L’Autunno abbraccia i Castelli Romani: foliage, sagre e profumi dopo un’Estate rovente

L’autunno è arrivato ai Castelli Romani: boschi e laghi si preparano al foliage, tornano sagre, vendemmia e sapori di stagione. Ecco quando cambia l’ora

Alle 2.05 della notte tra martedì e mercoledì 23 settembre è successo qualcosa che, dopo settimane di caldo, sembrava quasi difficile immaginare: è arrivato ufficialmente l’Autunno.

L’equinozio del 2026 è caduto infatti oggi, mercoledì 23 settembre, segnando astronomicamente la fine dell’estate e l’inizio di una delle stagioni forse più affascinanti da vivere ai Castelli Romani.

E se il calendario volta pagina in pochi secondi, la natura lo farà con molta più calma.

Perché l’estate appena conclusa, con il suo caldo insistente e giornate che a più riprese hanno assunto caratteristiche quasi tropicali, sembra ancora aggrappata alle nostre città. Ma qualcosa è già cambiato. La luce del mattino è diversa. Le ombre si allungano. La sera arriva prima. E presto anche le temperature cominceranno a raccontarci che siamo entrati davvero in un altro tempo dell’anno.

Ai Castelli Romani l’autunno non è semplicemente una stagione. È quasi un paesaggio.

È il profumo dei boschi dopo la pioggia, il rumore delle foglie sotto le scarpe, la nebbia che nelle prime ore del mattino sale dalle vallate. Sono i vigneti dopo la vendemmia, i camini che lentamente tornano ad accendersi nei borghi più alti e quei pomeriggi in cui il sole, ormai più basso, colora di oro le facciate dei centri storici.

Quando i Castelli diventano gialli, rossi e arancioni

Il grande spettacolo deve ancora cominciare. Tra ottobre e novembre i boschi del Parco Regionale dei Castelli Romani cambieranno progressivamente colore. Il verde lascerà spazio al giallo, all’ocra, all’arancione e alle diverse tonalità di rosso e marrone: è il foliage, provocato dalla diminuzione delle ore di luce e delle temperature, che modifica la pigmentazione delle foglie delle specie caducifoglie.

E pochi territori a due passi da Roma possono offrire una varietà di scenari paragonabile a quella castellana.

Ci sono i boschi tra Rocca di Papa e Monte Cavo, con la Via Sacra che attraversa uno dei paesaggi più suggestivi dell’area protetta. Da alcuni punti è possibile abbracciare con lo sguardo contemporaneamente il Lago Albano e quello di Nemi, mentre aceri e altre essenze del bosco assumono in autunno caratteristiche sfumature color ambra.

Ci sono i sentieri intorno a Nemi, i boschi verso Fontana Tempesta, i Pratoni del Vivaro, le campagne di Velletri, Lariano e Lanuvio, i vigneti tra Marino, Grottaferrata, Frascati e Monte Porzio Catone.

Il territorio del Parco è del resto un mosaico di boschi, vigneti, oliveti, rilievi e conche lacustri. Querce, aceri, carpini, frassini, faggi e altre specie contribuiscono a trasformarlo, in questa parte dell’anno, in una tavolozza naturale.

Ed è probabilmente questo uno dei momenti migliori per riscoprire i Castelli a passo lento.

Una passeggiata nel bosco. Una fotografia davanti al lago. Un sentiero percorso senza il caldo soffocante di luglio e agosto. Una domenica trascorsa tra un borgo e l’altro senza la necessità di andare lontano.

L’autunno dei Castelli profuma anche di vino, funghi e castagne

Ma ai Castelli Romani l’autunno arriva anche a tavola. È il periodo della vendemmia e del vino nuovo, delle castagne, dei funghi, delle zuppe, della polenta, delle fettuccine e di quella cucina più robusta che torna inevitabilmente protagonista quando le temperature cominciano a diminuire.

Ed è la stagione delle sagre e delle feste popolari, che qui non costituiscono soltanto un calendario di appuntamenti, ma continuano ad essere uno degli elementi dell’identità dei paesi.

Il passaggio tra estate e autunno è già stato accompagnato dalle grandi manifestazioni di settembre, dalla Festa del Pane di Genzano alla Fest del Fungo Porcino, passando per feste, fiere e appuntamenti che hanno riempito piazze e strade dei Castelli, come la Festa dell’Uva e del Vino di Lanuvio, preludio alla Sagra dell’Uva di Marino e alla Festa dell’Uva e dei Vini di Velletri.

Un’edizione particolare quella di Marino, anche perché coincide con i cento anni di “’Na gita a li Castelli”, la celebre canzone scritta da Franco Silvestri nel 1926 che ha contribuito a rendere immortale nell’immaginario popolare il richiamo “Lo vedi, ecco Marino”.

Fontane che danno vino, cortei, musica e tradizioni accompagneranno così l’ingresso definitivo del territorio nella nuova stagione.

Poi arriveranno gli appuntamenti legati alle castagne, ai prodotti del bosco, al vino novello e alle tradizioni contadine. Perché nei Castelli l’autunno è forse la stagione in cui il legame tra territorio e tavola diventa più evidente. In cattedra salirà allora Rocca di Papa, con l’esaltazione della castagna.

Giornate sempre più corte

Anche il sole ha già cominciato la sua corsa verso l’inverno.

Oggi, 23 settembre, a Roma e nell’area dei Castelli il sole sorge intorno alle 6.58 e tramonta poco dopo le 19. Nei prossimi giorni perderemo quasi tre minuti di luce ogni 24 ore. Il 26 settembre, per esempio, la durata del giorno scenderà già sotto le dodici ore.

Quasi impercettibile giorno dopo giorno. Evidentissimo nell’arco di poche settimane.

Le 20 di sera illuminate dalle ultime luci estive diventeranno presto un ricordo. Arriveranno le giornate in cui si esce dal lavoro trovando già il cielo scuro, mentre le mattine avranno quella luce più fredda che annuncia l’inverno.

E quando torna l’ora solare?

C’è poi la domanda che puntualmente ricomincia a circolare con l’arrivo dell’autunno: quando dovremo spostare le lancette?

Nel 2026 il ritorno all’ora solare avverrà nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre.

Alle 3 del mattino le lancette torneranno indietro di un’ora, sulle 2. Dormiremo quindi sessanta minuti in più, almeno quella notte, ma da quel momento farà buio sensibilmente prima nel pomeriggio.

Smartphone, computer e molti dispositivi elettronici effettueranno ormai il cambio automaticamente. Per gli orologi tradizionali resterà invece il vecchio rito delle lancette da riportare indietro.

L’altra faccia dei Castelli Romani, il foliage

Forse è proprio questo il fascino dell’autunno nei Castelli.

D’estate cerchiamo il fresco del lago, le serate all’aperto, le feste sotto le stelle. In autunno lo stesso territorio sembra trasformarsi.

Il Lago di Nemi osservato attraverso un bosco color rame non è più lo stesso lago di agosto. Monte Cavo avvolto dalle nuvole sembra appartenere ad un’altra geografia. Le vigne dopo la raccolta dell’uva, le strade ricoperte di foglie, il profumo delle caldarroste e quello della terra bagnata raccontano un territorio completamente diverso.

Non serve andare sulle Dolomiti per inseguire il foliage e non serve attraversare centinaia di chilometri per cercare un borgo dove trascorrere una domenica d’autunno.

A pochi chilometri dalla Capitale, quell’autunno è già qui.

Per ora è ancora discreto. Qualche foglia, un po’ meno luce, le prime serate più fresche.

Tra poche settimane, però, i Castelli Romani cambieranno vestito.

E dopo un’estate torrida, probabilmente non potevano scegliere colori più belli.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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