Alla Sala del Carroccio in Campidoglio il confronto sul calcio come strumento di educazione, inclusione e crescita per le nuove generazioni. ROMA – Non solo vittorie …
Alla Sala del Carroccio in Campidoglio il confronto sul calcio come strumento di educazione, inclusione e crescita per le nuove generazioni.
ROMA – Non solo vittorie e classifiche. Il calcio può essere anche uno strumento di educazione, inclusione e crescita sociale. È questo il messaggio emerso ieri, alle ore 17.00, durante la presentazione del libro “Il gioco più bello” di Giovanni Castagno, ospitata nella prestigiosa “Sala del Carroccio” in Campidoglio.
L’incontro ha riunito rappresentanti del mondo della cultura, del giornalismo e dell’università per riflettere sul ruolo dello sport nella formazione delle nuove generazioni. Insieme all’autore sono intervenuti il giornalista Marino Sinibaldi, il docente di Storia dell’Università La Sapienza Umberto Gentiloni e la giornalista ed ex atleta Antonella Belluto, che hanno approfondito i temi affrontati nel volume, mettendo al centro il valore educativo del calcio e la necessità di costruire modelli sportivi più inclusivi.
Per milioni di italiani il calcio continua a rappresentare lo sport più seguito e popolare. Accanto alla passione, però, emergono criticità sempre più evidenti: la ricerca ossessiva del risultato, comportamenti aggressivi dentro e fuori dal campo, episodi di discriminazione e una crescente difficoltà nel trasmettere ai più giovani i valori del rispetto e della partecipazione.
Da queste riflessioni prende forma “Il gioco più bello”, il libro nel quale Giovanni Castagno propone una visione alternativa dello sport. Insegnante di scuola primaria, antropologo, pedagogista e allenatore, l’autore racconta un calcio in cui la crescita della persona viene prima del risultato agonistico e dove il campo diventa uno spazio di incontro, relazione e cittadinanza.
Nato a Roma nel 1974, Castagno è impegnato da oltre quindici anni nei progetti dell’Esquilino FC, realtà che utilizza il calcio come strumento di integrazione sociale e culturale. È inoltre membro del Movimento di Cooperazione Educativa e collabora con riviste e testate specializzate sui temi della pedagogia e della storia.
Nel corso del dibattito è emersa una domanda destinata ad accompagnare il futuro dello sport: è possibile formare buoni atleti senza educare al rispetto, alla collaborazione e al senso civico? Per i presenti che sono intervenuti, la risposta passa attraverso un cambiamento culturale che restituisca allo sport la sua funzione educativa.
Ad arricchire il volume è la prefazione di Marino Sinibaldi, che invita a leggere il calcio non soltanto come competizione, ma come esperienza capace di favorire inclusione, partecipazione e crescita collettiva. Un messaggio condiviso anche da Umberto Gentiloni e Antonella Belluto, che hanno evidenziato come lo sport possa rappresentare uno strumento fondamentale per affrontare le sfide sociali e culturali del presente, soprattutto tra le giovani generazioni.
L’incontro in Campidoglio ha confermato come il dibattito sul futuro del calcio non riguardi esclusivamente il mondo sportivo, ma investa direttamente la scuola, le famiglie e la società, chiamate a riscoprire nello sport un’occasione di educazione e cittadinanza.
