Abbiamo sentito la dott.ssa Anna Verde, docente con competenze formative sulla Sessualità presso la Scuola di Sessuologia Scientifica ISA, fondata e diretta dal prematuramente scomparso dott. Mimmo Trotta L’Italia è tra i pochi Paesi UE senza educazione sessuale obbligatoria, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria. In circa venti Stati membri è invece […]

Abbiamo sentito la dott.ssa Anna Verde, docente con competenze formative sulla Sessualità presso la Scuola di Sessuologia Scientifica ISA, fondata e diretta dal prematuramente scomparso dott. Mimmo Trotta

L’Italia è tra i pochi Paesi UE senza educazione sessuale obbligatoria, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Ungheria. In circa venti Stati membri è invece prevista come percorso obbligatorio: in Svezia dal 1955, in Germania dal 1968, in Francia dal 1998.

Dott.ssa Verde, l’educazione sessuale in Italia stenta a decollare, esempi positivi non mancano per iniziative localizzate, ci vuole raccontare la sua?

Anni fa la nomina a Docente Referente per Educazione alla salute ha permesso alla sottoscritta di partecipare ad una formazione congiunta con gli operatori della Sanità sul tema dell’educazione alla sessualità. Da questa iniziativa è maturata l’idea di realizzare un progetto scolastico condiviso con gli operatori del Consultorio Familiare con l’obiettivo di «rendere i ragazzi consapevoli della positività del loro stato adolescenziale e dei loro cambiamenti fisici, psichici e sociali».

Tutti gli insegnanti del Consiglio di Classe hanno partecipato con le loro discipline al Progetto pluridisciplinare di educazione alla sessualità e affettività. il programma ministeriale poteva così essere sfruttato per “agganciare” e portare in evidenza i temi inerenti all’educazione alla sessualità, all’affettività e alla cultura della vita. I contenuti disciplinari sono stati strumenti per l’acquisizione delle life skills!

A tal fine ho ideato il progetto “peer education e multimedialità”. Le mie classi, spinte dall’entusiasmo, hanno creato le forme più fantasiose e diverse di realizzazione dell’apprendimento progettando all’interno dello “spazio aula digitale” e nel piccolo gruppo delle storie con frasi ad effetto e realizzando degli sketches con l’obiettivo di “educare” a loro volta i compagni, promuovendo una “sana educazione sessuale”.

 

Cosa ha prodotto questo bel progetto realizzato?

Gli studenti, divenuti nel frattempo adulti, partecipavano con me a tutti i convegni sulla tematica, intervenendo anche come testimonial, mostrando come il follow-up, emerso durante la “lezione”, fosse stato talmente interiorizzato da proseguire per iniziativa spontanea dei miei ex alunni, anche all’interno delle loro stesse famiglie creando così quel primo nucleo di rete formativa che nella mia intenzione dovrebbe estendersi a tutto il tessuto sociale, nelle vesti di una educazione sessuale reale, ossia atta a migliorare i rapporti interpersonali e di coppia.

 

Come si può trasferire l’esperienza acquisita?

Innanzitutto con l’indispensabile partecipazione degli studenti che, diventati facilitatori, preparano altre generazioni di alunni ad essere adulti consapevoli. In secondo luogo ho pubblicato un manuale che raccoglie competenze e suggerimenti dal titolo EDUCARE ALLA SESSUALITÀ IN CLASSE. Milano, Ledizioni 2024, a cura di Anna Verde e Lucilla Calgaro. Infine non dobbiamo dimenticare che l’esperienza di studio continua incessantemente.

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