Un selfie con l’imperatore, anzi con due. Si può fare a Lanuvio dove è stato appena inaugurato un monumento dedicato agli imperatori Antonino Pio e Commodo che qui ebbero i natali.
E proprio per festeggiare il compleanno di Antonino, uno dei suoi figli più illustri, che a Lanuvio nacque il 19 settembre dell’86 d.C., ieri, sabato 19 settembre, il Comune, in collaborazione con il locale Museo Diffuso, ha celebrato ‘Buon Compleanno Antonino’: un pomeriggio di festeggiamenti dedicati alla storia e al patrimonio culturale della città, con un programma di iniziative che ha condotto cittadini e visitatori alla scoperta delle profonde radici storiche del posto.
Proprio da Lanuvio, sempre ieri, ha anche preso avvio ‘Tracciati’, ciclo di incontri e conferenze dedicato alla scoperta dei luoghi, delle storie e delle culture del territorio del Museumgrandtour, promosso dal Sistema Museale Castelli Romani e Prenestini diretto dall’archeologo Massimiliano Valenti, e dalla Comunità Montana grazie al Commissario Straordinario Marco De Carolis.
Appia Antica sito Unesco, il viaggio è appena cominciato
“Abbiamo seguito in modo attento tutte le tappe che ci hanno condotto al riconoscimento della Via Appia come sito Unesco ma questa cosa si sta ancora facendo nel senso che non siamo arrivati a destinazione con questo riconoscimento, siamo arrivati alla stazione di partenza perché questo progetto deve ancora decollare, con competenza, attenzione, con il coinvolgimento di tutti gli enti locali e delle tantissime associazioni coinvolte con iniziative come questa a cui abbiamo partecipato per dare informazioni, fare formazione e renderci consapevoli di quale risultato straordinario è questo”, ha detto il sindaco e parlamentare Andrea Volpi a introduzione dei lavori che si sono svolti presso le Segrete di Palazzo Colonna in piazza Santa Maria Maggiore, nel ringraziare Sistema Museale e Comunità Montana per aver voluto questa serie di incontri. Volpi si è speso in prima persona per ottenere il riconoscimento Unesco per l’Appia Antica, arrivato nel 2024.
“Lo facciamo in un pomeriggio che per noi è molto importante, da qualche anno festeggiamo il compleanno di uno dei nostri imperatori, buon compleanno Antonino, nello sforzo che l’amministrazione ha fatto per restituire tratti importanti, la carta di identità del comune di Lanuvio, di una storia millenaria e valorizzare fisicamente il nostro borgo antico oggi sveleremo due attrazioni importanti”, ha chiarito Volpi.
All’evento era presente anche il sindaco di Ariccia, Gianluca Staccoli, non quello di Genzano, Fabio Papalia, impegnato con le iniziative legate alla festa del Pane.
Sorprese e meraviglie dell’Appia Antica tra XVI e XX miglio
‘La Via Appia Antica tra XVI al XX miglio tra vecchie e nuove considerazioni’, il titolo del convegno moderato dal direttore del museo diffuso di Lanuvio, Luca Attenni. Lo scopo è stato quello di raccontare un patrimonio unico al mondo, non a caso diventato UNESCO, dalle conoscenze consolidate fino alle più recenti novità archeologiche relative al tratto dell’antica consolare che attraversa i territori di Lanuvio, Albano, Ariccia, Genzano, e in parte Nemi. Seguiranno altri due incontri sull’Appia Antica, il prossimo, sabato 26 settembre a Velletri.
Per la Soprintendenza, sono intervenute la funzionaria archeologa della Sabap, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e provincia di Rieti, e funzionaria di Ariccia, Giorgia Leoni e Simona Carosi, già funzionaria di area, attualmente archeologa della Sabap Etruria Meridionale e Provincia di Viterbo.
Ager Lanuvinus, Attenni ha sottolineato l’importanza dell’arteria che comprendeva più di 70 chilometri di sorprese e meraviglie, fino ad Aprilia: era costellata di ville, prescelta da personaggi importanti della nobilitas romana, menzionati da Cicerone. “Si è riusciti a identificare solo la Villa degli Antonini e nella parte bassa, verso Aprilia, per indagini e scavi per pannelli fotovoltaici sono state trovate soprattutto fattorie rurali”.
Attenni ha passato in rassegna le principali suggestioni che l’area ha restituito, quali le famose statue in marmo dei levrieri scoperte nel 1774 dall’archeologo e pittore scozzese Gavin Hamilton in un’area tra Lanuvio e Genzano da cui il nome di Monte Cagnolo o Montecagnoletto.
Le statue si trovano al British Museum, ma potrebbero esserci presto rilevanti sorprese: “Abbiamo chiesto di averle in prestito per una mostra temporanea”, la novità annunciata ieri da Attenni. Tra i reperti riferiti dall’archeologo, frammenti di affreschi con scene di iniziazione dionisiaca del periodo tardo repubblicano, la statua di Dioniso rinvenuta a Colle Cavaliere dove sorgeva una ricca villa residenziale romana, custodita al Museo delle Navi di Nemi, scoperta anche grazie agli studi dell’archeologa Giuseppina Ghini.
Attenni ha ricordato che Lanuvio era collegata all’Appia da una serie di diverticoli, “uno l’ho trovato io nel 2005”, in un itinerario in cui il Ponte Loreto realizzato tra il II e il I secolo a.C. e l’antica via Astura sono tappe obbligate per chi voglia conoscere l’antica Lanuvio, centro nevralgico per i commerci, la politica e la vita sociale. La particolarità del ponte è di essere a una sola arcata a tutto sesto con la tipica forma a schiena d’asino.
Il nome proprio della via Astura, ha spiegato l’archeologo è via Anziatina, proprio perché collegava ad Anzio e in alcuni tratti, con i suoi 4 metri era persino più ampia dell’Appia. Era una via di intensi traffici che anche Cicerone usava per andare nella sua villa sulla costa. Attenni ha poi fatto accenno a Pantanacci, sito archeologico di enorme suggestione, con la grotta ricca di fluoro salutare, ritenuta antro del serpente sacro a Giunone perché vi sono stati ritrovati centinaia di ex voto, offerti dai: vasellame e votivi anatomici, tra i quali colpisce l’inedita tipologia di cavi orali, unicum nel panorama nazionale, visibili in una sala dedicata al Museo Diffuso. A Pantanacci c’è una canaletta di 2400 anni fa ancora funzionante che fa defluire l’acqua.
Una menzione anche all’architetto Carlo Fontana che per realizzare la scenografica Fontana degli Scogli nel 1675, riattiva l’antico acquedotto romano, e al Santuario di Giunone Sospita, il più famoso nel Lazio per il culto della dea con una lunga storia di scavi, da quelli di Lord Savile, tra il 1884 e il 1892, a quelli di Attenni stesso con l’università, tra il 2006 e il 2011.
Per concludere l’intervento, Attenni ha ricordato il frammento che riporta la narrazione secondo la quale l’eroe siculo Lanaios fonda una città nel Lazio che da lui prende il nome. Un’iscrizione fa menzione della straordinaria continuità tra Lanuvio e Centuripe, in provincia di Enna, all’origine del gemellaggio esistente. “I nostri antenati sono i centuripini”.
Tra leggende e nuove scoperte, Staccoli: ‘Ad Ariccia auspichiamo una seria campagna di scavi archeologici’
Nel suo intervento estemporaneo, il sindaco di Ariccia, Gianluca Staccoli, ha detto: “Queste belle lezioni ci fanno capire quanto siano importanti i nostri paesi dal punto di vista storico-culturale e sulle origini latine di Roma”.
Ha ricordato il convegno di due anni fa con la dottoressa Maria Cristina Vincenti, archeologa e presidente dell’Archeoclub Aricino-Nemorense, presente ieri tra il pubblico, nell’ambito del Festival dell’Archeologia per parlare dell’antica Aricia e delle sue origini greche, della battaglia che si consumò nella piana di Aricia, quindi di recenti ritrovamenti fatti per via di lavori stradali. “Come Comune stiamo cercando di comprare tutte quelle aree che sono sul tratto dell’Appia Antica.
Adesso abbiamo comprato gli Orti Savelli che partono da sotto il ponte e arrivano fino all’Appia Antica e stiamo trattando l’acquisto dove c’è la cella del Tempio di Diana Aricina”. Ha accennato alla leggenda di un circo: “Non sono un esperto, solo un appassionato, si dice vi sia un circo, ma nella zona invece ci dovrebbe essere un tempio perché gli anziani che vivevano a valle Aricia mi dicevano che quando andavano a giocare trovavano delle colonne che poi nel corso del tempo sono sparite, reperti che potevano far sembrare che ci fosse un tempio piuttosto che un circo, oltre al Tempio di Esculapio e di Diana”. Infine, Staccoli ha espresso una intenzione: “Anche noi vorremmo avviare e cominciare a progettare una seria campagna di scavi da fare in collaborazione con la Soprintendenza e qualche università. le competenze non mancano sul territorio. Tre anni fa siamo riusciti a riportare ad Ariccia il gladio romano trovato sotto il Torrione Chigi”.
Ha riferito di un’altra leggenda raccontata da anziani: “Quando è caduto il Torrione sono intervenuti all’interno e hanno trovato un sarcofago, l’hanno aperto, c’era ancora una mummia non decomposta avvolta da un velo rosso, poi polverizzata a contatto con l’ossigeno. All’epoca non c’era la tecnologia, oggi ci sarebbero state le foto fatte con i telefonini”.
Giorgia Leoni, il racconto del lavoro della Soprintendenza
La funzionaria di Ariccia, Giorgia Leoni, ha relazionato sulla situazione archeologica della zona: il sepolcro di Clodio, il restauro del sepolcro degli Orazi e Curiazi, l’intervento con fondi PNRR su Villa Antonini, gli interventi sul viadotto, in piazza della Corte, ai casini, alla facciata della Chiesa e quello in programma sulla facciata di Palazzo Chigi.
Ha sottolineato come l’Appia nel corso dei secoli abbia segnato il territorio, anche prima di diventare la Regina Viarum perché i rinvenimenti raccontano di tracciati, una sorta di ‘Proto-Appia’, così come le vedute realizzate dai pittori del ‘Grand Tour’ aiutano gli archeologi a ricostruire aspetti del paesaggio non più visibili, scomparsi. Al lungo elenco di monumenti tutelati dagli anni ‘70 in poi, si aggiungono nuovi ritrovamenti, l’ultimo di questa estate, risale al 15 luglio: una tomba del IX secolo a.C. in un casale rurale che si è impiantato, come spesso accade, su resti romani. C’è un’Appia ancora da indagare, sepolta, ancora da scoprire. Per non parlare poi della Sostruzione, grandioso viadotto risalente alla fine del II secolo a.C. progettato per permettere alla Regina Viarum di superare il profondo vallone a sud-est dell’abitato antico, tanto studiato, citato, sottoposto a interventi conservativi.
Per la funzionaria, l’unica possibilità di fare questi ed altri interventi, sta nella collaborazione con tutti gli enti locali, anche per divulgare informazioni sul patrimonio archeologico-monumentale e sulle novità.
‘Villa degli Antonini e Santuario di Nemi, a breve le inaugurazioni’
Simona Carosi, come Responsabile unica del progetto, ha dato la grande notizia: “Stiamo aspettando l’assenso dell’amministrazione di Genzano che in questi giorni ha altri impegni, la Villa degli Antonini si inaugurerà a breve”. La novità arriva alla fine di un lungo percorso che ha avuto tappe importanti quali il ripristino del sepolcro di Clodio a Castel Gandolfo, “core zone, cioè zona nel cuore del sito Unesco dell’Appia”. Grazie a un ‘piccolo’ finanziamento di 80 mila euro, l’opera è stata messa in sicurezza. Altro dato fornito dalla funzionaria: 350 mila euro di finanziamenti, hanno consentito il restauro della Tomba degli Orazi e Curiazi. C’è voluta una lunghissima procedura per salvare il monumento assediato dalla vegetazione, dallo stato di degrado, fino ad arrivare all’inaugurazione il 10 aprile scorso. “Il monumento ora è ben visibile rispetto a come era prima. Con il PNRR siamo entrati nel finanziamento Caput mundi, dalla Roma pagana alla Roma cristiana”, ha detto l’archeologa che ha anche annunciato il completamento del Santuario di Nemi: “lo inaugureremo tra poco, si sta svolgendo in questi giorni il collaudo del percorso che dalla zona dei Nicchioni permette di arrivare al Tempio. Siamo riusciti ad acquistare il terrazzo del Santuario Inferiore”.
La Villa degli Antonini nel territorio dell’antica Lanuvium, casa natale degli imperatori Antonino Pio e Commodo, è stata oggetto di un articolato intervento di restauro, riqualificazione e valorizzazione, finanziato con i fondi del PNRR. Il lavoro ha previsto interventi di scavo, restauro, apprestamenti e percorsi per diventare fruibile al pubblico.
“Si partiva da una situazione molto complicata, già nel 1701 i ritrovamenti di statue e busti oggi ai musei capitolini, erano stati associati alla famiglia imperiale”. Nel 1996 il gruppo archeologico aricino fece scavi con la Soprintendenza e trovarono altre strutture. Dal 2010 gli scavi sono proseguiti con la professoressa Deborah Chatr Aryamontri, Montclair State University e co-direttrice del ‘Villa degli Antonines Project’. Gli scavi hanno messo in luce, oltre al complesso termale già visibile in passato, un’area residenziale che conserva preziosi mosaici e uno straordinario piccolo anfiteatro. “Stiamo facendo pannelli e audioguide, ed è stato realizzato un percorso anche per persone con disabilità che prevede una tettoia per proteggere il mosaico”, ha detto Carosi sottolineando analogie con la Villa dei Quintili sull’Appia. La zona delle terme, invece, richiederà un finanziamento autonomo.
Infine l’accenno al misterioso stanziamento a Lanuvio della Settima Corte dei Vigili con dediche al Tempio di Ercole da collegare al fatto che qui ci fosse una villa imperiale.
Doppia inaugurazione a Lanuvio, il Monumento dedicato agli Imperatori e il Mascherone marmoreo
Dalle Segrete di Palazzo Colonna, al termine del convegno, i presenti si sono spostati all’ingresso del borgo, a piazza Mazzini, per l’inaugurazione del portale, ovvero l’installazione dedicata agli imperatori Antonino Pio e Commodo, opera dello scultore di Alatri, Romano Orgiti che ha posato ‘dentro’ la sua opera anche con la moglie Ebe Arduino e la figlia Francesca Romana. “Stando all’ingresso della città, è un monumento da vivere, tangibile, che si tocca. Ho visto tante persone fare delle foto, davanti, di fianco, rappresenta due grandi figli di Lanuvio che dovevano essere richiamati alla memoria anche di chi non è di Lanuvio, come me”, ha detto lo scultore.
Al taglio del nastro del sindaco Volpi, era presente la giunta al completo, a cominciare dall’assessore Mario Di Pietro che ha seguito di persona quotidianamente i lavori del borgo antico, anche con il Presidente del Consiglio Comunale Alessandro De Santis delegato alla Cultura. Presente anche il Consigliere Comunale Luigi Galieti, già sindaco che, con l’acquisizione e il restauro delle Segrete di Palazzo Colonna durante il suo mandato, ha iniziato il percorso di riscoperta del borgo.
Foto di rito anche per la seconda inaugurazione in piazza Santa Maria Maggiore con lo svelamento del nuovo mascherone marmoreo sul sarcofago adibito a vasca “voluto da Filippo Cesarini signore del feudo di Lanuvio che lo commissionò a Carlo Fontana, allievo del Bernini, nel corso del Giubileo del 1675, e con questi lavori ripristinarono l’antico acquedotto romano che da Nemi portava acqua a Lanuvio, attraversa la tenuta Pantanacci e fu portata fino al borgo medievale”, ha spiegato il direttore Attenni.
“Sono due tessere importanti che si aggiungono al mosaico del nostro borgo antico, l’amministrazione tiene molto a fare in modo che torni ad essere valorizzato, sia vivo e prezioso per quello che è il suo valore. A Lanuvio la storia è stratificata e ogni passo vede momenti importanti”, ha aggiunto il sindaco Volpi.
Il Mascherone marmoreo, è stato realizzato dagli scultori Leonardo Antonucci e Matteo Marovino. Tutti i passaggi svolti sono stati riepilogati dall’assessore Mario Di Pietro: “Nel rifare l’arredo per dare risalto al sarcofago, nostro orgoglio, qualcosa stonava ed era il calco in gesso”, ha spiegato. L’opera è nata grazie all’interessamento di un comitato civico guidato da Maurizio Castelli a cui sono andati i ringraziamenti del sindaco, come pure alla Banca Popolare del Lazio che con il finanziamento offerto ha reso possibile realizzare l’opera. “In qualità di Banca del territorio che opera da oltre 120 anni in questi comuni, ci siamo sentiti sensibilizzati per contribuire al restauro di quest’opera che abbiamo capito essere identitaria per tutta la comunità”, ha detto Marco Ferrari in rappresentanza dell’istituto di credito.
Leonardo Antonucci ha detto: “Ho lavorato a quest’opera con il mio collega e amico, è stato interessante ricostruirla in base alle foto storiche, non è stato facile, ma con tanto studio e tanto lavoro siamo riusciti a ricrearla in argilla e, ci tengo a dirlo, abbiamo utilizzato tecniche antiche”. Nel suo breve intervento il parroco don Nicola ha detto che è importante il messaggio di fratellanza. Galieti ha riflettuto che nella piazza si svolgeva tutta la vita sociale del paese, aste, mercato e anche sentenze capitali, e da qui si vedeva il mare. Ha ricordato la leggenda del passaggio delle 600 navi dei veneziani per andare a combattere Barbarossa per concludere: “Essenziale è vedere il vecchio con occhi nuovi”.
L’amministrazione è al lavoro per rafforzare l’identità storica e culturale di Lanuvio ‘Città degli Imperatori’, e rendere sempre più attrattivo il centro storico. “Non siamo neanche a metà strada, abbiamo rifatto la pavimentazione, ma a giorni arriveranno gli arredi, arriveranno altri miglioramenti per quanto riguarda l’area, arriverà la zona a traffico limitato, ci saranno altre occasioni per spiegare ancora ai nostri cittadini come funziona”, ha concluso il sindaco.