A dieci anni dal terremoto che nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia, restano forti le ferite e le difficoltà di un territorio ancora alle prese con la ricostruzione. In un’intervista a Famiglia Cristiana, il vescovo di Rieti monsignor Vito Piccinonna parla di «senso di abbandono» e di […]
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A dieci anni dal terremoto che nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia, restano forti le ferite e le difficoltà di un territorio ancora alle prese con la ricostruzione. In un’intervista a Famiglia Cristiana, il vescovo di Rieti monsignor Vito Piccinonna parla di «senso di abbandono» e di una crescente sfiducia verso le istituzioni.
«La ricostruzione è certamente complessa, ma c’è rabbia per soluzioni ritenute possibili e non realizzate, nonostante le importanti risorse destinate alla ricostruzione», spiega il vescovo. A pesare è soprattutto la distanza tra la narrazione della ripresa e la vita quotidiana di chi ancora attende.
Secondo Piccinonna, «ciò che sembra emergere è il senso di rassegnazione. In tanti anni per molti è cambiato poco». La Chiesa, sottolinea, non ha mai fatto mancare la propria presenza accanto alle comunità colpite, attraverso sacerdoti, religiose, parrocchie e Caritas.
Ma accanto alle difficoltà non manca la resilienza. Da Accumoli ad Amatrice, fino a Ussita, volontari, attività e famiglie continuano a costruire segnali di ripartenza. Come la piccola Eva, nata a maggio a Ussita: un fiocco rosa che, in territori segnati dallo spopolamento, rappresenta una concreta speranza per il futuro.
Foto: RietiLife ©
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