«Quando lo sport smette di essere un bene comune e diventa terreno di scontro politico, a perdere non sono le società. Perdono i ragazzi. Perdono le famiglie. Perde Velletri. Perdiamo tutti noi»
Cosa sta accadendo allo sport veliterno? È la domanda che, da tempo, anima il dibattito tra associazioni, dirigenti, atleti e famiglie che vivono quotidianamente le realtà sportive cittadine. Un tema complesso, fatto di procedure amministrative, gestione degli impianti, aspettative disattese e richieste di maggiore chiarezza, che torna oggi al centro dell’attenzione attraverso una riflessione firmata da Graziano Cedroni, artista, musicista, fondatore dell’associazione Cara Velletri e da sempre attento osservatore delle dinamiche sociali e culturali della città.
Una riflessione personale che nasce dal confronto con dirigenti, tecnici, famiglie e protagonisti del mondo sportivo locale e che vuole offrire uno spunto di dibattito pubblico, nel comune interesse di restituire centralità, trasparenza e prospettiva allo sport veliterno.
Di seguito il testo integrale dell’intervento di Graziano Cedroni.
«Lo sport non è mai soltanto attività agonistica.
È aggregazione, educazione, sacrificio quotidiano, volontariato.
È un genitore che accompagna il figlio in palestra dopo il lavoro, un allenatore che dedica il proprio tempo libero ai ragazzi, un dirigente che prova a tenere viva una società tra bollette, burocrazia e passione.
È anche chi investe soldi, energie e competenze, spesso per anni, per trasformare strutture comunali in veri punti di riferimento per il territorio.
Ed è proprio per questo che, oggi, vale la pena fermarsi a riflettere su quanto sta accadendo, a Velletri, attorno agli impianti sportivi comunali, in particolare al PalaBandinelli.
Non sto scrivendo queste righe con il fine di attaccare qualcuno o per essere banalmente divisivo.
Le scrivo da libero cittadino, da persona che ha vissuto lo sport veliterno anche attraverso la gestione di una società calcistica e che non ha mai smesso di avere a cuore questa città.
Ho trascorso gli ultimi mesi a raccogliere: documenti, testimonianze, lamentele e dubbi provenienti da associazioni, atleti, tecnici e famiglie.
Perché questo?
Perché vivo Velletri e ho l’obiettivo di far sì che possa funzionare bene.
Quello che è emerso è una storia lunga sette anni fatta di bandi contestati, interpretazioni mutevoli, accessi agli atti negati, proroghe infinite e decisioni che hanno lasciato molte persone con la sensazione di non essere state ascoltate adeguatamente.
Partiamo dal principio di questa mia valutazione: il bando del 2019 che ha segnato l’inizio di questo processo di frammentazione dello sport veliterno.
Il Comune pubblicò un bando per l’assegnazione degli impianti sportivi comunali, compreso il Palabandinelli che venne annullato durante la fase di valutazione, poiché ritenuto potenzialmente favorevole ad alcune associazioni che avevano organizzato eventi insieme allo stesso.
Una motivazione che, ancorché formalmente condivisibile, suscitò non poche discussioni, in quanto il vantaggio di cui si discuteva, si sostanziava, all’atto pratico, in differenze davvero minime di punteggio.
Appena pochi mesi dopo, ne venne pubblicato un altro che vedeva modificati alcuni criteri di valutazione.
Tra i punti più controversi, spiccava certamente il diverso peso attribuito ai tesserati delle federazioni sportive rispetto a quelli degli enti di promozione sportiva.
Una distinzione questa che, secondo molti addetti ai lavori, non teneva minimamente in considerazione le c.d. “discipline ibride” o quelle federazioni che comprendevano sia attività agonistica che promozionale.
Nell’agosto 2019 giunse la graduatoria provvisoria.
Per la prima volta, i punteggi vennero pubblicati in forma sintetica, senza la griglia dettagliata utilizzata invece da altre amministrazioni pubbliche.
Una scelta che, immediatamente, alimentò dubbi e richieste di chiarimento, sinceramente legittime.
Ma fu la graduatoria definitiva di settembre di quello stesso anno che fece ufficialmente deflagrare “il caso”.
Ci fu un’associazione che ottenne un plus di oltre 300 punti aggiuntivi, rispetto alla graduatoria provvisoria, balzando improvvisamente al primo posto.
Ne nacquero violente contestazioni.
Relative alla natura della documentazione presa in considerazione, successivamente ed alle modalità con le quali quei punteggi vennero riconosciuti.
Le richieste di accesso agli atti avanzate da alcune associazioni vennero respinte totalmente o parzialmente, adducendo motivazioni legate alla privacy.
Posizione ritenuta da molti difficile, se non impossibile, da conciliare con il principio di trasparenza che dovrebbe essere alla base di un bando pubblico.
In questo clima di agitazione, sempre più fervente, la situazione divenne così tesa e difficile che richiese l’intervento dell’allora sindaco Pocci, il quale riuscì a mediare una soluzione politica tale da evitare una frattura insanabile tra le società sportive.
Si giunse, cosi, ad una convivenza forzata all’interno del PalaBandinelli.
Poi, piombammo negli anni della pandemia e la questione si arenò completamente dal 2020 al 2022.
Il Covid rallentò pressoché ogni cosa.
Ogni dinamica amministrativa, come anche ogni tentativo di ripartenza o sopravvivenza.
Sullo sfondo di quel clima irreale che ricordiamo tutti benissimo, lo sport sopravvisse con fatica titanica.
Le associazioni continuarono ad allenarsi, ad organizzare attività, a cercare un modo per non sparire.
Ma, le questioni irrisolte rimanevano lì, a bloccare ulteriormente quei meccanismi che avevano già perso la propria fluidità tra i quali: la trasparenza delle procedure, i criteri di assegnazione degli spazi, le modalità di gestione del palazzetto.
Con l’arrivo del 2023 ed il superamento ufficiale della pandemia fu stabilita, a sorpresa, una nuova e radicale redistribuzione degli spazi.
E mentre, con il cambio di amministrazione, nell’estate 2023, molte società si aspettavano finalmente maggiore chiarezza – di intenti e di azione – ecco giungere, invece, una nuova fase di tensioni.
Durante gli incontri organizzativi di luglio, furono richiesti da qualche associazione, ulteriori spazi al PalaBandinelli grazie ad una diversa interpretazione del bando del 2019, ancora formalmente in vigore.
La questione venne demandata per competenza agli uffici tecnici e sostenuta anche da rappresentanti della Consulta dello Sport. Nel frattempo, però, venne sollevato un altro tema importante: l’effetto del Decreto Milleproroghe, che secondo alcuni, avrebbe potuto e dovuto impedire modifiche sostanziali agli assetti esistenti.
Ed è qui che la vicenda assume contorni ancora più delicati.
Il 3 agosto 2023 il Comune firmò un contratto di comodato esclusivo ventennale relativo ad attrezzature dedicate agli atleti con disabilità, acquistate dall’associazione controparte di quell’accordo, mediante un finanziamento regionale superiore ai 20 mila euro.
Lo stesso 3 agosto, però, venne inverosimilmente approvata una nuova redistribuzione degli spazi, fatta con la graduatoria del bando in vigore.
Un cortocircuito burocratico che causò la formale estromissione dell’associazione firmataria del comodato, che si trovò così nella condizione eufemisticamente disagevole di doversi trasferire in un’altra struttura.
Una palestra di pertinenza comunale, con spazi molto ridotti e di una categoria decisamente inferiore all’alto livello di competizione nazionale e internazionale praticato dalla stessa in quel momento storico.
C’è, però, da dire che questo è solo uno dei tanti casi di difficoltà che anche altre associazioni si sono trovate a vivere, stante questo clima di incertezza e poca trasparenza.
Arriviamo al 2024 e finalmente si riparlò, con giuste tempistiche, di un nuovo bando. Ma non venne mai pubblicato.
In quell’occasione, la motivazione addotta dall’amministrazione fu che il Decreto Milleproroghe impedisse formalmente di procedere con nuove gare. Ma, nello stesso periodo, altri Comuni pubblicavano regolarmente i propri bandi.
Così, nelle pieghe di un clima di incertezza totale, si arriva al 2025 con una situazione paradossale: il bando del 2019 era ancora operativo, pur nel suo blocco e dopo ben sei anni dalla sua pubblicazione.
All’esito di questo, decaduti gli effetti del Milleproroghe, ci si sarebbe legittimamente aspettati una nuova procedura pubblica, chiara e condivisa.
Di contro, è sopraggiunta un’ulteriore proroga tecnica con validità maggio 2026, accompagnata da consultazioni interne tra le società sportive senza che si sia mai raggiunta, una reale unanimità.
Nel frattempo il nuovo bando continua a essere annunciato come imminente e forse, il dubitativo è d’obbligo, potremmo essere in dirittura d’arrivo. Si vocifera della sua pubblicazione, a stretto giro di posta.
In qualsiasi caso, a maggio 2026 ci siamo arrivati e, voci di corridoio eccettuate, il bando tanto sospirato, ufficialmente ancora non esiste.
In più, la struttura amministrativa comunale legata allo sport, è stata coinvolta in un riassetto verso l’Ufficio Patrimonio, aumentando ulteriormente ritardi e incertezze.
Sostanzialmente vige un caos dove è impossibile raccapezzarsi e, in mezzo, giace il PalaBandinelli. Che non è un semplicemente edificio comunale, un palazzetto dello Sport.
Per anni è stato custodito da persone che hanno dedicato tempo, risorse economiche e sacrifici personali per renderlo un punto di riferimento dello sport veliterno e non solo.
In quella struttura si sono svolti eventi nazionali e internazionali, sono cresciuti ragazzi, sono nate opportunità di inclusione e percorsi sportivi importanti.
Oggi molti temono che tutto questo patrimonio umano, culturale, sportivo ed economico possa essere dissipato.
La vera domanda, allora, non è quale società abbia ragione o torto in questo calderone di polemiche, ritardi e malfunzionamenti.
La domanda giusta da porsi, a mio avviso, è un’altra: lo sport veliterno riuscirà a riconquistare nuovamente una visione condivisa? Oppure continuerà a vivere tra proroghe, interpretazioni e conflitti apparentemente irrisolvibili?
Forse è giunto il momento che coloro che vivono quotidianamente lo sport, siano essi: atleti, allenatori, dirigenti, famiglie e semplici cittadini, inizino a parlare apertamente di questi problemi.
Non per creare tifoserie, divisioni o guerre fratricide tra associazioni, ma per pretendere regole chiare, trasparenza amministrativa e rispetto per chi ogni giorno tiene in piedi lo sport locale.
Perché quando lo sport smette di essere un bene comune e diventa terreno di scontro politico, a perdere non sono le società.
Perdono i ragazzi.
Perdono le famiglie.
Perde Velletri.
Perdiamo tutti noi.
N.B.: Ritengo opportuna una precisazione, a margine di questo mio articolo che prende le mosse dal confronto con diversi soggetti, associazioni e realtà direttamente coinvolte nelle dinamiche da me rappresentate.
Ho cercato di rendermi portatore neutrale di episodi ed istanze ma vorrei che fosse chiaro che sono sempre aperto a qualsiasi confronto a riguardo e a recepire qualsiasi precisazione e/o contestazione sui fatti raccolti in questo scritto.
Esiste per me un solo obiettivo: il bene della nostra Velletri».
Graziano Cedroni