Torna a far sentire la propria voce Rifondazione Comunista Castelli Romani sul progetto del termovalorizzatore di Roma previsto nell’area di Santa Palomba, a ridosso del territorio dei Castelli Romani. In una nota, il partito esprime una netta contrarietà all’opera, richiamando l’attenzione sulle recenti proteste dei cittadini e sul rinvenimento archeologico emerso durante gli scavi del cantiere, che ha portato all’intervento della Soprintendenza e alla temporanea sospensione dei lavori.
Di seguito il comunicato integrale.
“TERMOVALORIZZATORE DI ROMA: UN PROGETTO SBAGLIATO CHE IGNORA AMBIENTE, TERRITORIO E STORIA
«Rifondazione Comunista Castelli Romani esprime la propria netta contrarietà alla realizzazione del termovalorizzatore di Roma nel territorio adiacente i confini dei Castelli Romani, un’opera imposta dall’alto che continua a suscitare fortissime preoccupazioni tra cittadini, comitati e amministrazioni locali.
La recente mobilitazione davanti al cantiere dimostra come l’opposizione a questo progetto sia tutt’altro che marginale. Decine di cittadini hanno ribadito la richiesta di fermare un impianto che rischia di compromettere la qualità ambientale di un territorio già gravato da numerose servitù e pressioni industriali.
A rendere ancora più evidente l’inadeguatezza dell’intervento è il recente rinvenimento di un tratto di antica strada romana durante gli scavi del cantiere. La scoperta ha comportato la sospensione temporanea dei lavori e l’intervento della Soprintendenza per le necessarie verifiche archeologiche. Un episodio che conferma quanto il territorio dei Castelli Romani e dell’Agro Romano sia ricco di testimonianze storiche e culturali che meritano tutela e valorizzazione, non certo di essere sacrificate sull’altare di un’opera contestata.
Continuiamo a ritenere che il termovalorizzatore rappresenti una scelta industriale vecchia e sbagliata. Un impianto progettato per bruciare centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ogni anno rischia di vincolare per decenni le politiche di gestione dei rifiuti, sottraendo risorse e attenzione a strategie realmente sostenibili fondate sulla riduzione dei rifiuti, sul riuso, sul riciclo e sul potenziamento della raccolta differenziata. L’impianto previsto a Santa Palomba è dimensionato per trattare fino a 600 mila tonnellate di rifiuti l’anno, una scelta che va in direzione opposta rispetto all’obiettivo europeo dell’economia circolare.
Rifondazione Comunista Castelli Romani chiede l’immediata sospensione dell’intero progetto e l’apertura di un confronto pubblico e trasparente con i territori interessati. È necessario investire in un modello alternativo di gestione dei rifiuti che metta al centro la salute delle persone, la tutela ambientale e la salvaguardia del patrimonio storico e archeologico.
I Castelli Romani non possono diventare la periferia sacrificabile della Capitale. Difendere questo territorio significa difendere il diritto delle comunità locali a decidere del proprio futuro, nel rispetto dell’ambiente e della storia che ci appartiene».
Rifondazione Comunista – Castelli Romani
