Sulla sommità di Monte Mario, uno degli affacci più suggestivi su Roma attende da anni di tornare a vivere con pienezza. Una petizione on line chiede sicurezza, decoro e un progetto di rigenerazione capace di unire paesaggio, cultura, turismo e socialità. C’era una volta lo Zodiaco. Si potrebbe cominciare così, come in una storia custodita […]
Sulla sommità di Monte Mario, uno degli affacci più suggestivi su Roma attende da anni di tornare a vivere con pienezza. Una petizione on line chiede sicurezza, decoro e un progetto di rigenerazione capace di unire paesaggio, cultura, turismo e socialità.
C’era una volta lo Zodiaco. Si potrebbe cominciare così, come in una storia custodita nella memoria di Roma… Eppure lo Zodiaco non appartiene soltanto al passato: esiste ancora, affacciato su uno dei panorami più vasti e affascinanti della Capitale e frequentato da persone innamorate della superba vista che si gode dalla sommità di Monte Mario. Il problema è che lo stato di abbandono rischiare di diventare sempre più insopportabile.
Per generazioni di romani e anche di turisti, salire allo Zodiaco significava allontanarsi per qualche momento dal rumore della città senza lasciarla davvero. Bastava raggiungere viale del Parco Mellini e affacciarsi dalla collina perché Roma cambiasse prospettiva: non più una successione di strade, piazze e quartieri, ma un paesaggio unitario di tetti, cupole, monumenti, colline e orizzonti.
È questo il senso di quel “c’era una volta”. Non la rassegnazione davanti a qualcosa che non tornerà, ma il richiamo a una storia interrotta che cittadini e associazioni vogliono riaprire. Lo Zodiaco è ancora lì, ma da anni non svolge più il ruolo che lo aveva reso uno dei luoghi simbolici di Roma Nord: spazio panoramico, punto d’incontro, meta romantica e presenza riconoscibile nel paesaggio urbano.
Il “Vialetto degli innamorati”
Chi non conosce Roma potrebbe associare i suoi grandi panorami soprattutto al Gianicolo e al Pincio. Monte Mario offre però uno sguardo differente sulla città. Non è soltanto un balcone sul centro storico: è una posizione dalla quale si percepiscono la vastità e la complessità geografica della Capitale, il suo rapporto con le colline circostanti e la continuità tra la città costruita e il paesaggio naturale.
Lo Zodiaco si trova sulla sommità di Monte Mario, in viale del Parco Mellini, a 139 metri di altitudine. Dal suo belvedere lo sguardo può raggiungere il Vittoriano, la cupola di San Pietro, i Colli Albani e gli Appennini; nelle giornate più limpide, la città sembra presentarsi tutta insieme, con i suoi diversi livelli e le sue molte identità.
Ma per i romani questo affaccio porta con sé anche un nome più intimo e popolare: il “Vialetto degli innamorati”. Passeggiate, soste sulle panchine, incontri serali, anniversari e primi appuntamenti hanno costruito nel tempo una memoria parallela a quella ufficiale della città. Un luogo da cui osservare il centro storico, i Castelli Romani e gli Appennini, con un fascino particolare al tramonto e nelle ore notturne.
La fama dello Zodiaco, dunque, non deriva soltanto dalla geografia. Nasce dall’incontro tra il panorama e la vita quotidiana. È uno di quei luoghi ai quali le persone attribuiscono un significato che va oltre la loro funzione materiale: una terrazza diventa un punto della memoria, un sentiero diventa il teatro di storie personali, una vista sulla città diventa parte dell’identità di chi la osserva.
Il locale che ha accompagnato più generazioni
Lo storico ristorante dello Zodiaco fu fondato nel 1956 ed è rimasto per oltre sessant’anni un riferimento della vita romana. Non era conosciuto soltanto per la ristorazione: la sua vera forza era la posizione, quella terrazza sospesa sulla città che aveva trasformato il locale in una meta per occasioni familiari,
Il richiamo al cielo contenuto nel nome dello Zodiaco assume un significato ancora più curioso nella storia di Eufemio Del Buono, legato alla famiglia che gestiva il locale e figura conosciuta nell’ambiente dell’ufologia italiana. Una testimonianza dell’epoca ricorda proprio la terrazza dello Zodiaco come luogo nel quale Del Buono conversava con gli avventori di stelle, UFO e delle sue convinzioni sulla vita extraterrestre
Da quella terrazza, insomma, non si guardava soltanto Roma: si guardava anche il cielo. Ed è una suggestione resa ancora più singolare dalla presenza, a poca distanza, dello storico Osservatorio Astronomico di Monte Mario. Senza confondere naturalmente astronomia e ufologia, le due storie contribuiscono a raccontare la particolare identità di questo lembo della collina.
In ogni caso, per chi viveva nei quartieri capitolini di Balduina, Trionfale, Prati e Della Vittoria, lo Zodiaco era una presenza familiare. Per chi arrivava da altre zone di Roma rappresentava una destinazione. Per i visitatori poteva diventare la scoperta di un volto meno scontato della Capitale, lontano dai percorsi turistici più affollati ma capace di offrire una lettura straordinariamente ampia del suo paesaggio.
La storia del locale si è interrotta nel 2020. Il Tribunale ordinario di Roma pronunciò il fallimento della società di gestione il 4 marzo di quell’anno e la struttura da quel momento non ha più riaperto.
Da allora lo Zodiaco ha progressivamente assunto l’aspetto di un luogo sospeso. Il ristorante e il bar sono rimasti chiusi, mentre negli spazi circostanti sono diventati visibili i segni del tempo e della scarsa manutenzione.
Eppure le persone continuano a salire. Residenti, coppie, camminatori e visitatori raggiungono ancora Monte Mario per osservare Roma dall’alto. È forse questo l’elemento che meglio testimonia il valore del luogo: nonostante la chiusura delle attività e le condizioni di abbandono, il belvedere non ha perso la sua capacità di attrazione.
Una petizione per farlo tornare a vivere
Da questa contraddizione nasce la mobilitazione civica: uno dei luoghi panoramici più suggestivi di Roma continua a essere cercato e frequentato, ma non dispone più delle condizioni di decoro, sicurezza e accoglienza adeguate al suo valore.
Il Comitato civico Balduina’S ha promosso una petizione online per chiedere la riqualificazione dell’area dell’ex Zodiaco. L’iniziativa, promossa nella primavera 2026, non riguarda semplicemente la riapertura di un ristorante. I promotori descrivono lo Zodiaco come parte della memoria collettiva romana, luogo di socialità e risorsa turistica e ambientale. Si chiedono concreti per arrestare l’abbandono e restituire alla collettività uno dei panorami più significativi della Capitale. [change.org]
Leggi e firma la petizione per la riqualificazione dell’area ex Zodiaco
Il valore dell’iniziativa sta soprattutto nell’idea di futuro che propone. Lo Zodiaco non dovrebbe necessariamente tornare a essere una copia esatta di ciò che era. Potrebbe rinascere attraverso una funzione nuova, capace di conservare la memoria dello storico locale ma anche di rispondere alle esigenze contemporanee della città.
Uno spazio aperto e accessibile potrebbe ospitare momenti culturali, iniziative sociali, attività di conoscenza dell’ambiente e occasioni di incontro. Potrebbe offrire servizi ai visitatori e contribuire alla cura e alla sicurezza dell’area. Potrebbe, soprattutto, ricongiungere il valore commerciale o ricettivo della struttura con la fruizione pubblica del belvedere, senza ridurre uno dei più importanti affacci romani alla sola attività economica.
Monte Mario, dove paesaggio, natura e scienza guardano Roma
A rendere particolare la vicenda è anche la collocazione dello Zodiaco all’interno di un contesto naturalistico delicato e prezioso. Monte Mario non è semplicemente una zona elevata dalla quale fotografare Roma. È parte di un sistema ambientale protetto, nel quale la dimensione urbana convive con vegetazione, percorsi e testimonianze storiche.
A questa stratificazione si aggiunge la storica presenza, sulla sommità e lungo i versanti di Monte Mario, di strutture e aree a destinazione militare, che costituiscono un ulteriore elemento della particolare identità del colle. Il recupero dello Zodiaco si collocherebbe dunque in un contesto nel quale convivono funzioni pubbliche differenti, patrimonio ambientale e paesaggio urbano. Una complessità che non diminuisce il valore del belvedere, ma rafforza la necessità di una progettazione attenta degli accessi, degli spazi e delle modalità di fruizione.
Poco distante dallo Zodiaco, il panorama incontra anche la scienza. A Villa Mellini, come accennato,ha sede lo storico Osservatorio Astronomico di Monte Mario, inaugurato nel 1938 e oggi parte del patrimonio dell’INAF: qui si trovano anche il Museo Astronomico e Copernicano e la Torre Solare. Non è un elemento estraneo alla storia del colle: Monte Mario è stato per lungo tempo un luogo privilegiato dal quale osservare Roma e, insieme, misurare e studiare il cielo. La vicinanza tra l’Osservatorio e lo Zodiaco rafforza così l’identità particolare di questa sommità: un balcone sulla Capitale nel quale paesaggio, memoria, scienza e natura convivono a pochissima distanza.
La petizione ricorda proprio che il complesso è inserito in un contesto di pregio naturalistico e paesaggistico sottoposto a tutela e gestito dall’Ente regionale RomaNatura. Questa condizione impone dunque che qualsiasi ipotesi di recupero tenga insieme conservazione, accessibilità, sostenibilità e fruizione pubblica.
Non si tratta, quindi, di “riempire” uno spazio vuoto con una nuova attività. Il vero obiettivo dovrebbe essere reinserire lo Zodiaco nel paesaggio di Monte Mario con un progetto rispettoso dell’ambiente, della visuale, della storia e della funzione sociale del luogo.
Questo aspetto rende la vicenda interessante anche fuori Roma. Molte città italiane ed europee possiedono belvedere, terrazze, edifici panoramici o spazi storici che, una volta venuta meno la loro funzione originaria, rimangono bloccati tra degrado e nostalgia. La domanda è sempre la stessa: come si può aggiornare l’uso di un luogo senza cancellarne l’identità?
Nel caso dello Zodiaco, la risposta proposta dai cittadini sembra essere chiara: facendo della bellezza non soltanto qualcosa da contemplare, ma una risorsa da custodire e condividere.
Il nodo amministrativo sullo sfondo
La strada verso il recupero non è semplice. Sul complesso pesano la procedura fallimentare e questioni patrimoniali e autorizzative ancora da chiarire. La petizione on line richiama il Fallimento n. 177/2020 e riferisce dell’esistenza di una mozione depositata presso l’Assemblea Capitolina, finalizzata al riconoscimento dell’interesse pubblico alla riqualificazione dell’area, alla mobilità sostenibile e alla sua valorizzazione.
Il Comitato civico Balduina’S chiede per questo la costituzione di un tavolo di coordinamento tra Roma Capitale, Regione Lazio, RomaNatura e gli organi della procedura fallimentare. L’obiettivo dichiarato è definire con chiarezza i vincoli e gli assetti autorizzativi, mettendo in relazione l’eventuale attività ricettiva e ristorativa con la fruizione culturale e pubblica del belvedere.
Le questioni giuridiche e amministrative non possono essere ignorate, ma non dovrebbero oscurare il cuore della mobilitazione. L’istanza che arriva dalle associazioni di cittadini non è quella di imporre una soluzione precostituita. È la richiesta che le istituzioni riconoscano il valore del luogo, ne arrestino il deterioramento e rendano finalmente possibile un progetto serio e condiviso.
Il luogo appartiene a Roma Nord per geografia, ma alla città intera per il panorama che offre, per la storia che conserva e per il ruolo che ha svolto nell’immaginario collettivo. E può parlare anche a chi romano non è, perché rappresenta una Roma diversa da quella delle cartoline più consuete: una città osservata dal margine della sua riserva naturale, capace di mostrarsi contemporaneamente monumentale, quotidiana e sorprendentemente vasta.
Dall’alto di Monte Mario, la cupola di San Pietro non appare isolata, ma inserita nel tessuto urbano. Il Vittoriano, i quartieri della zona nord, il Foro Italico, le colline e le montagne lontane entrano in un’unica visione. È un punto dal quale si comprende che Roma non è soltanto il suo centro archeologico: è anche natura, periferia, orizzonte, stratificazione e vita contemporanea.
Per questo recuperare lo Zodiaco significherebbe offrire ai visitatori un’esperienza meno convenzionale della città e, nello stesso tempo, restituire ai romani un luogo nel quale ritrovare la propria identità.
Roberto Capparella
