Dopo la cerimonia in piazza, in aula consiliare gli artificieri dell’Esercito Italiano hanno mostrato alle classi terze mine e bombe, insieme alle testimonianze dei civili di guerra
Nella Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate la comunità di Lariano si è raccolta questa mattina per la cerimonia ai caduti. Presenti autorità civili e militari: il comandante della Polizia Locale Tamara Latini, il vice comandante della stazione dei Carabinieri De Vito, il tenente Angelo Gigliola della Guardia di Finanza e la Polizia di Stato, il comandante del Nucleo Carabinieri Forestali, Nicola Gentile, insieme alla Protezione civile, all’Associazione Nazionale Carabinieri, al centro anziani e all’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, sezione provinciale di Roma. Con loro gli studenti dell’Istituto Comprensivo, accompagnati dalle docenti Cenci e Vantaggiato, e la dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore Mancinelli Falconi, Serena Incani.
Nel suo discorso in piazza il Sindaco Francesco Montecuollo ha espresso, a nome dell’intera comunità, il cordoglio per i quattro italiani morti in Bosnia nel corso di una missione internazionale: due militari dell’Esercito e due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. «Il loro lavoro ci ricorda che la responsabilità verso il proprio Paese può portare anche molto lontano da casa», ha detto.
Il Sindaco ha poi ricordato i 60 anni dall’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 e gli “angeli del fango”, i giovani arrivati da tutta Italia e dall’estero per salvare libri e opere d’arte e aiutare la popolazione: un esempio, ha spiegato, del vero senso di comunità e di unità nazionale. Un pensiero è andato anche alle vittime civili di tutte le guerre. Montecuollo ha richiamato le parole pronunciate poco prima dal parroco, padre Felix, durante l’omelia: chi ha sacrificato la vita lo ha fatto soprattutto per il mantenimento della pace e dell’ordine. La cerimonia si è chiusa con il grido «Viva le Forze Armate! Viva l’unità nazionale! Viva l’Italia!».
In aula consiliare con gli artificieri
A fine cerimonia il Sindaco ha ripreso il suo intervento in aula consiliare davanti agli studenti delle classi terze dell’Istituto Comprensivo di Lariano. Qui sono intervenuti gli artificieri dell’Esercito Italiano giunti da Roma, che hanno allestito l’aula con diverse tipologie di mine e bombe, per insegnare ai ragazzi quanto siano pericolosi questi ordigni se ritrovati nei nostri boschi. A presentare e spiegare le varie tipologie di ordigni è stato il Luogotenente Eupremio Caccioppoli.
L’incontro, promosso dal consigliere capitolino Roberto Stefano, è stato moderato da Marina Picano, segretaria dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra. A portare l’iniziativa a Lariano è stato Bayoumi Mohamed. Hanno portato la loro testimonianza il vicepresidente dell’Associazione Franco Picano e Francesco Corradini.
«Oggi le Forze Armate non sono più uno strumento di guerra, ma di difesa e di tutela del territorio», ha detto il Sindaco, parlando di missioni di pace. Ha quindi richiamato l’aspetto più odioso dei conflitti, il coinvolgimento dei civili, che non si esaurisce con la fine della guerra: bombe, granate e mine restano disseminate sul territorio per decenni. «Sono esempi molto più vicini di quanto possiate immaginare», ha spiegato. «A Lariano è quasi all’ordine del giorno ricevere segnalazioni di ordigni bellici lungo i sentieri del bosco o sotto un albero, spesso da cercatori di funghi».
Da qui l’invito ai ragazzi: in caso di sospetto, anche solo di un sospetto, avvisare subito genitori, insegnanti, protezione civile, Polizia Locale o Carabinieri. «Ricordatevi che è sempre meglio un falso allarme che una tragedia».
Il Sindaco ha ricordato anche la tragedia di Colle Caldara, a Velletri, dove un ordigno esplose uccidendo 10 bambini che giocavano in campagna. «Per dirvi che non bisogna mai abbassare la guardia».
Presenti alla cerimonia anche il vice sindaco Fabrizio Ferrante Carrante, e i consiglieri Serena Dell’Erba e Claudio Crocetta.
La testimonianza di chi ha vissuto sulla propria pelle
Il momento più toccante è stato quello delle testimonianze dei civili di guerra, rimasti invalidi da bambini a causa di un ordigno. Il vicepresidente Franco Picano ha raccontato ai ragazzi, per la prima volta, la sua storia: aveva 6 o 7 anni quando, in campagna, vide un oggetto con tanti fili colorati e, incuriosito, lo prese e lo tirò. «Non l’avessi mai fatto», ha detto. L’esplosione gli portò via un occhio e gli devastò la mano, il braccio, le gambe e il volto.
Fu trasportato con un carretto e mezzi di fortuna fino a Napoli, dove restò in ospedale per circa 40 giorni, mentre i genitori lo cercavano in tutta la città. Seguirono numerosi interventi, alcuni dei quali ancora oggi non conclusi. Nonostante tutto, Picano non si è mai arreso: ha ripetuto due volte la prima elementare perché non riusciva a scrivere con la sinistra, poi ha vinto dei concorsi ed è diventato dirigente al Ministero delle Finanze e all’ufficio tecnico di Finanza. Ha costruito una famiglia e, pur con le protesi, si dice orgoglioso di essere andato avanti.
«Sono rimasto qui perché devo ridare a voi quello che è successo a me, perché non vi scontriate mai con queste cose», ha detto ai ragazzi, invitandoli a prendere esempio da lui e dagli altri civili di guerra.
Il Sindaco ha concluso ringraziando le dirigenti scolastiche, i docenti, l’assessora Sabrina Verri, l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e l’Esercito Italiano, con un auspicio: che i ragazzi tornino a casa con qualcosa su cui riflettere e con la consapevolezza dei pericoli reali che si nascondono dietro «qualcosa che può sembrare un attrezzo innocente e suscitare la curiosità». «Ecco, il pericolo è proprio quello».
