Fare il pieno è diventato un salasso. E proprio mentre automobilisti, famiglie e imprese sono costretti a fare i conti con benzina e gasolio stabilmente sopra i 2 euro al litro, dai controlli effettuati a Roma e provincia emerge anche un altro fronte: quello della qualità del carburante che viene immesso nei serbatoi.
I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, insieme ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio Antifrode e Laboratorio Chimico, hanno portato a termine un vasto piano di controlli sulla distribuzione stradale dei carburanti nella Capitale e nel territorio provinciale.
Sono stati complessivamente 68 gli interventi eseguiti. E tra le località interessate dagli accertamenti sulla qualità del prodotto c’è anche Frascati, insieme a Roma e Civitavecchia.
Il risultato più rilevante è il sequestro di oltre 26.100 litri di carburante risultato non conforme, oltre ai sigilli apposti a 4 cisterne e 4 pistole erogatrici. Cinque responsabili sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria per le ipotesi di frode nell’esercizio del commercio e sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa.
Un’operazione che arriva in un momento particolarmente delicato per chiunque sia costretto a utilizzare quotidianamente un’automobile.
Nel Lazio un pieno da 50 litri supera i 100 euro
A raccontare quanto il carburante stia pesando sui bilanci familiari sono gli stessi dati ufficiali. Nella rilevazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornata al 28 settembre, nel Lazio il prezzo medio self service era di 2,133 euro al litro per la benzina e addirittura 2,343 euro per il gasolio.
Tradotto in cifre molto più concrete: per riempire un serbatoio da 50 litri servono mediamente circa 106,65 euro per un’auto a benzina e oltre 117 euro per una diesel.
Cifre che spiegano meglio di qualsiasi percentuale la difficoltà vissuta da migliaia di pendolari dei Castelli Romani e della provincia di Roma, dove l’automobile resta spesso indispensabile per raggiungere Roma, il luogo di lavoro, le scuole o i servizi.
Ed è proprio in questo scenario che assumono un peso ancora maggiore i controlli sulla regolarità dei distributori e sulla qualità di ciò che viene realmente erogato.
Il laboratorio mobile e quel gasolio con un’anomalia nel “Flash point”
Una prima parte dell’operazione di Guardia di Finanza e ADM si è concentrata sulle possibili frodi relative alla qualità e alla quantità dei prodotti energetici.
Gli impianti sottoposti agli accertamenti si trovavano a Roma, Civitavecchia e Frascati. Per i controlli è stato utilizzato anche il laboratorio chimico mobile dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, una vera unità scientifica itinerante che consente di analizzare sul posto i campioni prelevati.
Le analisi effettuate sul gasolio hanno evidenziato in alcuni casi un punto di infiammabilità, il cosiddetto “Flash point”, inferiore al limite minimo previsto, indicato in circa 55 gradi centigradi.
Non si tratta di un semplice parametro tecnico.
Secondo quanto spiegato dagli investigatori, un valore troppo basso può essere indicativo della presenza di sostanze più volatili e di una contaminazione o miscelazione del prodotto. Tra le sostanze che possono alterare il gasolio figurano solventi, idrocarburi leggeri o benzina.
Le conseguenze possono riguardare sia la sicurezza sia il veicolo: maggiore infiammabilità durante movimentazione e stoccaggio, alterazione della combustione, possibili malfunzionamenti del motore, usura degli iniettori e incremento delle emissioni.
Proprio sulla lotta alle frodi nel settore dei carburanti la Guardia di Finanza ha intensificato nel 2026 i controlli lungo tutta la filiera, dal regime delle accise fino ai prodotti commercializzati alla pompa.
Oltre 26mila litri sotto sequestro
Gli accertamenti hanno quindi portato al sequestro di oltre 26.100 litri di carburante non conforme. Sono state inoltre sottoposte a sequestro 4 cisterne e 4 pistole erogatrici.
Cinque persone sono state segnalate all’Autorità giudiziaria per le ipotesi di reato contestate dagli investigatori. Come precisato nello stesso comunicato, i procedimenti si trovano nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Non solo qualità: 34 controlli sui prezzi
E c’è un secondo aspetto che, in giorni come questi, interessa direttamente gli automobilisti: quanto viene fatto pagare il carburante.
Le Fiamme Gialle dei Gruppi di Roma, Civitavecchia e Guidonia Montecelio hanno effettuato 34 controlli specificamente dedicati alla disciplina dei prezzi.
Sono state rilevate 9 violazioni: 5 relative alla mancata trasparenza dei prezzi esposti, una per irregolarità nella tenuta dei registri e 3 per l’omessa comunicazione preventiva dei prezzi praticati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
I distributori sono infatti obbligati a comunicare i prezzi praticati alla piattaforma ministeriale Osservaprezzi Carburanti, proprio per permettere ai consumatori di confrontare le tariffe e aumentare la trasparenza del mercato.
Un tema tutt’altro che secondario in settimane nelle quali pochi centesimi al litro possono significare diversi euro di differenza a ogni rifornimento.
Eni mette il tetto: benzina a 1,99 e diesel a 2,19 euro
Nel frattempo qualcosa sul fronte dei prezzi ha iniziato a muoversi. Da lunedì 28 settembre Eni ha introdotto nei punti vendita Enilive un tetto massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio.
La misura durerà inizialmente 30 giorni e potrà essere prorogata fino alla fine dell’anno in base all’andamento dei mercati e degli approvvigionamenti. Secondo Eni, il taglio rispetto ai livelli medi al momento dell’annuncio è di circa 17 centesimi al litro.
Il risparmio potenziale diventa evidente facendo ancora una volta il conto su un pieno da 50 litri: rispetto alla media del Lazio rilevata il 28 settembre, il tetto Eni corrisponde a circa 7 euro in meno per la benzina e oltre 7,5 euro per il diesel.
Non a caso, nel primo giorno dell’iniziativa si sono registrate code in diversi impianti italiani e in alcune stazioni le scorte sono terminate.
Anche IP abbassa i prezzi. E ora si guarda a Q8
La mossa di Eni non è rimasta isolata. Anche IP, controllata dal gruppo azero Socar, ha iniziato ad applicare il 28 settembre gli stessi valori – 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio – partendo da circa 300 distributori e annunciando una progressiva estensione ad altre stazioni. L’iniziativa potrebbe coinvolgere anche impianti a marchio Esso e altri operatori riforniti dalla società.
Il Governo sta inoltre verificando con il gruppo kuwaitiano Q8 la possibilità di iniziative analoghe.
Si intravede quindi un possibile effetto domino, anche se al momento una grande parte degli automobilisti continua a fare rifornimento a prezzi sensibilmente superiori ai 2 euro.
Il caro carburanti resta un problema concreto
Il tetto introdotto da alcune compagnie rappresenta un primo alleggerimento, ma non cancella il problema.
I prezzi medi restano molto elevati e il diesel, soprattutto, continua a incidere pesantemente non soltanto sui bilanci delle famiglie ma anche sui costi di trasporto delle imprese, degli autotrasportatori e di tutta la filiera commerciale.
Ed è un effetto che non finisce alla pompa: quando aumenta il costo necessario per spostare merci e persone, la pressione tende inevitabilmente a propagarsi sul resto dell’economia.
In questo quadro, l’operazione condotta da Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane assume un significato ancora maggiore.
Perché mentre il cittadino si trova costretto a spendere oltre cento euro per un pieno, la garanzia minima deve essere almeno quella di sapere quanto sta pagando, che il prezzo esposto sia trasparente e, soprattutto, che il carburante immesso nel serbatoio rispetti davvero gli standard previsti.
E i 26.100 litri sequestrati tra Roma e provincia dimostrano quanto i controlli, in una fase di prezzi così elevati, siano tutt’altro che una formalità.
