Cento artisti guidati dal maestro Lorenzo Macrì sul palco del Parco Schuster a Roma per un successo che ha dell’innovativo e del clamoroso

Il Maestro Lorenzo Macrì, noto per la sua opera di  Guida dell’Accademia Vocale Romana e dell’Associazione Corale La Fenice e di collaboratore con  la Rome Symphony Orchestra, ha diretto l’esecuzione di due capolavori della musica mondiale conducendo ad un travolgente successo oltre cento artisti tra musicisti, cantanti, coro e corpo di ballo che si sono […]

Il Maestro Lorenzo Macrì, noto per la sua opera di  Guida dell’Accademia Vocale Romana e dell’Associazione Corale La Fenice e di collaboratore con  la Rome Symphony Orchestra, ha diretto l’esecuzione di due capolavori della musica mondiale conducendo ad un travolgente successo oltre cento artisti tra musicisti, cantanti, coro e corpo di ballo che si sono cimentati sul palcoscenico romano  del Parco  dedicato al cardinale Ildefonso Schuster, un parco che oltre al grande palcoscenico sul quale si è svolta l’esibizione, ospita un monumento in ricordo dei caduti italiani a Nassiriya il 12 novembre 2003; l’orchestra Sinfonica Città di Roma da lui diretta ha accompagnato l’esibizione del corpo di ballo curato da Minea De Mattia composto da sedici abilissime danzatrici ed un danzatore di grande struttura si sono esibiti sul prato del parco sulle note del celeberrimo “ Bolero “ , la composizione per orchestra composta di Maurice Ravel del 1928 nata come musica da e per balletto ma successivamente quasi sempre eseguita come brano da concerto. L’originalità della esibizione di sabato dodici settembre sta proprio nel fatto che il brano è stato eseguito, come non accade più da diverso tempo, di nuovo in versione suonata e danzata generando un meraviglioso effetto scenico che ha saputo conquistare ed appassionare il numeroso pubblico presente attratto dal grande richiamo del lavoro di Ravel.

Pezzo clou della serata è stata l’esecuzione del corpus di testi poetici medievali del XI e XII secolo tratti da un codice miniato del XIII secolo attualmente custodito a Monaco di Baviera, che conosciamo, dal 1937, come “ Carmina Burana “, redatto dal compositore tedesco Carl Orf che lo eseguì per la prima volta l’8 giugno dello stesso anno a Francoforte sul Meno e la cui prima rappresentazione italiana si tenne al teatro “ Alla Scala di Milano “ il successivo 10 ottobre 1942.

L’opera, che fa parte del trittico teatrale “ Trionfi “, comprende anche i “ Catulli Carmina “ ed il “ Trionfo di Afrodite “: per le sue caratteristiche è definibile come “ cantata scenica “ ed è strutturata in un prologo ( O Fortuna ) e tre parti: il prologo è una invocazione alla Dea Fortuna sotto la quale, interpretati dalle ragazze del balletto, sono sfilati diversi personaggi simbolo dei diversi destini di ognuno di noi mentre le altre tre parti celebrano: l’aspetto lieto e fecondo della primavera, alcuni canti goliardici e brani che inneggiano all’amore concludendosi con un coro di grazie alla Dea; l’esibizione si chiude con una rinnovata esecuzione del prologo.

Il lavoro di Orf portato in scena al parco Schuster, come da versione originale, non è caratterizzato da una precisa trama e per la sua esecuzione si sono splendidamente esibiti tre solisti: un soprano, Anastasiia Demchenco, un controtenore: Luca Parolin ed un basso: Alessio Quaresima Escobar, il coro misto dell’Accademia Vocale Romana, due pianoforti  ( le splendide Claudia Agostini e Barbara Cattabiani ) accompagnati dai percussionisti dell’Orchestra Sinfonica Città di Roma.

Molto sentiti gli applausi che la compagine ha saputo conquistarsi e che ha ringraziato con un bis consistente nella riesecuzione del brano “ O Fortuna “.

Chiudiamo con una osservazione ed una speranza: la perfetta esecuzione dei due brani, che ha comunque riscosso grande successo di pubblico e di critica ad opera dell’Associazione Orchestra Sinfonica di Roma, di Opera in Roma ed Halikonia nel parco messo a disposizione dal Comune di Roma, meriterebbe un ambiente più consono ed aulico atteso il dinamismo ipnotico che è in grado di infondere e per la solennità che brani del genere di “ O Fortuna “ sanno racchiudere in se contemporaneamente generando speranza, allegria e gioiosità oltre che contribuire ad una maggiore diffusione del genere, in particolare per il brano di testi poetici medievali che abbiamo avuto il grande piacere di ascoltare.

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