«I selfie non sono ben accetti, ma bisogna capire cosa si intende per selfie. La presenza delle istituzioni non è un selfie: è una vicinanza che ci fa sentire meno soli». Così il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi, nel giorno del decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016, risponde alle critiche di chi teme […]
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«I selfie non sono ben accetti, ma bisogna capire cosa si intende per selfie. La presenza delle istituzioni non è un selfie: è una vicinanza che ci fa sentire meno soli». Così il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi, nel giorno del decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016, risponde alle critiche di chi teme che la commemorazione possa trasformarsi in una passerella istituzionale.
«È un momento di vicinanza, di ricordo e di lutto – sottolinea Cortellesi –. E questa vicinanza ce l’ha fatta sentire soprattutto l’ultimo Governo negli ultimi anni».
Il sindaco guarda quindi alla ricostruzione, a partire dalla riapertura del corso di Amatrice, destinata a rappresentare un passaggio importante per la cantierizzazione del centro.
«L’apertura del corso è importantissima perché le due strade che bypassavano il centro storico insistevano sul sedime dei fabbricati. Tutta quella zona era quindi adibita alla ricostruzione. Adesso, con la riapertura del corso, potremo cantierizzare l’intera zona di Amatrice».
Cortellesi non nasconde però le difficoltà che hanno caratterizzato questi dieci anni. «La ricostruzione è andata molto lenta per vari motivi. Tra questi, le macerie sono state portate via senza tener conto dei fabbricati. Una volta spazzati via gli edifici, per reperire i sedimi esatti dove si trovavano abbiamo impiegato cinque anni».
Secondo il sindaco, la lentezza è stata determinata da una serie di fattori: «Il sisma è molto difficile da ricostruire, poi ci sono stati il Superbonus 110%, il Covid e una serie di problemi che hanno rallentato tutto».
Di fronte allo sconforto di una parte della popolazione, Cortellesi rivendica però un cambio di fase. «Oggi Castelli ha parlato di un cambio di passo. La ricostruzione vera è iniziata solo da tre anni, per una serie di motivi, probabilmente anche per la mancanza di una normativa fissa che, ad ogni terremoto, si ripete».
«Abbiamo avuto tre anni di blocco completo con il 110% – aggiunge – perché ha spostato le maestranze, aumentando i prezzi dei materiali e facendo venire meno la convenienza della ricostruzione del sisma. Oggi, invece, ci sono tutte le condizioni perché il contributo copra interamente il costo di costruzione».
Il primo cittadino respinge quindi l’idea di una comunità ormai rassegnata. «Io ho un ottimismo. Noi siamo un paese molto resiliente e combattivo. Abbiamo ripreso tutte le tradizioni che erano andate perse per anni. Quest’anno sono tornate tantissime feste dei vari paesi di Amatrice, che sono 69. Questo fa sentire la voglia di ripartire, la voglia di rinascere».
«Dopo un periodo di crisi e di crollo – conclude Cortellesi – c’è tanta voglia di ripartenza. E quindi sono ottimista per i cittadini di questo luogo».
La presenza della premier Giorgia Meloni, oggi ad Amatrice per le commemorazioni, viene letta dal sindaco soprattutto come un segnale istituzionale di vicinanza. «Significa una vicinanza importante. Tra l’altro, una delle cose che ha fatto ultimamente la premier con questo Governo è stata quella di creare un cratere ristretto composto da Amatrice, L’Aquila e Accumoli, che avrà vantaggi sia a livello economico sia di sviluppo».
A ribadire il senso della presenza istituzionale è anche il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, che ha parlato della necessità di accompagnare le comunità colpite fino alla conclusione della ricostruzione.
«Siamo qui per testimoniare la vicinanza al popolo e per condividere questa tragedia. Siamo qui per rappresentare e testimoniare anche l’impegno a fare in modo che tutta quella sofferenza possa trovare una fine e si possa procedere sulla strada della ricostruzione, con l’accelerazione che ha già ricordato il sindaco».
Marsilio ha quindi guardato ai risultati raggiunti e alla prospettiva futura: «Possiamo testimoniare con i numeri che ci dà oggi la speranza di vedere la luce in fondo al tunnel».
Foto: Diociaiuti ©
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