La scuola, palestra di democrazia

 A Verona, dal 29 ottobre al 1° novembre, la 5a Biennale Internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle Oltre 400 pedagogisti, operatori sociali e della formazione, facilitatori professionisti e insegnanti provenienti da 20 Paesi del mondo sono attesi dal 29 ottobre al 1° novembre alla Gran Guardia di Verona per la 5a Biennale Internazionale di Convergence(s) […]

 A Verona, dal 29 ottobre al 1° novembre, la 5a Biennale Internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle

Oltre 400 pedagogisti, operatori sociali e della formazione, facilitatori professionisti e insegnanti provenienti da 20 Paesi del mondo sono attesi dal 29 ottobre al 1° novembre alla Gran Guardia di Verona per la 5a Biennale Internazionale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle, evento internazionale dedicato alle pedagogie attive e all’educazione emancipatrice.

Per la prima volta nella sua storia, la Biennale lascia il mondo francofono e si svolge in Italia, a Verona, organizzata da FIT CEMEA – Federazione Italiana dei Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva (nata in Italia nel 1950), MCE – Movimento di Cooperazione Educativa (nato nel 1951) e Polo Europeo della Conoscenza I.C. Bosco Chiesanuova – rete di oltre 4000 scuole e istituzioni educative attiva da oltre 30 anni nella promozione della dimensione europea dell’educazione.

Convergence(s) – associazione informale transnazionale che riunisce i movimenti delle pedagogie attive, che ha avuto origine in Francia e oggi presente in 35 Paesi del mondo – sostiene la scuola pubblica, la libertà di insegnamento, l’educazione democratica, la cooperazione educativa, l’antirazzismo, la difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Promuove un’educazione egualitaria fondata sulla valorizzazione delle capacità di apprendimento di tutte le persone, sullo sviluppo del pensiero critico e sulla cooperazione educativa, in contrapposizione ai modelli competitivi e alla riduzione dell’individuo a una semplice statistica.

Il tema del convegno “Ri-umanizzare l’educazione” arriva in un momento storico in cui la scuola è chiamata a confrontarsi con profonde trasformazioni: le disuguaglianze, la multiculturalità, la crescente digitalizzazione e l’intelligenza artificiale. La Biennale di Convergence(s) vuole riportare al centro del dibattito culturale e sociale una domanda fondamentale: quale idea di persona e di società vogliamo contribuire a costruire attraverso l’educazione per un futuro democratico?

L’educazione non è soltanto una questione pedagogica ma anche civile e sociale: la scuola è infatti uno dei luoghi in cui si impara a vivere con gli altri, a esercitare la propria libertà, ad assumersi responsabilità, a confrontarsi con punti di vista diversi e a partecipare alla vita collettiva. Costruire una scuola capace di formare persone autonome, critiche, solidali e consapevoli significa contribuire alla costruzione di una società civile libera e democratica.

 

I TEMI SUL TAVOLO | RI-UMANIZZARE l’EDUCAZIONE

In un contesto in cui la costante accelerazione digitale e la complessità del reale rischiano di rendere le persone sempre più passive ed isolate, la 5a Biennale di Convergence(s) pour l’Éducation Nouvelle si concentra sulla necessità di ri-umanizzare l’educazione, senza rinnegare le tecnologie, ma rendendo i processi educativi più attivi, umani e relazionali.

Nel corso del suo sviluppo, lungo tutto il XX secolo, l’Éducation Nouvelle ha promosso e applicato modelli educativi che si opponevano a una concezione dell’educazione e dell’istruzione che separa la teoria dalla pratica, la mente dal corpo e le emozioni dalla conoscenza.

Le pedagogie attive portano avanti un’idea e una pratica di educazione in grado di affrontare la complessità del presente e contrastare le disuguaglianze. Un’educazione che sviluppi consapevolezza, autonomia, responsabilità e senso di appartenenza alla comunità umana, mettendo chi apprende nella condizione di partecipare attivamente al proprio percorso e alla vita democratica e collettiva. Non si tratta quindi soltanto di cambiare il modo di insegnare, ma di interrogarsi sul tipo di cittadinanza che la scuola contribuisce a costruire.

 

UN INCONTRO PUBBLICO PER PARLARE DI EDUCAZIONE E DEMOCRAZIA

Proprio perché questi temi riguardano non solo la pedagogia in senso stretto, ma la società nel suo insieme, la 5a Biennale si apre con un incontro aperto al pubblico (gratuito previa iscrizione), giovedì 29 ottobre dalle 17 alle 19 alla Gran Guardia di Verona.

Partendo dalla domanda «Che cosa hanno in comune le scuole nuove di inizio Novecento, la pedagogia Freinet, il pensiero di Dewey o l’impegno di Korczak per i diritti dell’infanzia?», l’incontro ripercorrerà origine e finalità delle pedagogie attive.

Sarà inoltre proiettato in anteprima il film documentario di Benoît Labourdette – regista, artista multidisciplinare, pedagogo e consulente in innovazione culturale – dedicato a un’esperienza nella quale i bambini elaborano le regole della propria vita collettiva, votano, discutono e affrontano i conflitti attraverso la parola. Un’esperienza che invita a riflettere su come passare da una disciplina imposta a una disciplina interiore liberamente accettata, su come questa modalità di educazione possa essere trasferita in altri contesti – dalla scuola, alla famiglia, all’associazionismo – su come imparare a far sentire la propria voce sin dall’infanzia prepari alla vita democratica, in un’epoca in cui il dibattito pubblico soffre di polarizzazione e di aggressività.

LE ATTIVITÀ DELLA BIENNALE

Da venerdì 30 ottobre a domenica 1° novembre, la Biennale proseguirà tra il Palazzo della Gran Guardia e il Liceo Montanari di Verona con un programma rivolto a insegnanti e educatori provenienti da diversi Paesi chiamati a incontrarsi, confrontarsi e condividere ricerche e pratiche pedagogiche.

 

  • 60 atelier e 40 testimonianze

«Partendo dalla considerazione che non siamo spettatori inerti dei cambiamenti in atto nella società in cui viviamo – spiega Jean-Luc Cazaillon, portavoce della rete Convergence(s) – con Convergence(s) agiamo all’interno di questi contesti mutevoli mettendo in atto azioni basate sull’Éducation Nouvelle.

L’obiettivo della Biennale – prosegue Cazaillon – è identificare queste azioni e condividerle attraverso gli oltre 100 appuntamenti tra “atelier” e “testimonianze”: esperienze concrete realizzate negli anni dai gruppi di attivisti aderenti a Convergence(s) come risposta concreta a esigenze specifiche di persone, territori e situazioni.

Analizzare l’origine di queste azioni, viverle, condividerle e comprenderne i percorsi consentirà di arricchire il patrimonio dei partecipanti e, mettendole a fattore comune, di disporre di vere e proprie leve di sviluppo».

Una selezione delle testimonianze maggiormente significative sarà aperta al pubblico (previa iscrizione) il venerdì e sabato pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 18.45.

 

  • 22 dibattiti sulla scuola che cambia

Il programma propone inoltre un ampio palinsesto di dibattiti dedicati alle principali questioni educative, politiche e sociali che attraversano oggi la scuola.

Tra i temi, per citarne alcuni, la formazione degli insegnanti di sostegno, la didattica esperienziale nella natura, il cibo come strumento educativo, il ruolo dei genitori nella scuola, l’alleanza educativa tra scuola, comunità e istituzioni, la prevenzione della violenza di genere e l’insegnamento innovativo della matematica e delle STEM.

Per consultare il programma completo e partecipare alle diverse attività è necessario iscriversi a questo link: https://biennale2026-convergence.europole.org/partecipare/.

 

 

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