Oltre 670 cittadini dei Castelli Romani hanno scritto al Governatorato Vaticano e al Centro Laudato Si’ chiedendo un intervento sul progetto dell’inceneritore di Santa Palomba
La battaglia contro il progetto dell’Inceneritore di Santa Palomba arriva fino alle porte del Vaticano. Oltre 670 cittadini dei Castelli Romani hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e al Centro di Alta Formazione Laudato Si’ di Castel Gandolfo, chiedendo una presa di posizione rispetto alla realizzazione del grande impianto previsto nell’estrema periferia sud di Roma, a poca distanza dai confini con il territorio castellano.
L’iniziativa è stata resa pubblica in queste ore da Attilio Ferraccioli, ex consigliere comunale ed ex assessore del Comune di Albano Laziale e primo firmatario della lettera.
Il documento è stato inviato il 18 agosto 2026 alla presidente del Governatorato, suor Raffaella Petrini, e, per conoscenza, al cardinale Fabio Baggio, direttore generale del Centro di Alta Formazione Laudato Si’. L’oggetto della missiva è esplicito: segnalare le «possibili ricadute sul Borgo Laudato Si’ e su tutto il territorio dei Castelli Romani» del progetto di Santa Palomba.
Un’iniziativa che prova quindi ad aprire un nuovo fronte, affiancandosi alle opposizioni e ai ricorsi già promossi sul territorio da amministrazioni locali, associazioni ambientaliste e comitati.
Il richiamo al Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo
Al centro della lettera c’è soprattutto la vicinanza tra l’area individuata per il termovalorizzatore e le Ville Pontificie di Castel Gandolfo, dove ha sede il Borgo Laudato Si’, il progetto dedicato all’ecologia integrale nato per volontà di Papa Francesco.
I firmatari descrivono il Centro come un punto di riferimento per le attività di formazione ambientale, le coltivazioni biologiche e i percorsi didattici legati alla tutela dell’ecosistema.
Ed è proprio da questa presenza che nasce la richiesta rivolta alla Santa Sede.
Secondo i cittadini sottoscrittori, infatti, un impianto destinato – come previsto dal progetto – a trattare circa 600mila tonnellate di rifiuti ogni anno potrebbe produrre conseguenze ambientali tali da entrare in contrasto con gli obiettivi e le attività portate avanti nel Centro Laudato Si’.
Si tratta, è bene precisarlo, delle preoccupazioni e delle valutazioni espresse dai firmatari della lettera, che chiedono proprio alle istituzioni vaticane di approfondire la questione e di far valere, nelle sedi ritenute opportune, le proprie prerogative.
I sottoscrittori richiamano infatti alcuni strumenti giuridici e internazionali che, a loro avviso, imporrebbero una particolare attenzione rispetto alla localizzazione dell’opera.
Il richiamo ai Patti Lateranensi e alle convenzioni internazionali
Nella lettera vengono citate la Convenzione di Ginevra del 1979 sull’inquinamento atmosferico a lunga distanza e la Convenzione di Espoo del 1991 sulla valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero, richiamate dai firmatari in relazione al principio della consultazione preventiva tra territori interessati da opere con possibili effetti oltre i rispettivi confini.
Il documento fa inoltre riferimento all’articolo 7 del Trattato Lateranense e alla successiva disciplina riguardante gli immobili della Santa Sede, comprese le Ville Pontificie di Castel Gandolfo.
Secondo l’interpretazione sostenuta dai firmatari, tali disposizioni attribuirebbero particolare rilievo alla tutela dei beni vaticani rispetto a opere che possano avere effetti sull’area circostante.
È su questa base che i cittadini chiedono al Governatorato Vaticano di valutare un possibile intervento nei rapporti con le istituzioni italiane.
Le preoccupazioni per acqua, emissioni e territorio
La lettera contiene poi una serie di valutazioni di carattere ambientale. I firmatari esprimono timori per il consumo idrico dell’impianto e per le possibili conseguenze sulle falde dei Colli Albani e sui laghi, oltre che per le emissioni associate al funzionamento dell’inceneritore.
Nel documento viene inoltre richiamato l’impatto paesaggistico della ciminiera prevista dal progetto e vengono manifestati timori per le coltivazioni biologiche presenti nell’area delle Ville Pontificie.
Anche in questo caso si tratta di valutazioni contenute nella lettera aperta, sulle quali i firmatari chiedono un approfondimento e una presa di posizione da parte della Santa Sede.
“Chiediamo al Vaticano di esprimere le proprie preoccupazioni”
La richiesta finale è indirizzata direttamente alle istituzioni vaticane.I cittadini auspicano che lo Stato della Città del Vaticano possa «esprimere le proprie preoccupazioni agli organi diplomatici italiani presso la Santa Sede, o nelle sedi che riterrà opportune», richiamando la tutela dei propri beni e quella delle comunità dei Castelli Romani.
L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere un sostegno autorevole alla posizione di quanti chiedono di riconsiderare la localizzazione dell’impianto di Santa Palomba.
La mobilitazione assume un significato particolare proprio nei giorni in cui l’attenzione sul Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo è tornata alta per le iniziative dedicate alla cura del creato e alla tutela dell’ambiente.
Da una parte, dunque, un centro concepito come laboratorio di ecologia integrale; dall’altra il grande progetto impiantistico previsto a pochi chilometri di distanza. È su questo contrasto che i promotori della lettera intendono richiamare l’attenzione del Vaticano.
Una mobilitazione che si aggiunge alle iniziative dei Castelli Romani
Quella dei cittadini non è un’iniziativa isolata. Il progetto dell’impianto di Santa Palomba è da tempo al centro di una forte opposizione da parte di Comuni dei Castelli Romani, comitati e associazioni ambientaliste, che ne contestano localizzazione, dimensioni e possibili conseguenze sul territorio.
La scelta dei firmatari è stata però quella di rivolgersi a un interlocutore ulteriore: la Santa Sede.
«Confidiamo che questa segnalazione possa essere benevolmente accolta – si legge nella parte conclusiva della lettera – al fine di un autorevole sostegno alla voce delle comunità locali».
Un tentativo, quindi, di portare la questione su un piano non soltanto locale o amministrativo, ma anche istituzionale e diplomatico.
Il comunicato stampa integrale
Inceneritore di Roma a Santa Palomba, a due passi dal Centro Laudato Si’
“670 cittadini dei Castelli Romani scrivono una lettera aperta al Governatorato della Città del Vaticano contro l’inceneritore di Santa Palomba.
Mentre Papa Leone XIV celebra a Castelgandolfo, nel Centro Laudato Si’, la giornata che promuove la cura della casa comune attraverso la tutela dell’ambiente e la valorizzazione del territorio, il Comune di Roma gli piazza a poca distanza un mega inceneritore le cui emissioni comprometteranno l’efficacia delle sperimentazioni biologiche dello stesso Centro Laudato Si’.
670 cittadini dei Castelli hanno firmato una lettera che è stata inviata il 18 agosto al Governatorato dello Stato Città del Vaticano e al Centro di Alta Formazione Laudato Si’, per chiedere un intervento a tutela del territorio dei Castelli Romani, minacciato dal progetto di un grande inceneritore che Roma Capitale intende realizzare a Santa Palomba, a pochi metri dal confine di Albano.
L’impianto, destinato a smaltire circa 600.000 tonnellate di rifiuti l’anno, sorgerebbe a breve distanza dalle Ville Pontificie di Castel Gandolfo e dal Borgo Laudato Si’, il centro di Alta Formazione all’ecologia integrale voluto da Papa Francesco e oggi sostenuto da Papa Leone XIV, dove si praticano coltivazioni biologiche e percorsi didattici a difesa dell’ambiente.
Nella lettera i cittadini esprimono preoccupazione per l’impatto dell’impianto sulla salute dei cittadini e sul temuto prosciugamento delle falde idriche e del livello dei laghi: l’inceneritore attingerà dal lago Albano quantità smodate di acqua con ulteriore abbassamento del livello. I 670 firmatari della lettera si rivolgono ai vertici del Vaticano segnalando il rischio concreto che le emissioni possano compromettere in modo irreversibile le coltivazioni biologiche e l’ambiente protetto del Centro Laudato Si’. Se ci sarà l’inceneritore, le sperimentazioni sull’ambiente volute dal Papa saranno destinate a chiudere, o a perdere la capacità dimostrativa.
La lettera richiama inoltre l’Art. 7 del Trattato Lateranense, che impone allo Stato italiano di tutelare i beni della Santa Sede — tra cui le Ville Pontificie di Castel Gandolfo — e due convenzioni internazionali (Ginevra 1979, Espoo 1991) che sanciscono il principio del confronto preventivo tra territori confinanti per opere con possibili effetti transfrontalieri, come ad esempio un grande inceneritore. Sono leggi che impegnano l’Italia, ma che risulta non siano state rispettate.
L’iniziativa dei 670 cittadini si affianca ai ricorsi amministrativi già presentati dai Comuni dei Castelli e dalle Associazioni ambientaliste contro il progetto, che posiziona l’inceneritore all’estremo confine di Roma, a pochi metri dal confine con Albano, Ardea e Pomezia, in un territorio densamente abitato ad est, e con vaste colture biologiche ad ovest.
I cittadini firmatari della lettera sono preoccupati in quanto l’impianto ricalca tecnologie già superate dalle più recenti opzioni tecniche, che privilegiano impianti più piccoli e meno invasivi. Al contrario, l’impianto progettato dal Comune di Roma è di dimensioni enormi e non è stato valutato l’impatto disastroso sulle numerose attività svolte in loco a tutela dell’ambiente, fra le quali, appunto, il Centro sperimentale del Vaticano “Laudato Si’”, con il quale collaborano scienziati di tutto il mondo.
I 670 firmatari della lettera chiedono che il Vaticano, nella tutela dei propri beni e della salute dei fedeli dei Castelli Romani, possa esprimere le proprie preoccupazioni presso gli organi diplomatici italiani competenti, e chiedere di escludere il sito prescelto in quanto palesemente controindicato”.
