In occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico, il Vescovo di Rieti, Mons. Vito Piccinonna, ha indirizzato una lettera aperta agli studenti, agli insegnanti, ai dirigenti e a tutto il personale della comunità diocesana. Il messaggio si intitola «Non facciamoci rubare l’intelligenza». L’Intelligenza Artificiale e la fatica di capire Al centro della riflessione del Vescovo c’è […]
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In occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico, il Vescovo di Rieti, Mons. Vito Piccinonna, ha indirizzato una lettera aperta agli studenti, agli insegnanti, ai dirigenti e a tutto il personale della comunità diocesana. Il messaggio si intitola «Non facciamoci rubare l’intelligenza».
L’Intelligenza Artificiale e la fatica di capire
Al centro della riflessione del Vescovo c’è l’avvento dell’intelligenza artificiale, ormai presente “tra i banchi e sulle cattedre”. Se da un lato i computer possono svolgere calcoli, traduzioni e fornirci risposte in pochi secondi, dall’altro Piccinonna invita a riflettere su un interrogativo profondamente umano: cosa ne faremo della nostra intelligenza?
L’invito è quello di non rinunciare alla «meravigliosa fatica di capire, di sbagliare, di riprovare, di cambiare idea». Un algoritmo, sottolinea Mons. Piccinonna, non potrà mai avere “fame e sete” al posto nostro: la scuola deve continuare a stimolare la sete di conoscenza, di giustizia e di futuro, senza accontentarsi mai della prima risposta automatizzata.
Una comunità aperta e attenta agli ultimi
Il Vescovo richiama il valore fondamentale della comunità scolastica: «Nessuno si salva da solo» e «una classe non è una somma di banchi ma l’insieme di volti». Citando l’esempio evangelico di Gesù, che si accorge delle persone, si ferma e ascolta, Piccinonna si rivolge a tutti — credenti, non credenti e appartenenti ad altre fedi o tradizioni — sottolineando che la scuola è la casa di tutti e che la logica dell’incontro deve sempre prevalere sullo scontro.
L’esortazione per tutti gli studenti è di sviluppare una sensibilità verso chi rimane indietro, chi parla poco o affronta battaglie invisibili, ricordando che il valore di una persona non si misura soltanto con un voto.
Il coraggio di “perdere tempo” e di vivere davvero
Agli insegnanti viene chiesto il coraggio di “andare lenti” e di “perdere tempo” con i ragazzi in un mondo frenetico, imparando a scorgere dietro un compito la mano e la storia di chi lo ha scritto.
Riprendendo il celebre monito di Don Tonino Bello ai giovani — «Mordete la vita!» —, Mons. Vito Piccinonna invita ragazzi ed educatori a non essere semplici “fotocopie” o ad adagiarsi sulle decisioni degli algoritmi. L’auguriod finale per l’inizio delle lezioni è di rimanere «meravigliosamente umani» e di cominciare a costruire il bene comune proprio a partire dal compagno del banco vicino.
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