ROMA – Quasi 5,6 milioni di cittadini stranieri risiedono in Italia al 1° gennaio 2026, rappresentando il 9,4% della popolazione totale e contribuendo in maniera determinante ad attenuare il calo demografico del Paese. È quanto emerge dalla XXXV edizione del “Rapporto Immigrazione” di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, dal titolo “Meno confini e più partecipazione“, […]
Il volume (Tau editrice), curato da Manuela De Marco e Simone Varisco con i disegni di Francesco Piobbichi e i contributi di 32 autori in 360 pagine, analizza la tensione semantica tra confini e frontiere in una stagione storica caratterizzata dal restringimento degli spazi d’incontro e dalla moltiplicazione dei dispositivi di controllo. Nel dettaglio, la popolazione straniera residente è cresciuta di circa 188 mila unità in un anno (+3,5%), mostrando una costante diversificazione delle provenienze: pur rimanendo centrali le comunità di Romania, Albania e Marocco, si registra un aumento della presenza asiatica. Negli ultimi dieci anni, tuttavia, la crescita dell’immigrazione in Italia (+13% tra il 2013 e il 2023) è risultata più lenta rispetto a quella di Germania (+51%), Spagna (+33%) e Francia (+18%).
Il Rapporto evidenzia forti disparità sul piano occupazionale e retributivo. Pur rappresentando il 10,7% degli occupati totali, i lavoratori stranieri sono perlopiù relegati a professioni non qualificate (29% contro l’8% degli italiani), con un reddito medio annuale di circa 17.000 euro rispetto ai quasi 27.000 dei nati in Italia, e affrontano criticità legate al lavoro su piattaforma, allo sfruttamento e all’opacità dei canali d’ingresso del “Decreto flussi”. Il 60% del bilancio delle famiglie straniere è assorbito dai bisogni essenziali, lasciando al risparmio solo il 13%, mentre le rimesse incidono per il 17%. Sul fronte educativo, si confermano elevati i divari di apprendimento, il rischio di abbandono scolastico e la percentuale di NEET tra i giovani con background migratorio (30% contro il 17%). Nelle diocesi di frontiera, inoltre, le difficoltà occupazionali raggiungono il 61,5% e la grave esclusione abitativa interessa il 34,5% degli stranieri.
Tra le indagini originali contenute nel volume figura una rilevazione condotta su circa 400 uffici Caritas e Migrantes, da cui emerge che il 67,4% degli immigrati manifesta la volontà di rimanere in Italia, incentrata sul supporto trovato nell’associazionismo e nella società civile. Completano il quadro le ricerche sulle pratiche partecipative dei giovani, sulle comunità di cattolici stranieri e il primo censimento ragionato di sacerdoti e religiosi con cittadinanza non italiana operanti nel Paese.
Di fronte a tali evidenze, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno indicato precise priorità politiche, tra cui l’istituzione di un permesso di soggiorno per “radicamento sociale” e un adeguato rifinanziamento del Fondo nazionale per le politiche migratorie. Come sottolineato nella prefazione da mons. Pierpaolo Felicolo (direttore generale della Fondazione Migrantes) e don Marco Pagniello (direttore di Caritas Italiana), “il confine non è soltanto uno spazio di divisione fisica e valoriale, ma anche di opportunità di vita. È tempo ormai di affrontarne i limiti con decisione e volontà risolutiva: troppe sono ancora le barriere nell’accesso alla scuola e agli alloggi, nelle possibilità occupazionali e di mantenere la regolarità del soggiorno”.
