Km contingentati, benzina a gocce e affetti a distanza: la nuova geografia del nostro quotidiano

C’era una volta l’idea di salire in macchina, girare la chiave e andare dove portava il cuore o semplicemente dove avevamo voglia di prendere un caffè. Oggi invece il cruscotto della nostra auto assomiglia sempre più a un pallottoliere e la spia della riserva a un giudice severo. Tra la crisi energetica che sta stringendo […]

C’era una volta l’idea di salire in macchina, girare la chiave e andare dove portava il cuore o semplicemente dove avevamo voglia di prendere un caffè.

Oggi invece il cruscotto della nostra auto assomiglia sempre più a un pallottoliere e la spia della riserva a un giudice severo.

Tra la crisi energetica che sta stringendo l’Europa e l’ondata di rincari, l’Italia in queste ore si trova a fare i conti con un incubo inatteso: il carburante scarseggia, i distributori sono a secco e i chilometri, ormai, vanno letteralmente contingentati.

In questo scenario da kolossal distopico, a pigiare sull’acceleratore dei disagi è anche il blocco dei Tir.

I camionisti, costretti a fermare i loro giganteschi bisonti della strada, stanno protestando con fermezza per urlare al Paese che così non si può più andare avanti.

Una battaglia dura, la loro, nata per difendere il proprio lavoro e i propri costi di gestione diventati insostenibili, ma che ha il merito indiretto di accendere un faro gigantesco su una realtà spesso invisibile.

La società li capisce e per certi versi tifa anche per loro, perché è evidente che il problema riguarda tutti. Nel frattempo, però, le conseguenze pratiche bussano fortissimo alle porte delle nostre giornate.

Con pochissima benzina nel serbatoio, la parola d’ordine è diventata una sola: priorità. Scegliere dove andare non è più un’opzione legata al desiderio, ma un freddo calcolo di sopravvivenza.

La precedenza va inevitabilmente alle cose che ci mantengono a galla: la corsa verso il posto di lavoro, il giro per la spesa al supermercato, le commissioni strettamente indifferibili.

Ma è quando il righello dei chilometri incontra la nostra vita privata che le cose si fanno davvero complicate, dando vita a una silenziosa quanto dolorosa crisi relazionale.

Perché fare la conta della benzina significa anche decidere, in modo quasi brutale, da chi andare e da chi no. Il classico pranzo della domenica in famiglia si trasforma improvvisamente in un rebus insolubile se i genitori abitano fuori zona.

Raggiungere la compagna, andare a trovare i figli o semplicemente riabbracciare gli amici diventa una decisione ponderata al millimetro.

Persino gli studenti universitari stanno sperimentando questo improvviso ridimensionamento del mondo: le difficoltà di spostamento sono tali che in diversi atenei è tornata a fare capolino la Dad, la didattica a distanza che credevamo ormai confinata nei ricordi del passato.

La sensazione è quella di vivere con il freno a mano tirato, chiusi dentro un perimetro ristrettissimo dove persino un affetto rischia di trasformarsi in una rotta troppo lontana da coprire.

La solidarietà verso la categoria dei camionisti resta solida, perché la loro voce è lo specchio di un malessere collettivo, ma la pressione sulle famiglie si fa sentire ogni ora di più.

Nell’attesa che la situazione si sblocchi e che i serbatoi tornino a riempirsi, non ci resta che riscoprire il valore di ogni singolo spostamento, sperando di poterci presto riappropriare di quella bellissima e sottovalutata libertà che è semplicemente guidare senza dover contare i metri.

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