Velletri, bimbo di 4 anni ingerisce una pianta tossica, corsa dall’Ospedale di Velletri al Bambino Gesù

Un bimbo di 4 anni morde una pianta di Alocasia: dopo la corsa negli ospedali di Velletri e Roma, la mamma mette in guardia le famiglie

È bastato un secondo. Un gesto improvviso e imprevedibile, come tanti ne compiono i bambini spinti dalla curiosità. E’ stato in quel momento che un bambino di appena 4 anni ha dato un piccolo morso a una pianta di Alocasia, conosciuta comunemente come “Orecchie di Elefante”, facendo scattare la corsa prima all’Ospedale di Velletri e poi al pediatrico Bambino Gesù di Roma.

A raccontare pubblicamente quanto accaduto è stata la mamma del piccolo, ancora scossa per un pomeriggio trascorso tra paura, visite e trasferimenti, ma desiderosa di trasformare quella terribile esperienza in un avvertimento utile per tutte le famiglie.

«Faccio questo post perché spero possa servire ad evitare che succeda ad altri quello che abbiamo vissuto noi ieri pomeriggio» (giovedì 27 agosto, ndr), ha scritto sui social.

Il bambino non aveva mai provato prima a mordere una pianta. È accaduto in un momento, senza alcun segnale che potesse farlo prevedere.

«Mio figlio di 4 anni ha dato un piccolo morso a questa pianta, l’Alocasia, conosciuta anche come “Orecchie di Elefante”. Non aveva mai fatto una cosa del genere prima, è bastato un secondo di distrazione…».

Dietro l’aspetto elegante e scenografico dell’Alocasia, molto apprezzata nelle abitazioni e nei giardini per le sue enormi foglie verdi, si nasconde infatti un’insidia che molti ignorano. La pianta contiene cristalli di ossalato di calcio che, se le foglie o altre sue parti vengono masticate, possono provocare un’immediata e forte irritazione delle mucose della bocca.

Dolore, bruciore, salivazione e gonfiore possono comparire rapidamente. Nei casi più delicati possono essere interessate anche la lingua e la gola, con possibili difficoltà nella deglutizione e nella respirazione.

«Quello che non sapevo è che questa pianta contiene sostanze fortemente tossiche, cristalli di ossalato di calcio, che possono causare gravi lesioni, bruciori e gonfiore alla gola e alla bocca, sia nei bambini che negli adulti», ha raccontato la donna.

Compresa la possibile pericolosità dell’accaduto, per la famiglia sono iniziati minuti interminabili. È scattata immediatamente la corsa al Pronto soccorso dell’Ospedale di Velletri, dove il bambino è stato preso in carico dal personale sanitario.

La pediatra di turno ha contattato il Centro Antiveleni di Roma e, dopo le prime cure e aver fatto bere del latte al piccolo, è stato disposto in via precauzionale il trasferimento urgente all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù.

«Voglio ringraziare infinitamente la pediatra di turno e gli infermieri per la tempestività, la professionalità e l’umanità dimostrata», ha sottolineato la mamma, esprimendo tutta la propria gratitudine per l’assistenza ricevuta nel presidio veliterno.

Al Bambino Gesù il bambino è stato sottoposto agli accertamenti necessari e gli è stata somministrata una flebo. Poi, finalmente, la notizia che ha permesso ai genitori di tirare un sospiro di sollievo: tutti i parametri erano nella norma.

«Per fortuna, dopo i controlli e una flebo, tutti i parametri sono risultati nella norma e il grande spavento è passato. Ma vi assicuro che mi sono tolta dieci anni di vita e sarebbe potuta andare molto peggio».

Una storia che si è conclusa fortunatamente senza conseguenze, ma che avrebbe potuto restare confinata tra le mura domestiche. Dopo aver vissuto ore di angoscia, questa mamma avrebbe potuto lasciarsi tutto alle spalle e custodire quella paura per sé. Ha scelto invece di raccontarla pubblicamente, con uno scopo preciso: evitare che un’altra famiglia possa vivere lo stesso incubo.

Un gesto responsabile e generoso, che merita di essere sottolineato. Nessun allarmismo e nessuna ricerca di visibilità, ma il desiderio sincero di trasformare un’esperienza dolorosa in un avvertimento utile per tutti.

Condividendo la storia del figlio, questa mamma ha richiamato l’attenzione su un pericolo domestico poco conosciuto, nascosto dietro l’aspetto innocuo e decorativo di una pianta presente in tante abitazioni, terrazzi e giardini.

Il suo appello ricorda anche una verità familiare a ogni genitore: con i bambini può bastare davvero un solo istante. Non sempre è possibile prevedere ogni gesto e proprio per questo la conoscenza e la prevenzione diventano fondamentali. Raccontare quanto accaduto non significa soltanto rivivere la paura, ma mettere quella paura al servizio degli altri.

«Se avete questa pianta in casa o in giardino, fate tantissima attenzione o mettetela assolutamente fuori dalla portata di bambini e animali domestici», è l’invito rivolto dalla donna alle altre famiglie.

«Vi chiedo di condividere per informare più persone possibili», ha concluso. Ed è proprio questo il valore più bello della sua testimonianza: avere trasformato il grande spavento vissuto dalla propria famiglia in uno strumento capace di proteggere altri bambini.

In caso di ingestione o masticazione di una pianta potenzialmente tossica o irritante è opportuno contattare immediatamente il 112, un medico o un Centro Antiveleni, senza affidarsi a rimedi improvvisati. Le indicazioni da seguire possono infatti cambiare in base alla specie della pianta, alla quantità ingerita e ai sintomi manifestati.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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