Non solo Infiorata. O meglio, l’Infiorata di Genzano, opera d’arte comunitaria all’aperto, vive anche al chiuso, si celebra per strada come ‘a palazzo’. A Palazzo Sforza Cesarini è visitabile fino ad oggi pomeriggio, alle ore 17, la mostra ‘Open art’, rassegna dei bozzetti degli artisti che hanno partecipato all’individuazione del Maestro ospite dell’edizione 2026 della tradizionale Infiorata, Costantino Baldino che ha proposto ‘Il colore della pace’.
Ma in esposizione c’è anche la Collezione permanente Hager-Sportelli, quadri, disegni e incisioni che spaziano tra Barocco, secolo dei Lumi, Otto e Novecento. Ed è possibile partecipare alle visite guidate alla scoperta del Palazzo e delle mostre in esposizioni. Noi di Castelli Notizie ci siamo intrufolati tra i turisti per prendere parte a una visita, mentre erano in corso preparativi e prove per la sfilata di moda Sotto il cielo di Genzano 2016 che si è poi svolta alle 21, e su Via Italo Belardi, già via Livia, iniziava la posa dei petali sul selciato delle opere infiorate completate con le luci dell’alba e inaugurate questa mattina.
Palazzo fulcro dell’identità locale
Nella cerimonia di inaugurazione di domenica 14 giugno il neo sindaco, Fabio Papalia, parlando proprio nella Sala delle Armi del palazzo, di fronte a un auditorio di altri sindaci e alla presenza del senatore Marco Silvestroni e del sindaco deputato Andrea Volpi, ha annunciato: “Insieme al Palazzo vogliamo ripristinare il Parco, cornice che potremo utilizzare per le prossime infiorate”. Palazzo e Parco annesso, sono il fulcro dell’identità e della storia genzanese.
Lo ha evidenziato la guida Alessio Colacchi nel condurre i visitatori alla scoperta delle sale dell’edificio che unisce la storia di una famiglia e di suoi esponenti dalla spiccata personalità, come donna Livia, a quella della comunità.
Il Palazzo è quindi monumento identitario della città in quanto espressione della famiglia Cesarini che acquista il borgo nel 1564, ne promuove lo sviluppo sociale ed urbanistico attraverso un moderno Statuto. In origine, nel XIII secolo sul luogo c’era un castello medievale, posto a guardia del lago di Nemi: l’edificio che sorge sul bene preesistente diventa residenza estiva ed esprime l’ideologia della famiglia Cesarini, poi Sforza Cesarini, un nuovo modo di intendere il potere civile e il suo esercizio.
Completamente restaurato in alcune parti, il Palazzo conserva ancora affreschi originali, ospita due prestigiose mostre permanenti e in questi giorni una temporanea. All’ingresso, in corrispondenza della biglietteria, visibile a terra grazie a una lastra di vetro, c’è un cosiddetto butto, una sorta di discarica familiare in tempi in cui i rifiuti si trattavano così. Spicca nello stesso ambiente lo stemma della famiglia. Nella Sala Belvedere, c’è l’esposizione dei bozzetti dell’Infiorata 2026.
Al piano mezzanino è conservata ‘Symposium, a tavola tra mito e cultura’, esposizione di opere provenienti dall’indotto antiquario clandestino e recuperate dalla Guardia di Finanza in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria meridionale. Di grande impatto, il cratere marmoreo con corsa di amorini e bighe del II secolo d.C. recuperato nel 2014, in mostra tra reperti in continuità con la Villa degli Antonini, e un cratere attico con corteo dionisiaco del V secolo a.C. recuperato nel 2001. In questo settore è valorizzato il tema del vino, parte della storia e dell’economia locale, come il pane.
Al piano nobile, il Palazzo ospita la grande e importante collezione Hager-Sportelli, dono nel 2015 della famiglia dopo la morte di Hellmut Hager, storico dell’arte, illustre studioso del barocco romano della scuola di Gian Lorenzo Bernini e degli architetti Carlo Fontana e Filippo Juvarra, figure importanti anche per l’evolversi del linguaggio architettonico nei Castelli Romani, massimo esperti mondiali di questi artisti. Perla della collezione è un’opera del Guercino che raffigura San Francesco in estasi, tra tele di tipo caravaggesco con la rappresentazioni di Maddalene. Ci sono anche pregevoli realizzazioni lignee come il busto di Paolo IV Carafa, stampe che raffigurano l’opera del Bernini nel realizzare il colonnato di San Pietro.
Hager con la moglie Maria Antonietta Sportelli ha dedicato la vita all’arte e alla bellezza e Genzano è stata scelta come destinazione di tanta cura estetica. Nella sua casa nel centro di Roma, lo storico dell’arte aveva raccolto una impressionante quantità di opere d’arte, da Guercino fino alle avanguardie del Novecento. Grazie alla donazione fatta dalla famiglia, dal 2016, 114 opere, prevalentemente del ‘600 e del ‘700 sono a disposizione della collettività, a Palazzo Sforza Cesarini.
La Sala delle Armi stupisce con decorazioni che la rendono simile a una tenda da campo militare contraddistinta dalla tecnica del trompe l’oeil. La famiglia, prima Cesarini, poi Sforza Cesarini, duchi dei Castelli Romani, mette in mostra le proprietà del ducato alla fine del XVI secolo, raffigurate alle pareti: Genzano, Ardea, Tor San Lorenzo e Lanuvio.
Donna Livia, artefice dell’assetto urbanistico di Genzano e fantasma da ascoltare
Figura di spicco e rilevante nella storia di Genzano è Donna Livia che, a dispetto delle costrizioni e violenze familiari dell’epoca, lascia il convento a cui è stata destinata e sposa Federico II Sforza dando così il via alla famiglia Sforza-Cesarini. Il suo contributo è decisivo per l’assetto urbanistico di Genzano. Leggenda vuole che il suo fantasma non abbia mai lasciato l’amato palazzo e si manifesti con rumori provenienti da stanze vuote, accensioni di luci e altri fenomeni inspiegabili.
Con il marito Federico Sforza, Livia mette in atto il piano urbanistico di Genzano, una sorta di piano regolatore ante litteram dell’epoca, porta a termine la costruzione di Genzano Nuova, impiantata su un sistema di triangolazioni. Fa allargare la strada che dalla chiesa di Santa Maria della Cima porta a piazza San Sebastiano, a lei intitolata, poi chiamata via Italo Belardi dove è in corso l’Infiorata. Livia ha amato molto il borgo e con un’ottica moderna si è spesa per migliorarlo e migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti, allora per lo più umili contadini.
Ascensione ripida ma con finale a sorpresa
Infine, salendo ripide scale si accede alla meraviglia delle meraviglie, la maggior sorpresa della visita, la terrazza a un passo dal cielo. Per la famiglia Sforza Cesarini lavanderia e luogo di lavoro della servitù, offre un panorama mozzafiato che va dal parco Sforza-Cesarini al lago di Nemi, cratere minore della caldera del Vulcano Laziale, fino al mare del litorale laziale, Circeo e Isole pontine compresi.
Dalle antiche origini celebrate nella Sala delle Armi con lo sbarco di Enea, fino al ruolo di rifugio per le famiglie durante il dramma della Seconda Guerra Mondiale, Palazzo Sforza-Cesarini custodisce la memoria stessa del Lazio. Questo gioiello, la cui facciata settecentesca evoca la maestosità di Palazzo Farnese a Roma, merita cura e profondo rispetto, nel nome e nel ricordo di Donna Livia, fantasma da ascoltare.
