltre le pagine grazie all’intelligenza artificiale (ph. U.S.)

Hellen diventa così il suo alter ego, ma anche qualcosa di universale. Quella parte di ciascuno che impara a convivere con ciò che ha vissuto, facendone una forza capace di affrontare le proprie inquietudini. Non un doppio perfetto, dunque, ma il contenitore di ciò che la scrittura riesce finalmente a rendere sostenibile.

 

Ed è proprio qui che il percorso creativo prende una direzione inaspettata. Per Signorelli il romanzo non termina con l’ultima pagina. Sul sito dedicato a Hellen ha sviluppato, insieme a un tecnico specializzato, una chatbot interattiva, sia testuale sia vocale, attraverso la quale i lettori possono dialogare direttamente con i personaggi.

 

Hellen ha la voce di Cristina, registrata di persona e non affidata a una sintesi vocale standard, per preservarne la componente umana. Ogni figura è stata costruita con una propria identità, così da consentire ai lettori di rivolgere domande, esplorare il loro mondo interiore e confrontarsi con il carattere dei protagonisti come se la storia continuasse oltre il libro.

 

L’obiettivo, spiega, non è sostituire la lettura, ma ampliarne l’esperienza. È un esperimento che si muove sul confine tra letteratura, storytelling interattivo e quella che è definita “intelligenza emotiva artificiale”, dove la tecnologia viene utilizzata soprattutto per costruire empatia.

 

Questa ricerca passa anche attraverso la collaborazione con Federico Tardani, content creator e divulgatore dell’intelligenza artificiale. Insieme stanno esplorando nuovi linguaggi nei quali l’IA non rappresenta un’alternativa alla creatività umana, ma uno strumento capace di amplificarne le possibilità espressive.

 

Da questa esperienza è nata “Variabile impazzita”, una canzone con testi di Signorelli. Il titolo richiama l’indole imprevedibile, indipendente di Hellen, il suo rifiuto di ogni schema. Non è un caso che la romanziera abbia scelto di presentarsi sui social con il nome del suo personaggio, quasi a segnare il confine sempre più sottile tra creatrice e creatura.

 

Il lavoro con Tardani prosegue su altri fronti musicali. Tra quelli in preparazione c’è un brano dedicato alle catastrofi ambientali provocate dall’uomo. Ancora una volta sarà lei al centro della composizione. Attraverso la sua voce, l’intelligenza artificiale diventa uno strumento narrativo che invita a riflettere sulle conseguenze delle azioni umane.

 

Il percorso approderà il 31 agosto allo stabilimento “La Nave” di Fregene, dove Sonia Cristina Signorelli e Federico Tardani, insieme al dj Alex Marucci, giornalista ed editore del progetto “Contatto.biz”, presenteranno una serata in cui si confronteranno musica tradizionale e musica realizzata con l’intelligenza artificiale. E’ la prima iniziativa del genere sul litorale romano.

 

Resta, sullo sfondo, la domanda che il romanzo pone senza offrire una risposta definitiva. Hellen è un amore assoluto o lo specchio oscuro di colpe mai perdonate? Forse è proprio questa ambiguità a rappresentare il cuore dell’intera esperienza narrativa.

 

L’intelligenza artificiale, la chatbot, la musica e gli eventi dal vivo non sostituiscono la storia, ma ne diventano un’estensione. Perché, a volte, spezzare il dolore è l’unico modo per trovare il coraggio di raccontarlo.

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