Un insegnante a RietiLife: “Altro che privilegiati: sottopagati e con ferie solo d’estate”

Con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico, una docente ha scritto a RietiLife per raccontare il punto di vista di chi ogni giorno lavora nella scuola. Una riflessione sulle ferie, gli stipendi, il carico di lavoro e il rapporto con famiglie e dirigenti, ma anche sulla passione che continua a spingere tanti insegnanti a svolgere questo […]
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Con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico, una docente ha scritto a RietiLife per raccontare il punto di vista di chi ogni giorno lavora nella scuola. Una riflessione sulle ferie, gli stipendi, il carico di lavoro e il rapporto con famiglie e dirigenti, ma anche sulla passione che continua a spingere tanti insegnanti a svolgere questo mestiere. Di seguito la lettera:

Gentile direttore,

oggi Le scrivo per parlare della vita di noi insegnanti. Manca poco alla ripresa dell’anno scolastico: il 1° settembre noi docenti rientriamo a scuola. Questa nostra categoria, che molti ritengono privilegiata, forse lo era un tempo, negli anni ’70 e ’80. Noi che veniamo additati perché abbiamo tre mesi di ferie, in realtà non è così: abbiamo 32 giorni di ferie annui, che siamo costretti a prendere d’estate perché durante gli altri periodi non è possibile.

Noi, sottopagati, con arretrati e aumenti stipendiali tanto vantati, magari di 5 euro, sufficienti a malapena per far fronte al caro vita. Noi che, se lavoriamo fuori sede, spesso ci troviamo con uno stipendio che non basta. Noi che siamo alla mercé delle famiglie e dei dirigenti scolastici, noi che la scuola non viene più considerata uno strumento educativo e didattico attraverso il quale cercare di aprire, attraverso la cultura, la mente di ogni singolo alunno. Ormai l’unico strumento sembrano essere i progetti.

Parliamo anche del bonus docenti, una vera e propria presa in giro, ridotto a 300 euro, nemmeno sufficienti per acquistare libri e sostenere la formazione. Senza dimenticare lo scatto di anzianità ogni 9 anni e gli anni di precariato. Alcuni di noi, infatti, rischiano di andare in pensione senza aver mai ottenuto il ruolo, oppure di dover andare in pensione un anno prima, a 67 anni, proprio a causa degli anni di precariato.

Invidiate ancora gli insegnanti? Noi che facciamo questo lavoro solo per passione e amore nei confronti dei nostri alunni, perché il nostro lavoro non finisce sui banchi di scuola, ma lo portiamo a casa: preparando lezioni, correggendo compiti, supportando le famiglie, partecipando alle varie riunioni. E ricordiamoci che anche noi, a nostra volta, siamo genitori, figli e nonni.

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Fonte: www.rietilife.comRieti

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