Genzano, celebrati i funerali di Mattia Luca Russo, nel giorno dei suoi 23 anni. Mamma Olga: «E’ una festa, cantiamogli Tanti auguri»

Una chiesa gremita, centinaia di persone, i compagni di Medicina in camice bianco, i vertici dei Carabinieri e l’abbraccio di un’intera comunità. Le canzoni di Amy Winehouse, le lettere degli amici e le parole struggenti della mamma: «Mio figlio voleva solo dormire. Vi chiedo una promessa: non lasciate soli questi ragazzi».

Ci sono giorni in cui il dolore sembra togliere ogni parola. E ce ne sono altri in cui, proprio nel momento più difficile, qualcuno trova la forza di pronunciarne alcune destinate a rimanere impresse nella memoria di tutti. È accaduto oggi pomeriggio, giovedì 5 novembre, a Genzano di Roma, durante i funerali di Mattia Luca Russo, il giovane scomparso a soli 22 anni, che proprio oggi avrebbe festeggiato il suo ventitreesimo compleanno.

Una coincidenza dolorosissima, che ha reso ancora più straziante una giornata già segnata da un’immensa commozione. La Collegiata della Santissima Trinità era gremita. Centinaia di persone si sono ritrovate sul sagrato, in attesa dell’arrivo del feretro, mentre altri cittadini hanno seguito i momenti dell’ultimo saluto dal marciapiede del corso antistante la chiesa. Un’intera comunità ha voluto stringersi attorno alla famiglia Russo, condividendone il dolore e testimoniando, con la propria presenza, l’affetto per Mattia.

Ma a raccontare meglio di qualsiasi parola il senso di questa giornata sono state soprattutto alcune immagini: i tanti giovani con gli occhi lucidi, gli abbracci, il silenzio e, soprattutto, i compagni di università di Mattia, presenti con i loro camici bianchi.

Quei camici che rappresentano una vocazione, un percorso di studi, un futuro immaginato e costruito giorno dopo giorno. Mattia studiava Medicina e Chirurgia alla Link Campus University di Roma e proprio i suoi compagni hanno voluto rendergli omaggio indossando il simbolo della professione alla quale anche lui aspirava.

Una presenza carica di significato, nel ricordo di un ragazzo che aveva scelto di diventare medico perché desiderava aiutare gli altri.

L’arrivo del feretro sulle note di Amy Winehouse: la musica che Mattia amava

Già l’arrivo del feretro davanti alla chiesa è stato accompagnato da un momento particolarmente toccante. Per volontà dei genitori, attraverso un impianto audio, sono risuonate le note di “Back to Black” di Amy Winehouse, una delle canzoni preferite di Mattia. Una scelta profondamente personale, lontana da ogni formalità, che ha restituito ai presenti qualcosa dei gusti, delle passioni e della sensibilità del giovane.

Le note della cantante britannica hanno accompagnato l’arrivo del feretro, mentre sul sagrato si stringevano familiari, amici, compagni di studio e tantissimi cittadini. Un momento nel quale la musica è diventata memoria, richiamando i ricordi legati a Mattia e alla sua vita. Anche al termine della cerimonia è stata scelta un’altra canzone di Amy Winehouse, dal ritmo più vivace, una di quelle che Mattia era solito dedicare ai suoi cari, alla mamma, al papà e alla sorella.

Un modo per salutarlo attraverso ciò che amava, lasciando spazio non soltanto alle lacrime, ma anche ai ricordi e all’affetto che continueranno a legarlo alla sua famiglia.

Una folla immensa per Mattia: presenti i vertici dei Carabinieri e le istituzioni

A rendere omaggio al giovane anche una folta rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri, alla quale appartiene il papà Antonino Russo, maresciallo e vicecomandante della Stazione di Cecchina. Una presenza numerosa e significativa, testimonianza della vicinanza dei colleghi e dell’intera istituzione a una famiglia colpita da una perdita devastante.

Alla cerimonia hanno preso parte anche i vertici territoriali dell’Arma dei Carabinieri dei Castelli Romani, con rappresentanti delle Compagnie e delle Stazioni locali. Tra di loro anche il comandante della Compagnia di Velletri, il capitano Giovanni Cappa, il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Genzano, il luogotenente Giuseppe Esposito La Rossa, insieme a numerosi ufficiali e militari che hanno voluto manifestare personalmente la propria solidarietà al collega e alla sua famiglia.

Presenti anche rappresentanti della Polizia di Stato di Genzano, oltre a esponenti delle Polizie Locali di Genzano di Roma, Albano Laziale e Ariccia.

Tra le autorità civili hanno partecipato il sindaco di Genzano, Fabio Papalia, l’assessora ai Servizi Sociali Maria Grazia Barbaliscia e il consigliere comunale Arnaldo Melaranci.

Per il Comune di Albano Laziale erano presenti il sindaco Massimo Ferrarini e il vicesindaco Sauro Sinapi, a testimonianza del legame della famiglia con Cecchina, frazione di Albano, dove Antonino Russo presta servizio.

Presente anche la consigliera comunale di Ariccia Alessandra Isopo.

Autorità civili, militari, amici, conoscenti e tantissimi cittadini si sono ritrovati insieme, senza distinzioni, accomunati dal desiderio di far sentire la propria vicinanza alla mamma Olga Bernabini, al papà Antonino, alla sorella Vittoria Louise e a tutti i familiari.

L’omelia di monsignor Pietro Massari: «Il Signore non è colui che gli ha dato la morte, ma colui che gli dà la vita»

La celebrazione funebre è stata presieduta da monsignor Pietro Massari, parroco della Collegiata della Santissima Trinità di Genzano. Alla funzione hanno preso parte anche il cappellano militare dei Carabinieri, don Donato Palminteri, e un sacerdote giunto da Roma, amico della famiglia Russo.

Nella sua omelia, monsignor Massari non ha nascosto la difficoltà di trovare parole capaci di raggiungere il cuore di una famiglia chiamata ad affrontare una sofferenza tanto grande. «Potete capire il disagio che un povero parroco trova nel pronunciare qualche parola», ha esordito il sacerdote. Un’ammissione sincera, di fronte a un dolore che appare impossibile da spiegare e ancor più difficile da accettare.

Monsignor Massari ha richiamato l’immagine di Maria ai piedi della croce, accostando il dolore della Madonna a quello dei genitori di Mattia. «Se il nostro dolore è grande, quello della mamma e del papà è simile a quello di Maria quando era sotto la croce». Poi il riferimento alla parabola della pecorella smarrita, a quel pastore che non si arrende e continua a cercare chi si è perduto, fino a ritrovarlo. Un’immagine attraverso la quale il sacerdote ha voluto trasmettere un messaggio di amore e speranza, ricordando come, nella fede cristiana, nessuno venga dimenticato o abbandonato.

Anche Mattia, ha sottolineato, è cercato e accolto dall’amore di Gesù. Ma sono state soprattutto alcune parole a racchiudere il significato dell’intera omelia: «Alzate lo sguardo. Il Signore non è colui che gli ha dato la morte, ma colui che gli dà la vita». Un invito a non attribuire a Dio la responsabilità della morte, ma a riconoscere nel messaggio cristiano della Resurrezione una possibilità di speranza anche quando tutto sembra perduto.

Don Pino  ha ricordato come la speranza sia un dono di Dio, inseparabile dalla fede e dalla carità, invitando i presenti a pensare Mattia vivo nella dimensione della vita eterna. Non parole per cancellare il dolore, ma per provare ad attraversarlo, senza smettere di credere che l’amore possa andare oltre la morte.

Le note di “Su ali d’aquila” durante la Comunione

Uno dei momenti più intensi della celebrazione è arrivato durante la Comunione, quando in chiesa sono risuonate le note di “Su ali d’aquila”, il celebre canto liturgico ispirato al Salmo 91. Un canto che parla di protezione, di affidamento e della forza di rialzarsi, anche nei momenti in cui la fragilità umana sembra avere il sopravvento.

Le sue parole hanno accompagnato il raccoglimento dei fedeli, intrecciandosi idealmente al messaggio pronunciato poco prima da monsignor Massari. E mentre lo sguardo di tanti si posava sul feretro di Mattia, la musica sembrava dare voce a ciò che nessuno riusciva a esprimere.

La forza di mamma Olga: «Vi chiedo una promessa. Basta chiacchiere, questi ragazzi hanno bisogno di aiuto»

Il momento destinato a lasciare il segno più profondo è arrivato quando Olga Bernabini, la mamma di Mattia, ha preso la parola. Davanti a una chiesa gremita, nel giorno in cui avrebbe dovuto festeggiare il compleanno del figlio, Olga ha trovato una forza straordinaria per raccontare la sofferenza vissuta dalla sua famiglia.

Non ha cercato parole di circostanza. Non si è limitata a ringraziare i presenti. Ha voluto soprattutto lanciare un messaggio, chiedere un impegno, trasformare il dolore in una promessa. «Vi sto per chiedere una promessa», ha esordito, rivolgendosi alle tante persone raccolte in chiesa.

Una promessa rivolta in particolare ai giovani, alle famiglie, alle istituzioni e a quanti possono contribuire a costruire una rete di sostegno per chi attraversa momenti di profonda difficoltà. Olga ha parlato del tormento che ha accompagnato la vita di Mattia e dei tanti tentativi compiuti, nel corso degli anni, per aiutarlo.

Un percorso doloroso, fatto di ricerche, speranze, difficoltà e risposte che non sempre sono arrivate. E proprio da questa esperienza ha voluto far nascere una missione. «Adesso la mia missione è la promessa che faccio a mio figlio», ha spiegato, annunciando la volontà di continuare a impegnarsi affinché altri ragazzi e altre famiglie possano trovare quell’aiuto del quale hanno bisogno.

Poi un appello diretto, senza giri di parole: «Ognuno di noi deve andare al di là della divisa, al di là dell’autorità. La persona deve muoversi e fare. Basta chiacchiere». Parole pronunciate davanti a tanti rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, ma rivolte a ciascuno dei presenti.

Perché, nel messaggio di Olga, non basta riconoscere un problema. Bisogna affrontarlo. Non basta esprimere solidarietà. Bisogna esserci, concretamente, soprattutto quando una famiglia si trova a combattere una battaglia che sembra più grande delle proprie forze. Lei lo ha già fatto, recandosi fino al Parlamento Europeo per combattere una battaglia che sa diventando una missione di vita.

«Vi prego, facciamo rete. Noi ci siamo spesso trovati da soli»

È stato questo uno dei passaggi più forti del suo intervento. «Vi prego, vi chiedo di fare rete. Questa rete è una famiglia. Noi ci siamo spesso trovati da soli». Una richiesta che suona come un appello a costruire un sistema di ascolto, sostegno e collaborazione capace di non lasciare indietro nessuno. Olga non ha nascosto le difficoltà vissute, né il senso di solitudine che può accompagnare chi cerca disperatamente di aiutare una persona amata.

Ha chiesto che la storia di Mattia non venga dimenticata e che il dolore della sua famiglia possa diventare un’occasione per aiutare altri giovani. Perché, nelle sue parole, il ricordo di un figlio non può esaurirsi nel giorno del funerale.

Deve continuare a vivere in qualcosa di concreto. «Da lunedì io torno al lavoro. E non li mollo un attimo», ha annunciato, ribadendo la propria determinazione a portare avanti il suo impegno di insegnante e il suo ruolo di guida per i tanti studenti e studentesse ai quali insegna ad Ardea.

Una promessa fatta a Mattia, ma anche a tutti quei ragazzi che, come lui, possono vivere sofferenze difficili da raccontare e ancor più difficili da comprendere.

Olga Bernabini è conosciuta anche per il suo impegno nella tutela dei minori e per la sua attività di sensibilizzazione sui rischi che interessano le giovani generazioni. Insegnante dell’Istituto Comprensivo Ardea II, negli anni ha portato le proprie battaglie anche nelle sedi istituzionali europee.

Oggi a quell’impegno si aggiunge una promessa profondamente personale: continuare ad aiutare i ragazzi, nel nome di Mattia.

«Lui diceva sempre: sono solo. Ma ognuno di voi ha un pezzettino di mio figlio»

Poi Olga ha guardato quella chiesa piena di persone. Una folla venuta per Mattia. Per salutarlo, per abbracciare idealmente la sua famiglia, per condividere almeno una piccola parte di un dolore immenso. E ha raccontato un aspetto particolarmente doloroso della sofferenza del figlio. «Lui diceva spesso di essere solo», ha ricordato. Una frase che, pronunciata davanti a tutte quelle persone, ha assunto un significato ancora più struggente. Perché Mattia, nella percezione della mamma, non riusciva sempre a riconoscere quanto affetto lo circondasse. «Tutta questa gente dimostra che non sei solo, ti vogliono bene in tanti», ha aggiunto Olga, ricordando il carattere e le fragilità del figlio.

Poi si è rivolta nuovamente ai presenti: «Ognuno di voi qua dentro ha un senso. E soprattutto ha un pezzettino di mio figlio». Una frase capace di raccontare quanto una vita, anche nella sua brevità, possa lasciare tracce profonde nelle persone incontrate lungo il cammino. Nei compagni di università, negli amici, nei familiari, in chi ha condiviso con Mattia momenti felici e in chi ha conosciuto anche le sue difficoltà.

«Mio figlio voleva solo dormire»: il racconto dell’insonnia che lo tormentava

Il momento forse più doloroso è arrivato quando Olga ha parlato dell’insonnia di cui Mattia soffriva. Una condizione che, secondo quanto raccontato dalla mamma, aveva segnato profondamente la sua vita e quella dell’intera famiglia. «Abbiamo provato tutto», ha detto, ripensando ai tanti tentativi compiuti per trovare una soluzione. Poi una frase terribile nella sua semplicità e schiettezza: «Alla fine mio figlio voleva solo dormire. Perché soffriva di insonnia. E da domenica dorme, con sguardo sereno…». Poche parole, pronunciate da una madre che ha visto soffrire il proprio figlio e che ha cercato, con tutte le proprie forze, di aiutarlo. Olga ha raccontato quanto Mattia desiderasse trovare serenità e riposo. Un dolore intimo, affidato pubblicamente alla comunità, che merita di essere ascoltato senza giudizi e senza cercare spiegazioni semplicistiche a una vicenda tanto complessa.

Nel ricordare il figlio, la mamma ha espresso il desiderio di immaginarlo finalmente in pace, libero da quel tormento che lo aveva accompagnato per tanti anni. Un pensiero profondamente materno, nel quale si intrecciano la disperazione per la perdita e l’amore di chi avrebbe voluto, sopra ogni altra cosa, vedere il proprio figlio sereno.

«Oggi Mattia compie 23 anni. Questa è una festa, non un funerale. Cantiamo Tanti auguri»

E poi, proprio quando sembrava che non ci fosse più nulla da aggiungere, Olga ha pronunciato le parole che hanno reso ancora più indimenticabile questa giornata. Ha ricordato che oggi, 5 novembre, è il compleanno di Mattia. Ventitré anni. Ventitré candeline che avrebbero dovuto illuminare una torta, ventitré anni da festeggiare con gli amici, con la famiglia, con i compagni di università.  «Oggi Mattia compie 23 anni. È il suo compleanno e questa è una festa, non un funerale. Quindi cantiamo tutti insieme Tanti auguri». E così, nel giorno dell’addio, tra la commozione generale, la chiesa ha accolto il canto di compleanno per Mattia.

Un momento dal significato difficile da descrivere, nel quale la vita e la morte, la gioia dei ricordi e il dolore della perdita si sono incontrati.

La lettera di Benedetta, l’amica d’infanzia: il ricordo di un ragazzo sensibile e generoso

Al termine della funzione religiosa, dopo le parole della mamma, sono arrivate altre testimonianze particolarmente commoventi. Tra queste, quella di Benedetta, una carissima amica d’infanzia di Mattia, originaria di Labico, che ha letto una lettera dedicata al giovane. Un ricordo intimo e affettuoso, nel quale Mattia è stato descritto come un ragazzo sensibile, generoso, sempre pronto all’ascolto e disponibile ad aiutare il prossimo.

Parole che hanno restituito ai presenti il ritratto di una persona capace di prestare attenzione agli altri, di coglierne le difficoltà e di offrire vicinanza. Un ricordo che ha aggiunto un altro tassello alla storia di Mattia, andando oltre il dolore della sua scomparsa e riportando al centro ciò che era stato per le persone che gli volevano bene.

Perché dietro il suo nome, dietro la notizia di una vita interrotta troppo presto, c’era un ragazzo con una propria personalità, legami profondi, sensibilità e passioni. E proprio questi aspetti hanno trovato spazio nelle parole della sua amica d’infanzia.

Il saluto dei compagni di Medicina: «Voleva diventare medico per aiutare gli altri»

A prendere la parola è stato anche uno studente del terzo anno di Medicina e Chirurgia della Link Campus University di Roma, che ha letto un messaggio preparato insieme agli altri compagni universitari di Mattia. Un intervento particolarmente significativo, pronunciato davanti a tanti giovani che avevano scelto di partecipare alla cerimonia indossando il camice bianco. I compagni hanno ricordato Mattia come un ragazzo attento, sensibile, generoso e altruista, sottolineando quanto fosse forte in lui il desiderio di mettere le proprie capacità al servizio degli altri.

Voleva diventare medico per aiutare le persone. Un sogno che aveva iniziato a coltivare con determinazione, attraverso un percorso universitario affrontato con grande impegno e risultati eccellenti, nonostante le difficoltà di salute con le quali era costretto a convivere. La grave forma di insonnia cronica di cui soffriva rendeva particolarmente complessa la sua quotidianità, ma Mattia continuava a studiare, a preparare gli esami e a ottenere voti altissimi.

Un percorso che la sua università, secondo quanto comunicato dalla mamma Olga, intende ricordare anche attraverso l’avvio di una procedura per un riconoscimento accademico alla memoria.

L’ultimo saluto sulle note di Amy Winehouse, poi il lungo corteo verso il cimitero

Al termine della celebrazione, l’ultimo saluto a Mattia è stato accompagnato da un’atmosfera di profonda commozione. Ancora una volta, per volontà della famiglia, è risuonata una canzone di Amy Winehouse, questa volta dal ritmo più vivace, una di quelle che Mattia amava e dedicava ai suoi familiari. Una scelta che ha voluto restituire, anche nell’ultimo momento, qualcosa della sua personalità e dei suoi legami più cari.

Gli applausi e la musica hanno accompagnato il commiato, mentre le centinaia di persone presenti si sono strette ancora una volta attorno alla famiglia Russo – Bernabini.

Il feretro è stato quindi affidato al carro funebre dell’Agenzia Triolo di Cecchina, per essere accompagnato al cimitero di Genzano. A seguirlo, un lungo corteo a piedi composto da tante persone, che hanno voluto percorrere insieme l’ultimo tratto di strada accanto a Mattia.

La viabilità lungo il percorso è stata regolata dagli agenti della Polizia Locale di Genzano, impegnati a consentire lo svolgimento del corteo in sicurezza. Un ultimo cammino condiviso, nel quale la presenza della comunità è diventata un abbraccio collettivo alla famiglia.

Una promessa nel nome di Mattia: «Non lasciate soli questi ragazzi»

È stata una giornata che Genzano difficilmente dimenticherà. Una cerimonia intensa, segnata dalla partecipazione di una comunità che ha voluto testimoniare tutto il proprio affetto alla famiglia di Mattia Luca.

Tra i camici bianchi dei suoi compagni universitari, le divise dei Carabinieri, gli amici d’infanzia, le autorità cittadine e i tantissimi conoscenti, il ricordo di Mattia ha unito generazioni diverse. La musica, le lettere, gli abbracci e gli applausi hanno accompagnato il commiato, mentre le parole dei suoi amici hanno restituito il ritratto di un giovane sensibile, generoso e altruista. Che il dolore di Mattia non venga dimenticato. Perché, forse, il modo più autentico per custodire il ricordo di Mattia sarà proprio quello di dare seguito all’impegno che sua madre ha affidato a tutti.

E perché quel «Tanti auguri», cantato nel giorno più triste, possa restare non soltanto il ricordo struggente di un compleanno mancato, ma anche un inno all’amore che non finisce.

Un amore che accompagnerà per sempre Olga, Antonino e Vittoria Louise, insieme al ricordo di quel ragazzo che avrebbe voluto diventare medico e che, nella sua troppo breve esistenza, ha lasciato un segno profondo in tante persone.

Ciao Mattia. Buon compleanno, ovunque tu sia!

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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