Piazza Re di Roma, Alessandra Verni accusa il Municipio VII: “Negare il degrado significa abbandonare la memoria di Pamela e la sicurezza dei cittadini”

Una memoria da difendere, una piazza senza videosorveglianza e una madre che non si arrende: Alessandra Verni denuncia quello che definisce il silenzio delle istituzioni di …

Una memoria da difendere, una piazza senza videosorveglianza e una madre che non si arrende: Alessandra Verni denuncia quello che definisce il silenzio delle istituzioni di fronte al degrado e ai problemi di sicurezza di Piazza Re di Roma.

ROMA – Una memoria da proteggere, una piazza che continua a far discutere e una richiesta di videosorveglianza respinta dall’Amministrazione municipale. È questo il nuovo fronte della battaglia civile intrapresa da Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, la diciottenne uccisa il 30 gennaio 2018 a Macerata in un delitto che sconvolse l’Italia.

La contestazione nasce dalla risposta ufficiale del Municipio Roma VII (prot. CI n. 164529 del 10 luglio 2026), con la quale è stata rigettata la richiesta di installare un sistema di videosorveglianza nell’area del giardino e della panchina dedicati alla memoria della giovane.

Secondo il Municipio, infatti, la zona risulterebbe attualmente decorosa e non presenterebbe criticità tali da giustificare ulteriori interventi sotto il profilo della sicurezza.

Una ricostruzione che Alessandra Verni respinge con fermezza.

“La panchina non è stata riqualificata dal Comune”

Il primo punto della contestazione riguarda proprio la panchina commemorativa dedicata a Pamela.

Nella nota istituzionale si parla di una panchina “riqualificata”, elemento utilizzato dall’Amministrazione per sostenere che la situazione sarebbe stata riportata alla normalità.

Secondo Verni, però, la realtà sarebbe completamente diversa.

La madre di Pamela afferma infatti che nessun intervento sarebbe stato effettuato dagli enti pubblici dopo gli ultimi episodi vandalici e che il ripristino sarebbe stato possibile esclusivamente grazie all’intervento volontario e gratuito di una commerciante della zona, titolare di una ferramenta, che avrebbe messo a disposizione competenze, materiali e lavoro manuale per restituire dignità al luogo della memoria.

Un gesto di cittadinanza attiva che, secondo Verni, non dovrebbe essere utilizzato dalle istituzioni come dimostrazione dell’efficienza amministrativa.

“Trovo inaccettabile che il sacrificio di cittadini privati venga utilizzato per minimizzare i problemi del territorio e giustificare il rifiuto di proteggere quell’area.”

Le fotografie mostrano incuria e degrado

A sostegno della propria denuncia, Alessandra Verni ha diffuso un fascicolo fotografico aggiornato.

Le immagini mostrano un giardino con vegetazione incolta, aiuole impoverite e alcune piante mancanti, che la donna riconduce anche ai furti subiti negli anni precedenti e già denunciati.

In uno degli scatti, inoltre, accanto alla panchina commemorativa, sono visibili rifiuti sparsi e oggetti abbandonati.

Secondo Verni, durante i sopralluoghi sarebbero state rinvenute anche lamette da barba usate lasciate a terra, elemento che considera particolarmente grave trattandosi di un luogo frequentato quotidianamente da famiglie e bambini.

Per la madre di Pamela questi elementi contrasterebbero con la descrizione di un’area definita “decorosa” contenuta nella nota municipale.

Videosorveglianza assente: “Così diventa impossibile identificare i responsabili”

Uno dei punti centrali della contestazione riguarda l’assenza di telecamere.

Piazza Re di Roma è stata negli anni teatro di diversi episodi di cronaca, tra cui aggressioni, episodi di spaccio e atti vandalici, come documentato anche da notizie di stampa.

Secondo Alessandra Verni, proprio la mancanza di un sistema di videosorveglianza impedirebbe, in numerosi casi, di identificare gli autori delle aggressioni e dei danneggiamenti che interessano la piazza e il giardino dedicato alla figlia.

Per questo motivo la donna torna a chiedere che venga installato un impianto di sorveglianza a tutela sia della memoria di Pamela sia della sicurezza dei cittadini.

L’appello alle istituzioni

Nella sua nota Alessandra Verni rivolge un appello alla Magistratura affinché siano accertate eventuali responsabilità connesse agli episodi denunciati.

Contestualmente chiede un intervento del Prefetto di Roma, del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del Dipartimento Tutela Ambientale, affinché la tutela dell’area non venga affrontata come un semplice adempimento burocratico ma come una questione di sicurezza pubblica e di rispetto verso la memoria di una vittima.

“Quelle parole davanti alle fotografie di Pamela mi hanno sconvolta”

Tra gli episodi che Alessandra Verni definisce più dolorosi vi è anche un incontro istituzionale avvenuto, secondo il suo racconto, alla presenza della presidente e della vicepresidente di un’associazione, indicate come testimoni dell’accaduto.

La donna riferisce di aver mostrato le fotografie del corpo della figlia dopo l’omicidio.

Secondo la sua ricostruzione, un’assessora municipale, affiancata da un’altra rappresentante istituzionale, avrebbe affermato in quell’occasione che “non bisogna aumentare le pene”.

Un’affermazione che Verni giudica profondamente offensiva e inappropriata nel contesto in cui sarebbe stata pronunciata.

“Trovo disumano che rappresentanti delle istituzioni, davanti al corpo martoriato di una ragazza di diciotto anni, trasformino quel momento in una questione ideologica invece di schierarsi senza esitazione dalla parte delle vittime e della giustizia.”

Su questo episodio non risultano, allo stato, riscontri indipendenti oltre al racconto della stessa Verni.

Una battaglia che continua

Dal 2018 Alessandra Verni continua a portare avanti iniziative pubbliche dedicate alla memoria della figlia e alla sensibilizzazione sui temi della sicurezza, della legalità e della tutela delle vittime.

La vicenda della panchina commemorativa e della richiesta di videosorveglianza rappresenta l’ultimo capitolo di una battaglia che la madre di Pamela considera ancora aperta.

Da una parte il Municipio ritiene che la situazione della piazza non richieda ulteriori interventi; dall’altra Verni sostiene che le fotografie, gli episodi di cronaca e lo stato dell’area raccontino una realtà diversa.

Il confronto resta aperto e pone una domanda che va oltre il singolo caso: quale attenzione devono riservare le istituzioni ai luoghi della memoria quando questi diventano anche spazi pubblici da preservare e proteggere?

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