Applausi spontanei durante la proiezione e una fila di ragazzi pronti a intervenire al termine. È la risposta degli studenti di Rieti al film “Se domani non torno”, diretto da Paola Randi e dedicato alla storia di Giulia Cecchettin, proiettato ieri al Cinema Moderno. L’iniziativa è nata su invito della dirigente scolastica Paola Giagnoli, dell’Istituto […]
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Applausi spontanei durante la proiezione e una fila di ragazzi pronti a intervenire al termine. È la risposta degli studenti di Rieti al film “Se domani non torno”, diretto da Paola Randi e dedicato alla storia di Giulia Cecchettin, proiettato ieri al Cinema Moderno.
Dopo la proiezione, gli studenti si sono messi in fila per prendere la parola: domande, riflessioni, esperienze personali. Alcuni hanno raccontato anche il vissuto di un’amica o di un amico che in quel momento non riusciva a parlare. Al centro del confronto le relazioni, il riconoscimento della violenza e il confine tra affetto e possesso.
Il messaggio condiviso dai rappresentanti dell’associazione è che soffrire per la fine di una relazione è umano e legittimo, ma quel dolore non dà mai il diritto di privare l’altra persona della libertà di scegliere, di dire no e di andare via.
Ci sono momenti in cui la partecipazione dei ragazzi dà un significato concreto alla parola speranza. È accaduto ieri durante la proiezione di “Se domani non torno”, il film dedicato alla storia di Giulia Cecchettin, alla quale hanno partecipato per Penelope Lazio Simona Buonocore, psicologa forense, psicoterapeuta e consigliere regionale dell’associazione, e Rocco Micale, vicepresidente di Penelope Lazio e brigadiere dei Carabinieri in congedo.
Un film arrivato ai ragazzi come un pugno nello stomaco. Durante la proiezione, in diversi momenti, dalla sala sono partiti applausi spontanei. E al termine, quell’emozione è diventata desiderio di prendere parola.
«Gli studenti si sono messi in fila per intervenire: una domanda, una riflessione, un’esperienza personale. Qualcuno ha dato voce anche al vissuto di un’amica o di un amico che, in quel momento, non riusciva a parlare. Ci ha profondamente colpito la loro volontà di esserci, di esporsi, di confrontarsi su ciò che accade nelle relazioni e sul confine tra affetto e possesso. Da questa sala portiamo con noi una speranza concreta: giovani che scelgono di interrogarsi, di ascoltarsi e di non lasciare solo chi fa fatica a parlare», hanno dichiarato da Penelope Lazio.
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