Laghi di Albano e Nemi sempre più bassi nonostante le piogge: l’allarme degli ambientalisti

Nonostante le forti piogge, i laghi di Albano e Nemi continuano ad abbassarsi. Salustri rilancia l’allarme sulla falda dei Colli Albani

Le forti piogge che nei giorni scorsi hanno investito i Castelli Romani non sarebbero sufficienti a invertire la tendenza che da anni interessa i laghi di Albano e Nemi, i cui livelli continuano ad abbassarsi.

A rilanciare l’allarme è Roberto Salustri, del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, che richiama l’attenzione sulla situazione del sistema idrico dei Colli Albani e sulla necessità, a suo giudizio, di intervenire sulle cause strutturali del fenomeno.

La recente ondata di maltempo ha scaricato sul territorio una notevole quantità d’acqua, provocando anche danni e disagi. Tra questi quelli che hanno interessato giovedì anche il battello utilizzato sul lago, successivamente riparato. Il gestore ha tuttavia precisato che l’operatività del battello Falco – che sole poche settimane fa ha portato Papa Leone- non è mai venuta meno e che il servizio è pienamente attivo e prenotabile.

Nonostante le precipitazioni, secondo i dati indicati da Salustri, il livello dei laghi di Albano e Nemi si attesterebbe attualmente intorno a -7,65 metri.

Un quadro che desta particolare preoccupazione perché, sottolinea l’ambientalista, il minimo stagionale viene generalmente raggiunto nei mesi di novembre e dicembre e quindi il livello potrebbe diminuire ulteriormente nel corso dell’autunno.

“Non basta guardare alla quantità di pioggia”

Per Salustri, quanto sta accadendo dimostrerebbe che la crisi dei laghi non può essere spiegata esclusivamente attraverso l’andamento delle precipitazioni.

“La pioggia può temporaneamente aumentare l’acqua disponibile in superficie. Ma se continuiamo a prelevare dalla falda più acqua di quanta ne venga ricaricata, i laghi continueranno ad abbassarsi”.

Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani sostiene di monitorare da circa quarant’anni il fenomeno e individua uno dei principali problemi nello squilibrio tra i prelievi idrici e la naturale capacità di ricarica della falda dei Colli Albani.

Secondo la ricostruzione del Coordinamento, la falda costituisce infatti un grande sistema idrogeologico interconnesso che contribuisce anche all’alimentazione dei due laghi vulcanici.

A pesare sarebbero l’aumento dei consumi idrici e il numero elevato di pozzi presenti sul territorio, con prelievi che, secondo gli ambientalisti, supererebbero da decenni la capacità naturale di ricarica.

Gli studi con l’Università La Sapienza

Salustri richiama inoltre gli studi condotti negli anni insieme al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma, dai quali sarebbe emersa la necessità di intervenire sulla gestione complessiva delle risorse idriche.

Tra le misure indicate dal Coordinamento figurano una riduzione significativa dei consumi d’acqua, quantificata dagli ambientalisti in almeno il 30%, e una limitazione del consumo di suolo, così da favorire l’infiltrazione delle precipitazioni e la ricarica della falda.

La questione è particolarmente rilevante per il lago Albano, da anni al centro dell’attenzione per il progressivo arretramento della linea di costa, ma riguarda più complessivamente tutto il sistema idrico dei Colli Albani.

L’appello alle istituzioni

La tesi avanzata dal Coordinamento è dunque netta: anche precipitazioni particolarmente intense possono produrre benefici immediati, ma non sarebbero sufficienti a recuperare uno squilibrio idrogeologico accumulatosi in decenni.

Salustri rivolge per questo un nuovo appello alle istituzioni affinché il problema venga affrontato attraverso interventi strutturali sui consumi, sui prelievi dalla falda e sull’utilizzo del territorio.

Secondo l’ambientalista, proprio il fatto che i livelli dei due laghi continuino a diminuire anche dopo eventi meteorologici così rilevanti rappresenterebbe un ulteriore segnale della necessità di affrontare la questione non soltanto come una conseguenza della siccità stagionale, ma come un problema complessivo di gestione della risorsa idrica dei Castelli Romani.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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