Amatrice 10 anni dopo: ricorda le vittime e spera nella vera ricostruzione. Zuppi incoraggia “Il peggio è alle spalle” | FOTO

Foto Emiliano GRILLOTTI/Gianluca VANNICELLI © (di Christian Diociaiuti e Cristian Cocuccioni) Dieci anni dopo quella notte, Amatrice si è ritrovata ancora una volta insieme per ricordare le vittime del terremoto del 24 agosto 2016. Al campo sportivo Paride Telisi una folla numerosa ha partecipato alla Santa Messa presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, alla presenza […]
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Foto Emiliano GRILLOTTI/Gianluca VANNICELLI ©

(di Christian Diociaiuti e Cristian Cocuccioni) Dieci anni dopo quella notte, Amatrice si è ritrovata ancora una volta insieme per ricordare le vittime del terremoto del 24 agosto 2016. Al campo sportivo Paride Telisi una folla numerosa ha partecipato alla Santa Messa presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del vescovo di Rieti Vito Piccinonna, delle istituzioni, dei familiari delle vittime, dei soccorritori, delle associazioni e di tantissime persone che, in questi dieci anni, non hanno mai smesso di sostenere Amatrice e le comunità del cratere.

Una celebrazione che ha avuto al centro soprattutto il ricordo. Quello delle 239 vittime di Amatrice, ma anche delle 299 persone complessivamente morte nel terremoto che colpì Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Un dolore ancora vivo, accompagnato dalla consapevolezza che il percorso della ricostruzione non è ancora concluso.

La presenza di Giorgia Meloni – accompagnata dal deputato Paolo Trancassini – è stata accolta da applausi e manifestazioni di sostegno da parte di una parte dei presenti. La premier non ha rilasciato dichiarazioni nel pomeriggio, affidando alla mattinata il proprio messaggio sul decennale.

«Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016», aveva scritto Meloni, ricordando la prima terribile scossa delle 3.36 e le 299 vittime. «Il cammino della ricostruzione non è finito. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E noi intendiamo farlo». La presidente del Consiglio ha quindi ribadito la volontà del Governo di accelerare il percorso verso la rinascita dell’Appennino centrale.

Zuppi: «Il peggio è alle spalle»

Particolarmente intenso il momento dell’omelia del cardinale Zuppi. In circa un quarto d’ora ha ripercorso il dolore di quella notte, le conseguenze del terremoto e la straordinaria mobilitazione che seguì il sisma. «Di gioie condivise ce ne sono più abbondanti per tutti, così anche le sofferenze condivise sono più lievi per tutti», ha detto Zuppi, ricordando come la celebrazione fosse iniziata già nella notte, quando la comunità si è ritrovata «nell’ora della terribile scossa per ricordare chi non c’è più».

Il cardinale ha poi guardato al futuro, con parole destinate a restare tra le immagini più significative di questa giornata: «Amatrice non c’era, non c’è, ma ci sarà». Un paese che, ha spiegato, sta lentamente tornando a vivere attraverso uno sforzo enorme e collettivo.

«Non interessano polemiche, ma l’impegno di tutti», ha sottolineato Zuppi, richiamando il ruolo dello Stato, delle istituzioni, della Chiesa e di ogni singola persona. «C’è molto da fare ma il peggio è alle spalle».

Nel suo racconto hanno trovato spazio anche gli uomini e le donne che arrivarono subito dopo il sisma: soccorritori, volontari, forze dell’ordine, associazioni e cittadini. «Aspettiamo ancora quegli angeli spinti dall’amore e dalla passione», il richiamo del cardinale, affidando al Signore e agli uomini il percorso di rinascita di questi territori.

Piccinonna: «Una carezza del Signore»

Il vescovo di Rieti Vito Piccinonna ha ringraziato Zuppi per la presenza e per la vicinanza alla popolazione. «Profondissimo per la nostra gente che ha affrontato e continua ad affrontare i lunghi e faticosi passi della ricostruzione materiale e spirituale. La sua vicinanza, Eminenza, è una carezza del Signore», ha detto Piccinonna. «È il segno tangibile di una Chiesa che si fa prossima, che non dimentica e che cammina a fianco di chi soffre».

Dieci anni dopo, la ricostruzione resta la sfida

Il decennale ha riportato inevitabilmente al centro il tema della ricostruzione. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo messaggio, ha definito il terremoto una «pagina drammatica della storia della Repubblica», richiamando la necessità di completare il risanamento nel più breve tempo possibile.

Anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha indicato nella lentezza della ricostruzione «la ferita più grande», mentre il sindaco Cortellesi continua a guardare alla rinascita del centro storico e al ritorno della comunità.

È questo il sentimento che resta dopo la celebrazione: il dolore per chi non c’è più, la gratitudine verso chi quella notte scavò, soccorse e aiutò, e la richiesta di non fermarsi. Perché Amatrice, dieci anni dopo, non vuole essere soltanto il simbolo di una tragedia. Vuole tornare a essere un paese vivo.

E nelle parole di Zuppi c’è la sintesi di questa speranza: «Amatrice non c’era, non c’è, ma ci sarà».

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Fonte: www.rietilife.comRieti

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