Ci sono uomini che non abitano semplicemente una città: la cuciono addosso, la raccontano nei suoi sussurri dialettali, la difendono nei suoi frammenti di pietra e di memoria. Otto anni fa, il 3 agosto 2018, Velletri perdeva il suo Notaro. Non un notaio di carte bollate e rogiti, ma il custode e il cantore devoto della sua anima più antica, quella contadina, fatta di terra zuppa dopo il temporale, di filari curati con la pazienza dei vecchi e di fede salda.
Giulio Montagna se n’è andato così, lasciando che il vento spazzasse le ultime nuvole sopra Capanna Murata. Se lo si immagina in quel giorno d’agosto, con i suoi inconfondibili baffoni e il passo lento di chi la terra la sa ascoltare, sembra quasi di vederlo voltarsi un’ultima volta verso il Monte Artemisio. Laggiù, in basso, c’è lei: Velletri. L’amore di una vita intera, un amore così grande e viscerale da non rendere gelosa nemmeno la sua Giuliana.
Era fatto così, Giulio. Radicato nella sua contrada eppure proteso verso la bellezza ferita della sua città. Come quando, guardando la Torre del Trivio, il pensiero correva inevitabilmente ai banchi della Chiesa dei Santi Pietro e Bartolomeo, per mano a suo padre Augusto. Quelle ferite di guerra ancora sanguinanti nel cuore della chiesa non erano solo mattoni da rimettere in sesto: erano un dolore intimo, condiviso con figure indimenticabili come Don Fernando De Mei e Tullio Cipollari, compagni di una ricostruzione morale prima ancora che materiale.
E poi c’era il suo orgoglio più autentico: l’Arciconfraternita del Gonfalone e quelle “zitelle” nate da un lavoro di ricerca rigoroso, frutto di continue telefonate, di confronti appassionati con il Professor Marigliani e Marina Sciarelli, tessendo la trama di una tradizione che non doveva andare perduta.
Oggi, a distanza di otto anni, la penna di Giulio posata su quel foglio bianco continua a interrogarci. Non cercava l’ennesima ode d’amore, ma la misura esatta di un distacco che fa ancora male. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo sa che i suoi versi non si sono spenti: risuonano ancora ogni volta che la terra dei Castelli odora di pioggia e ogni volta che Velletri sceglie di non dimenticare chi l’ha amata davvero.
Ciao, Giulio. La tua vigna continua a guardare il monte.
Alessandro Filippi
Giulio Montagna, il cantore dello scaniello e della vigna
di Alessandro Filippi
