Tra il contagio d’Oltralpe e il vuoto del Nichilismo Suburbano La ciclica epidemia delle piazze francesi Nella storiografia europea esiste un assioma consolidato: quando Parigi starnutisce, l’Europa – e in particolare l’Italia – si ammala di febbre sociale. Non si tratta di una semplice coincidenza geografica, ma di un vettore culturale profondo. Nel 1789, la […]
Tra il contagio d’Oltralpe e il vuoto del Nichilismo Suburbano
La ciclica epidemia delle piazze francesi
Nella storiografia europea esiste un assioma consolidato: quando Parigi starnutisce, l’Europa – e in particolare l’Italia – si ammala di febbre sociale. Non si tratta di una semplice coincidenza geografica, ma di un vettore culturale profondo.
Nel 1789, la caduta della Bastiglia e la spinta rivoluzionaria borghese varcarono le Alpi trasformando i principati italiani nel laboratorio delle Repubbliche giacobine. Sebbene il contesto contadino nostrano fosse ben lontano dalla sofisticazione filosofica degli enlightened parigini, il mito della frattura con l’Antico Regime contagiò la penisola.
Nel 1968, l’incendio del Maggio francese – nato dalle facoltà parigine di Nanterre e della Sorbona – trovò immediata eco nelle occupazioni universitarie di Trento, Torino e Milano. Pur con marcate differenze ideologiche e dinamiche sindacali proprie, il ’68 italiano assorbì d’Oltralpe la spinta utopica, la critica radicale al capitale e la convinzione che la piazza potesse farsi sarto di una nuova società.
L’ottobre 2026 conferma apparentemente il medesimo schema strutturale. Le massicce mobilitazioni parigine, i blocchi studenteschi e i “nuovi atti” dei Gilet Gialli si sono propagati rapidamente nelle principali metropoli italiane. Tuttavia, una volta superata la frontiera, il fenomeno odierno manifesta una mutazione genetica inquietante.
Il corto circuito del 2026: L’autunno della guerriglia senza causa
Le cronache degli ultimi giorni a Milano (da Piazza Duomo a Corso Vittorio Emanuele), Torino e Bologna mostrano immagini che richiamano la guerriglia urbana: vetrine infrante, assalti alle forze dell’ordine e centro cittadino dato alle fiamme. Eppure, dietro la scintilla formale del rincaro del costo della vita o del disagio economico, la composizione della piazza e le sue modalità operative raccontano un’altra storia.
A fare da battistrada a questa nuova fiammata non sono collettivi studenteschi strutturati né sindacati tradizionali, ma orde di giovanissimi, coordinati tramite app e social network (il cosiddetto “Movimento 17 ottobre”), reclutati dalle periferie e dai dormitori dell’hinterland. Un’armata eterogenea dove la forte presenza di seconde generazioni si mescola a giovanissimi autoctoni marginalizzati.
Evoluzione dei Movimenti di Piazza
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1789 (Rivoluzione) ──► Ideale Borghese / Diritti Costituzionali
1968 (Contestazione) ──► Ideale Utopico / Riforma Politica e Sociale
2026 (Sciammanati) ──► Pulsione Nichilista / Spettacolarizzazione del Caos
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Jihad occulta o deriva nichilista?
Dinnanzi alle scene di devastazione, la pubblicistica e la politica si dividono nell’interpretazione del fenomeno.
Una lettura suggerisce la presenza di una sorta di “jihad occulta”, un’infiltrazione ideologico-religiosa travestita dalla sottocultura giovanile dei cosiddetti maranza. Secondo questa tesi, l’ostilità verso i simboli dello Stato, del commercio e dell’ordine borghese nasconderebbe un rifiuto sistemico dell’identità occidentale, orchestrato o alimentato da risentimenti identitari e religiosi sommersi.
Tuttavia, l’analisi socio-politica sul campo restituisce un quadro assai più aderente alla realtà: quella a cui assistiamo è, prima di tutto, la rivolta degli “sciammanati”.
A differenza dei grandi movimenti del passato, questa galassia sfilacciata non presenta un manifesto, non formula rivendicazioni sindacali o istituzionali e non possiede una visione di rinnovamento sociale. Se nel 1789 si abbatteva il privilegio per fondare la Repubblica e nel 1968 si scardinava l’autoritarismo per immaginare un nuovo modello di vita, nel 2026 l’azione si esaurisce nell’atto stesso del distruggere.
La dinamica dell’attacco al negozio di marca o al mezzo delle forze dell’ordine non risponde a una strategia eversiva coordinata, bensì alla logica dello spettacolo nichilista: la devastazione diventa contenuto da trasmettere in tempo reale, la violenza sradicata da qualsiasi prospettiva di riscatto collettivo.
L’eredità del vuoto
Se la Francia continua a esprimere una conflittualità sociale legata a corpi intermedi e ad altissime tensioni sindacali, l’Italia importa l’incendio depurato da ogni sostanza politica.
La figura dello sciammanato moderno – abituato a muoversi senza vessilli né programmi – rappresenta il precipitato di un profondo sfilacciamento pedagogico e sociale. Senza un progetto di società da edificare, la piazza rischia di trasformarsi definitivamente da luogo del dibattito democratico e della protesta ideologica a mero scenario di uno sfogo primordiale, incapace di produrre qualsiasi vera riforma.
Questo servizio di cronaca mostra le devastazioni e gli scontri avvenuti in piazza durante le recenti proteste: Cortei contro il carovita, guerriglia in piazza Duomo a Milano.
