Nell’ambito di “Tracciati”, la rassegna di incontri promossa dal Museumgrandtour, Frascati ha celebrato i 170 anni della storica ferrovia Roma-Frascati, la prima del Lazio. Il direttore del Museo Tuscolano Alfredo Moraci e l’assessore alla Cultura Claudio Cerroni hanno ripercorso storia, curiosità e retroscena di un’infrastruttura che rivoluzionò i collegamenti con la Capitale, tra progresso, viaggi papali e protagonisti della storia locale
I Castelli Romani, e Frascati in particolare, già in età romana rappresentavano una delle mete predilette dell’aristocrazia romana, soprattutto nei periodi in cui le piene del Tevere, non ancora contenute dagli alti argini moderni, rendevano la Capitale insalubre. Le splendide Ville Tuscolane erano il luogo ideale in cui dedicarsi all’otium, tra soggiorni raffinati, incontri mondani, paesaggi incantevoli e buon vino. Qui, tra Cinquecento e Seicento, erano soliti trascorrere lunghi periodi di villeggiatura i rampolli delle famiglie nobiliari più influenti dell’epoca. Poco distante, Castel Gandolfo si era ormai affermata come residenza estiva dei Pontefici, contribuendo ad accrescere il prestigio dell’intero territorio.
Fu proprio in questo contesto, caratterizzato da un legame sempre più stretto tra Roma e i Castelli Romani e dalla crescente necessità di rendere più rapidi e agevoli gli spostamenti, che maturò l’idea di realizzare la prima linea ferroviaria del Lazio: la Roma-Frascati, inaugurata il 7 luglio 1856, destinata a segnare una svolta nella storia dei collegamenti tra la Capitale e il territorio tuscolano.
E’ proprio in occasione dei 170 anni dal suo primo viaggio che il direttore del museo Tuscolano scuderie Aldonbrandini, Alfredo Moraci, e l’assessore alla Cultura del Comune di Frascati, Claudio Cerroni, hanno voluto omaggiare questo passaggio storico per la città tuscolana, nell’ambito del convegno “Tracciati”, rassegna di incontri promossa dal Museumgrandtour.
Numerose le curiosità e gli aneddoti ripercorsi con piacevole fluidità dal direttore Moraci, che ha offerto un’affascinante panoramica su quella che rappresentò una tappa fondamentale nella nascita e nel successivo sviluppo dei collegamenti ferroviari. Un racconto capace di spaziare tra il fascino della velocità e del progresso, immortalati anche nelle opere di grandi maestri della pittura come Claude Monet e J.M.W. Turner, e i timori che quella stessa rivoluzione suscitava nell’immaginario collettivo dell’epoca. Il treno, simbolo di modernità e di una società in rapida trasformazione, era infatti guardato anche con sospetto, quasi fosse una presenza diabolica, tanto che, secondo gli aneddoti ricordati, alcuni sacerdoti arrivavano persino a negare la benedizione a chi si accingeva a salirvi.
La linea Roma-Frascati era lunga circa 20 km ed il viaggio – ad una velocità media di 40 km/h – durava 30 minuti. Una linea che, come da ironia del tempo, non partiva da Roma e non arrivava a Frascati, poiché collegava le stazioni di Porta Maggiore – all’epoca ben lontana dal centro – alla prima stazione di Frascati che si trovava in località Campitelli, tra via Tuscolana e Colle Pizzuto.
Uno degli ostacoli ingegneristici fu la realizzazione della galleria di Ciampino, lunga quasi 1 km, che, percorsa nel buio creava non pochi disagi ai viaggiatori, tanto che, per ovviare al problema, il treno si fermava prima di accedervi, per permettere ai lampasti di accendere tutte le lampade dei vagoni, e solo poi continuare il viaggio.
Appena inaugurata e subito il primo incidente, nell’agosto del 1956, fortunatamente senza vittime, costrinse ad una interruzione fino all’anno seguente. Il 14 maggio del 1858 Papa Pio IX viaggiò per la prima volta in treno, per rientrare a Roma da Castel Gandolfo, giungendovi in carrozza.
L’anno seguente, il 3 luglio 1859, fu inaugurato il treno papale, con tre sontuose carrozze in stile barocco, che oggi si può ammirare presso la Centrale Montemartini a Roma.
Successivamente, il 2 luglio 1868, il Pontefice giunse a Frascati in treno da Roma, per poi proseguire verso Rocca di Papa, dove passò in rassegna le truppe pontificie accampate ai Campi d’Annibale.
Si arriva poi al 1874, quando la stazione capitolina venne spostata a Termini, mentre la moderna e attuale stazione di Frascati arrivò solo nel 1884, sebbene oggi fortemente modificata a causa dei danni registrati durante il bombardamento del 1943. Trasformazioni che contribuirono a imprimere un deciso slancio all’utilizzo della ferrovia, rendendo i collegamenti con la Capitale più comodi e accessibili. Il treno cessò così di essere un privilegio riservato alle élite, aprendosi progressivamente anche alla borghesia e favorendo la diffusione di una nuova abitudine destinata a radicarsi nella tradizione romana: la gita fuori porta ai Castelli Romani, tra paesaggi, ville, osterie e il piacere di allontanarsi, almeno per un giorno, dal fermento della città.
E’ stato poi l’assessore Cerroni ad approfondire la figura di Papa Pio IX, l’ultimo Papa Re, tra contraddizioni storiche e svolte liberali, durante il suo lungo pontificato, durato 31 anni. Una storia che si intreccia ai più importanti accadimenti storici del Risorgimento italiano, e passa per il coinvolgimento di Diomede Pantaleoni, medico e politico residente a Frascati e padre di Maffeo, nella “Questione Romana” per i complicati accordi tra Stato e Chiesa. Fu lui a suggerire a Cavour il noto principio “Libera Chiesa in un libero Stato”, tanto da spingere l’assessore a vantare piuttosto una “Questione frascatana”.
I fatti dietro i fatti, i retroscena, gli aneddoti e le curiosità di una Storia che, attraverso un’attenta e appassionata ricerca tra documenti e testimonianze d’epoca, torna a prendere vita. Un lavoro prezioso, capace di trasformare una semplice data in una ricorrenza significativa per la città, restituendo memoria e protagonismo a personaggi, vicende e imprese del passato. Un’occasione di divulgazione e riscoperta delle proprie radici, per riportare alla luce pagine talvolta dimenticate e riaffermare il valore della conoscenza storica come strumento per comprendere l’identità di una comunità e rafforzarne il senso di appartenenza. Questo l’obiettivo di “Tracciati” e delle connessioni culturali create dal Museumgrandtour.
