Transizione 5.0, Urso chiede di estendere il piano al 2029: «Progetti per oltre 7 miliardi

Portare Transizione 5.0 fino al 2029 e assicurare alle imprese un orizzonte sufficientemente lungo per programmare gli investimenti. È la richiesta avanzata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in vista della definizione della prossima legge di Bilancio. «Ho già chiesto al ministro Giorgetti che anche […]

Portare Transizione 5.0 fino al 2029 e assicurare alle imprese un orizzonte sufficientemente lungo per programmare gli investimenti. È la richiesta avanzata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in vista della definizione della prossima legge di Bilancio.

«Ho già chiesto al ministro Giorgetti che anche in questo nuovo bilancio Transizione 5.0 abbia una visione triennale e quindi sia compreso l’anno 2029», ha dichiarato Urso intervenendo al Forum del Largo Consumo. La nuova versione del piano è già finanziata fino al 2028: l’inserimento di un’ulteriore annualità consentirebbe quindi di mantenere una programmazione triennale anche con l’avanzare del calendario.

Il punto centrale è la stabilità. Gli investimenti in macchinari digitali, automazione, software, impianti per l’autoproduzione energetica e riduzione dei consumi richiedono tempi di progettazione e realizzazione spesso incompatibili con misure rinnovate di anno in anno. Una prospettiva fino al 2029 permetterebbe alle imprese di pianificare con maggiore certezza e ridurrebbe il rischio di concentrare domande e ordini in prossimità delle scadenze.

La risposta del sistema produttivo, secondo i dati citati dal ministro, è già significativa. «Le imprese hanno presentato progetti per un ammontare di investimenti che ormai ha superato i 7 miliardi di euro e prosegue ogni giorno in maniera progressiva, a dimostrazione di come sia una misura strutturale», ha spiegato Urso.

Il riferimento riguarda il valore degli investimenti contenuti nei progetti presentati, non necessariamente l’ammontare dei crediti d’imposta già riconosciuti o utilizzati. Il dato indica comunque una domanda consistente da parte del sistema produttivo e rafforza la richiesta di assicurare continuità allo strumento.

Transizione 5.0 riconosce infatti un credito d’imposta proporzionato alla spesa sostenuta dalle imprese per nuovi investimenti realizzati nelle strutture produttive italiane. La misura lega l’innovazione digitale a una riduzione verificabile dei consumi energetici e può comprendere, nell’ambito dei progetti ammessi, investimenti in beni materiali e immateriali, sistemi per l’autoproduzione da fonti rinnovabili e attività di formazione.

La nuova impostazione supera così la logica di un incentivo episodico. Il piano è costruito per accompagnare programmi industriali pluriennali e per spingere le imprese ad aggiornare contemporaneamente tecnologie, processi produttivi e prestazioni energetiche. Gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 sono agevolabili fino al 30 settembre 2028.

L’estensione al 2029 avrebbe anche lo scopo di offrire maggiore certezza ai produttori di beni strumentali e a tutta la filiera dei servizi collegati: progettisti, installatori, fornitori di software, società energetiche e consulenti chiamati a certificare la riduzione dei consumi. La continuità della domanda può favorire investimenti, assunzioni e sviluppo di nuove competenze lungo l’intera catena produttiva.

Resta ora da verificare quale spazio finanziario potrà essere individuato nella legge di Bilancio e come la proposta del Mimit sarà recepita dal ministero dell’Economia. La richiesta di Urso fissa però una priorità precisa: evitare interruzioni e trasformare Transizione 5.0 in uno degli strumenti permanenti della politica industriale italiana.

I progetti per oltre 7 miliardi mostrano che una parte rilevante del sistema produttivo è pronta a investire. La sfida è garantire regole semplici, risorse adeguate e tempi abbastanza lunghi perché quella domanda possa trasformarsi in nuovi impianti, maggiore produttività e minori consumi energetici.

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