Anche in questi assolati giorni di agosto la città di Marino ha visto muoversi, per i vicoli e le piazze – provvisto di cesoie, falcetti, taniche d’acqua e buste di semi e piantine – l’artista Paradoxa, personaggio noto ai più come infaticabile ‘guerrigliero del verde’: da piazzale degli Eroi a San Barnaba fino a villa Desideri e oltre, il 36enne marinese lo si può incontrare mentre rimbocca il terriccio nelle fioriere, strappa le erbacce a fil di marciapiede, gratta via gli adesivi che nascondono i segnali stradali o distillare (quanto basta) un pò di oro blu su piante assetate e bisognose di refrigerio. Castelli Notizie lo ha incontrato per fare il punto della situazione.
Quali motivazioni ti hanno spinto alla pratica del “guerrilla gardening”?
“Il mio avvicinamento alla pratica del guerrilla gardening è nato progressivamente, osservando semplicemente i luoghi in cui vivo. Ho iniziato a chiedermi cosa potessi fare, nel mio piccolo, davanti a un vaso pieno di spazzatura a un’aiuola abbandonata o a uno spazio pubblico che aveva perso la propria bellezza. Ma l’episodio scatenante è stato il giorno in cui al Parco dell’Acquasanta stavo giocando con il mio cane, Nero, un bellissimo meticcio labrador: dopo avergli lanciato una palla, nel riportarmela gli sanguinava la zampa.
Nell’erba, incolta e molto alta, parecchi cocci di bottiglia. Avevo già segnalato, tramite l’app istituzionale Municipium, la situazione ma nessuno era intervenuto. Così il giorno stesso ho comprato una falcetta e all’indomani mi sono messo a tagliare tutto il prato a mano e a raccogliere tutti frammenti di vetro che trovavo. Non è stato quindi un gesto nato dalla volontà di sostituirmi a qualcuno, ma dal desiderio di prendermi cura di qualcosa che apparteneva a tutti. Da qui è nata una pratica che negli anni è diventata sempre più consapevole, attraverso piccoli interventi di cura, recupero e piantumazione, cercando quando possibile di coinvolgere anche altre persone”.
Quale messaggio intendi veicolare con queste pratiche?
“Il messaggio più importante è molto semplice: il bene comune non è qualcosa che appartiene a qualcun altro, appartiene a tutti noi. Non penso che un cittadino debba necessariamente diventare un giardiniere o occuparsi personalmente di ogni spazio pubblico. Penso però che ciascuno possa fare qualcosa per migliorare il luogo in cui vive. Un fiore piantato in un’aiuola può sembrare un gesto minuscolo, ma può generare attenzione, dialogo e soprattutto un esempio. Mi piacerebbe che queste iniziative non fossero percepite come una contrapposizione tra cittadini e istituzioni, ma come un invito alla collaborazione”.
Vi sono riferimenti storici o culturali per questa tua attività?
“Il riferimento storico più conosciuto è certamente quello di Liz Christy, artista e attivista statunitense che negli anni Settanta contribuì alla nascita del movimento dei Green Guerrillas a New York. Ma le influenze che ho avuto sono più legate al mondo della matematica e psicologia dalla “Teoria della finestra rotta” e al modello “Falco-Colomba” di John Nash e della teoria dei giochi. Ma ci sono anche riferimenti più ampi. Mi interessa molto l’idea, presente in diverse esperienze di arte pubblica e di cittadinanza attiva, secondo cui lo spazio urbano non debba essere soltanto attraversato, ma anche vissuto e reinterpretato dalle persone. Nel mio caso, poi, c’è inevitabilmente una componente artistica. Io sono Paradoxa e arrivo dal mondo della performance e dell’arte di strada. Per questo considero anche il gesto di piantare un fiore come una piccola forma di comunicazione: non soltanto un intervento sul verde, ma un modo per raccontare che quello spazio può tornare ad essere bello, vivo e condiviso”.
Che tipo di reazioni riscontri da parte della cittadinanza e delle istituzioni?
“La risposta della cittadinanza è stata, nella maggior parte dei casi, molto positiva. La cosa che mi colpisce maggiormente è vedere come un gesto molto semplice riesca spesso a generare partecipazione. Ci sono persone che si fermano, fanno domande, portano un fiore, offrono una pianta, suggeriscono un luogo da recuperare. È proprio da questo spirito che sono nate anche iniziative come “Fiori in Sospeso”, attraverso cui le persone possono contribuire alla cura del verde pubblico.
Per quanto riguarda le istituzioni, credo che sia importante mantenere sempre un atteggiamento rispettoso e dialogante, sebbene in passato io stesso abbia criticato duramente la gestione del verde, messa tra gli ultimi posti come “servizi” al cittadino. La cura degli spazi pubblici è una responsabilità che deve necessariamente coinvolgere le amministrazioni, ma credo che anche i cittadini possano essere una risorsa, soprattutto quando mettono a disposizione tempo, competenze e buona volontà. Il mio auspicio è quindi quello di costruire sempre più collaborazione rompendo questa dinamica di scarica barile e di responsabilità”.
Oltre alla “guerrilla” sei attivo anche come realizzatore di “monumentali” bolle di sapone in svariate piazze d’Italia: puoi dirci qualcosa su questo aspetto?
“In realtà le due attività sono molto più vicine di quanto possa sembrare. Da anni porto nelle piazze italiane il mio spettacolo “Viaggio di una Bolla”, nel quale utilizzo le bolle di sapone come elemento artistico, poetico e anche divulgativo. Attraverso una grande bolla si può raccontare la meraviglia, ma anche parlare di fisica, chimica, luce, tensione superficiale e matematica. Il mio personaggio, Paradoxa, nasce proprio dall’incontro tra l’immaginario steampunk, l’arte di strada e la curiosità scientifica.
Ho avuto la possibilità di portare questo spettacolo in contesti e piazze molto diverse tra loro, incontrando pubblico di ogni età. In fondo, anche una bolla di sapone e un fiore hanno qualcosa in comune: sono entrambi entità semplici, fragili, ma dalla loro bellezza possiamo riscoprire la meraviglia. Pensandoci bene, proprio questo è il filo conduttore di tutto quello che faccio: provare a restituire alle persone un po’ di meraviglia attraverso gesti semplici. Che si tratti di una bolla gigantesca che attraversa una piazza o di un piccolo fiore che torna a crescere in un’aiuola, credo che l’arte e la cura possano entrambe ricordarci che gli spazi che condividiamo meritano attenzione, impegno per la bellezza e rispetto”.
Roberto Canò