Parco dei Castelli Romani, ambientalisti contrari al passaggio a Parco nazionale: «Più prestigio nel nome, ma meno tutela»

Il Comitato promotore del Parco naturale dei Castelli Romani e il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani esprimono la propria contrarietà alla trasformazione dell’attuale Parco regionale in Parco nazionale. Il punto centrale è semplice: la normativa nazionale non configura il Parco nazionale come un livello superiore di protezione rispetto a quello regionale. Il passaggio modifica soprattutto il livello istituzionale e il modello di gestione, ma non introduce maggiori vincoli o una tutela ambientale più forte.

Il problema è quindi un altro: quale territorio continuerà a essere protetto e come sarà gestito?
Il Parco regionale tutela oggi 15.790 ettari in un’area contigua alla metropoli romana e sottoposta da decenni a una fortissima pressione edilizia. Comprende non soltanto boschi e laghi, ma anche aree agricole e periurbane, zone cuscinetto e corridoi ecologici indispensabili alla continuità degli ecosistemi.

Con l’istituzione di un Parco nazionale si riaprirebbe la questione della perimetrazione. È stato prospettato il rischio che, concentrando il nuovo perimetro sui nuclei a maggiore naturalità, la superficie protetta possa ridursi dagli attuali circa 15.800 ettari a circa 9.000 ettari, lasciando fuori quasi 6.800 ettari oggi compresi nel Parco. Le aree escluse non diventerebbero automaticamente edificabili, ma perderebbero la tutela derivante dall’appartenenza al Parco e sarebbero maggiormente esposte alle future pressioni urbanistiche

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La conservazione della natura, inoltre, non può limitarsi ai soli boschi e laghi. Aree agricole, zone cuscinetto e corridoi ecologici sono indispensabili per evitare che gli habitat naturali diventino isole circondate dall’urbanizzazione. Lo stesso vale per i laghi Albano e di Nemi: non è sufficiente proteggere le sponde se non viene tutelato il territorio dal quale dipendono la ricarica delle falde e l’equilibrio idrogeologico dei Colli Albani.

ANNA MARIA DURANTI cofondatrice insieme con Paolo Bassani, del Comitato Promotore del Parco naturale dei Castelli Romani: «IL PARCO NACQUE PER DIFENDERE UN TERRITORIO, NON SOLTANTO ALCUNI BOSCHI»

“Quando abbiamo cominciato la battaglia per il Parco il problema era chiarissimo: fermare una progressiva espansione edilizia che rischiava di cancellare il territorio dei Castelli Romani. Non combattemmo per proteggere soltanto alcuni boschi o i due laghi, ma per difendere un territorio nel suo insieme. Il Parco nacque dal basso, dai cittadini, dalle associazioni e dalle persone che vivevano questi luoghi. Oggi riteniamo sbagliato rimettere in discussione quel modello e aprire una nuova perimetrazione che potrebbe lasciare fuori proprio le aree maggiormente esposte alla pressione urbanistica”.

GIANCARLO GIOMBETTI, ex Presidente dei Circoli di Legambiente dei Castelli Romani: «NAZIONALE NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE PIÙ PROTETTO»

“Un’area protetta non si giudica dalla denominazione ma dal territorio che riesce realmente a conservare. Trasformare un Parco regionale di quasi sedicimila ettari in un Parco nazionale eventualmente più piccolo non rappresenterebbe un rafforzamento della tutela. La tutela dei boschi e di tutto il territorio del Vulcano laziale non si persegue inseguendo presupposti, portentosi strumenti di gestione, lo si fa solo garantendo una corretta amministrazione delle attività che sul quel territorio si svolgono. È fondamentale tenere a mente che alcune di queste attività, come la silvicoltura, hanno permesso al bosco di mantenersi nel tempo – seppur coltivato – fin dalla fine del XVI secolo, come tutti sappiamo. Quindi il problema è tutto centrato su chi gestisce cosa e, soprattutto, come! Le regole ci sono, la legge sul parco c’è e dovremmo tenercela stretta, visti i tempi che corrono. Il movimento ambientalista tutto deve imperniare la propria battaglia sul perseguimento delle finalità della legge istitutiva e, nel caso dell’utilizzazione dei boschi, nel pretendere un controllo stringente della loro gestione, puntando a una silvicoltura naturalistica più avanzata, come si conviene a un’area protetta”.

MIRKO LAURENTI, CIRCOLO LEGAMBIENTE APPIA SUD IL RICCIO 

“Al nostro territorio, tutto, serve principalmente che funzionino le tutele già esistenti e di per sé sufficienti, se applicate e garantite tutte, a conservarlo e proteggerlo. Il Parco regionale dei Castelli Romani deve essere in grado di esercitare il proprio ruolo e incidere dove serve. E’ necessario più controllo e quindi più guardiaparco e più mezzi per un territorio molto vasto. Infilarsi in un iter complesso e dalle tempistiche assai incerte per renderlo parco nazionale non aiuterebbe affatto. C’è anzi il rischio che venga rivisto sia il perimetro del parco che il peso dei vincoli e obblighi su determinate attività limitrofe al perimetro. Le tante associazioni e comitati che parteciparono alla richiesta di istituzione del parco regionale dei Castelli Romani volevano che il territorio fosse tutelato e gestito in modo attento e sostenibile. Continuiamo a lavorare per questo, senza cercare ipnotiche ma pericolose scorciatoie.”

ROBERTO SALUSTRI, direttore scientifico dell’EcoIstituto RESEDA e membro del Comitato promotore del Parco naturale dei Castelli Romani
“In quarant’anni il Parco ha fermato la speculazione edilizia su circa 15.000 ettari, ed è anche per questo che è stato spesso attaccato e delegittimato. Oggi il rischio è che il passaggio a Parco nazionale restringa il perimetro alle aree di maggiore naturalità, come boschi e laghi, lasciando fuori zone agricole e periurbane oggi protette. Quei terreni, proprio perché confinanti con un Parco nazionale, potrebbero diventare ancora più appetibili per la speculazione edilizia. Il risultato sarebbe un Parco più prestigioso nel nome, ma più piccolo e con meno territorio realmente difeso”.

RAFFORZARE IL PARCO REGIONALE

L’attuale Parco dispone di una propria struttura territoriale e di Guardiaparco che rappresentano un presidio quotidiano contro illeciti edilizi e ambientali, incendi, rifiuti e aggressioni al patrimonio naturale. È questo che va rafforzato: più personale, più Guardiaparco, maggiore capacità scientifica e tecnica, più controlli e piena applicazione delle norme già esistenti.
Per queste ragioni il Comitato promotore e il Coordinamento Ambientalista ribadiscono la propria contrarietà alla trasformazione in Parco nazionale e chiedono invece di rafforzare il Parco regionale, mantenere integralmente il territorio protetto, difendere aree agricole e periurbane, corridoi ecologici e zone cuscinetto e impedire nuovo consumo di suolo. Essere Parco nazionale non significa essere più protetti. La vera misura della tutela è quanto territorio viene conservato e quanto efficacemente vengono applicate le regole.
«La natura non ha bisogno di un cambio di nome. Ha bisogno che non arretri il suo territorio.»

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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