La Polizia di Stato di Viterbo smantella un traffico di reperti archeologici illegali nella Tuscia. Sequestrate centinaia di pezzi etruschi destinati al mercato estero.
La Squadra Mobile della Questura di Viterbo, in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, ha smantellato una rete di tombaroli attiva da anni nella zona della Tuscia, sequestrando oltre 340 reperti archeologici di epoca etrusca. L’operazione, denominata “Operazione Tarquinia”, ha portato all’arresto di sei persone e al deferimento in stato di libertà di altre quattro, accusate di scavo clandestino, ricettazione e traffico illecito di beni culturali.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo operava principalmente nelle necropoli non sorvegliate della Maremma viterbese, tra Tarquinia, Tuscania e Vitorchiano. I reperti recuperati comprendono buccheri, anfore, corredi funebri, specchi bronzei e una testa marmorea di notevole valore. Il materiale era destinato a collezionisti privati esteri attraverso un canale di vendita online con basi operative in Svizzera e nei Paesi Bassi.
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo ha espresso soddisfazione per il risultato dell’operazione, sottolineando come la Tuscia sia tra le aree italiane più colpite dal traffico illecito di antichità. Il ministero della Cultura ha chiesto che i reperti, dopo gli accertamenti del caso, vengano esposti nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.
