Un incontro fuori dal comune quello andato in scena il 20 maggio, all’Istituto Comprensivo Primo Levi di Frattocche, nel Comune di Marino. Al centro della giornata il modello DADA, un sistema organizzativo che ribalta la logica tradizionale della classe fissa: non sono più i docenti a raggiungere gli studenti, ma sono questi ultimi a spostarsi verso le aule dei professori, ciascuna allestita come un ambiente tematico e specializzato. Un modello in cui si attuano al meglio tutte le buone e innovative forme di didattica; un modello che l’istituto non sta scoprendo oggi, ma che sperimenta già a partire dallo scorso anno scolastico.
A testimoniare il valore dell’iniziativa sono intervenuti il sindaco Stefano Cecchi, l’assessore Pamela Muccini, la dirigente scolastica dott.ssa Francesca Toscano e la presidente del Consiglio d’Istituto Simona Bisceglie, insieme a dirigenti e docenti delle scuole del territorio. Ospite di rilievo anche Lidia Cangemi, dirigente scolastica di lungo corso, nonché cofondatrice del modello DADA.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco Stefano Cecchi, con un invito diretto agli studenti: “Valorizzate la vostra scuola, che è bella e accogliente. L’Istituto Primo Levi rappresenta un esempio di eccellenza, sia nella formazione dei docenti sia nella cura degli spazi”. Il primo cittadino ha poi sottolineato come sia fondamentale “un’educazione capace di mettere al centro i sentimenti e un uso consapevole della tecnologia”.
La parola è poi passata ai veri protagonisti: i rappresentanti del Consiglio Studentesco. Accompagnati dai docenti, ma con parole tutte loro, i loro interventi sono stati frutto di esperienze vissute in prima persona. Ad aprire è stata Linda Colella, la più giovane rappresentante del Comitato, seguita da Gabriele Raimondi, che ha promesso il massimo impegno “per il benessere della nostra grande scuola”.
Miriam Casella (1A) ha scelto la parola “movimento” per descrivere l’esperienza del modello dada. “Questo modo di vivere la scuola ci aiuta a ‘switchare’ il cervello — ha spiegato — camminare verso l’aula di arte significa già prepararsi mentalmente a quello che faremo”. Ha poi aggiunto una nota di calore domestico: “Non avere un’aula fissa è la cosa più bella. Ogni ambiente ha la sua atmosfera: è come quando a casa ci svegliamo nella cameretta e andiamo in cucina a fare colazione”.
Davide Bordani ha parlato invece di “autonomia e responsabilità”. “Viaggiare tra un piano e l’altro ci fa sentire più grandi — ha detto — non siamo più spettatori passivi: siamo noi che andiamo verso la lezione”. Ha poi osservato come vedere il professore nel “suo” ambiente lo renda più umano e vicino. “Il cuore del DADA è l’aula come ‘casa’ del prof che ci aspetta”. Ha preso quindi la parola la dirigente scolastica, la dott.ssa Francesca Toscano, che ha definito la scuola “narrazione di un percorso continuo”. “Il passaggio al DADA — ha spiegato — è l’apice di un processo di innovazione metodologica avviato da circa otto anni attraverso l’adozione delle Unità di Apprendimento in tutte le discipline. È stata una scelta importante, perché ci ha portato a superare una visione frammentata del sapere”. Ringraziando docenti, collaboratori e personale amministrativo per questo profondo cambiamento culturale, la dott.ssa Toscano ha concluso: “L’obiettivo è superare il modello tradizionale trasmissivo in favore di una didattica laboratoriale e personalizzata, dove l’inclusione diventa la leva fondamentale per il successo formativo di ognuno”.
Le esperte Lidia Cangemi e Antonella Arnaboldi hanno illustrato i fondamenti del modello, ponendo l’accento sul protagonismo attivo dell’alunno e introducendo il concetto di “infingimento pedagogico”.
Hanno ribadito che la fiducia è l’elemento essenziale che consente ai ragazzi di muoversi tra gli ambienti con spirito collaborativo. La formatrice Camilla Mattiuzzo ha approfondito il tema della personalizzazione, spiegando come la scuola debba garantire a ogni studente il raggiungimento delle competenze nel rispetto dei propri tempi e potenzialità.
Simona Bisceglie, presidente del Consiglio d’Istituto, ha descritto la fiducia come un “ponte” necessario tra scuola e famiglia, sottolineando il valore di una corresponsabilità sincera per la crescita degli alunni. A suggellare gli interventi è stato il momento musicale del Coro Primo Levi, progetto pensato, organizzato e diretto dalla vicepreside prof.ssa Laura Aquilani, coadiuvata dalle professoresse Chiara Ascione e Chiara Bussolotti.
Composto da 65 studenti e 25 adulti — tra docenti e personale ATA — il coro ha eseguito un repertorio di grande impatto, spaziando tra gospel e spirituals: Go Down Moses, Un bacio a mezzanotte, Siyahamba, Amazing Grace & Ai ninnora, E Malama e il celebre Oh Happy Day. La dirigente ha definito il coro degli adulti “l’emblema vivo della nostra scuola come comunità permeabile e accogliente”. Al termine del concerto, relatori, dirigenti e professori ospiti sono stati guidati dagli alunni delle classi terze — che hanno curato in piena autonomia ogni aspetto logistico della giornata — in una visita agli ambienti di apprendimento.”Il DADA ci ha insegnato che la scuola non è un posto dove ti siedi e aspetti che il tempo passi — grazie per averci dato questa fiducia!”. Una frase che racchiude lo spirito dell’intera giornata.
La scuola si è congedata con un momento di condivisione — sorrisi, racconti, scambi — che ha trasformato l’incontro in un’esperienza da custodire, confermando l’immagine di un istituto che, come dice la sua dirigente, ha scelto di essere una comunità in cammino.
Marino – Presentato all’Istituto Levi il modello DADA — Didattiche per Ambienti di Apprendimento: protagonisti gli studenti
