Il XIV Rapporto CREA Sanità sulle performance socio-sanitarie regionali restituisce una fotografia articolata del Servizio sanitario nazionale: il sistema migliora, ma resta lontano da livelli ottimali …
Il XIV Rapporto CREA Sanità sulle performance socio-sanitarie regionali restituisce una fotografia articolata del Servizio sanitario nazionale: il sistema migliora, ma resta lontano da livelli ottimali e continua a mostrare forti differenze territoriali. Lo studio, curato dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, valuta le opportunità di tutela della salute offerte ai cittadini nelle diverse Regioni, attraverso un approccio multidimensionale che tiene insieme esiti, appropriatezza, equità, innovazione, sostenibilità economico-finanziaria e dimensione sociale. CREA sottolinea che il progetto nasce proprio per leggere la performance sanitaria non con un solo indicatore, ma componendo prospettive diverse e coinvolgendo stakeholder differenti.
Il dato più evidente riguarda la classifica generale. Il Veneto si conferma la Regione più performante, con un indice pari al 64% del valore massimo teorico raggiungibile, seguito dalla Provincia autonoma di Trento con il 62%. Subito dopo si colloca un gruppo di Regioni in fascia alta: Toscana al 56%, Friuli-Venezia Giulia al 54%, Marche al 52% e Provincia autonoma di Bolzano al 51%. Più indietro il gruppo intermedio, dove figurano Emilia-Romagna al 48%, Liguria al 46%, Piemonte al 44%, Sardegna, Lombardia e Lazio al 43%, Abruzzo e Umbria al 42%. In fondo alla graduatoria si trovano Puglia e Basilicata al 39%, Campania e Valle d’Aosta al 38%, Sicilia e Molise al 37% e Calabria al 36%.
Il Rapporto evidenzia però anche un segnale positivo: il trend nazionale è in crescita. L’indice medio di performance passa dal 43,4% del 2019 al 46,1% del 2025. Tutte le Regioni registrano miglioramenti, con progressi più marcati proprio dove i livelli di partenza erano più bassi. La Toscana mostra l’incremento maggiore, seguita da Calabria, Veneto e Provincia autonoma di Trento. Questo significa che una parte del Paese si sta muovendo nella direzione giusta e che alcuni divari si stanno lentamente riducendo.
Interessante il dato che riguarda in negativo l’Emilia Romagna e in positivo le Marche. Il punto è che, per una Regione., come l’Emilia Romagna di Elly Schlein, descritta per decenni come laboratorio nazionale del buon governo sanitario di sinistra, non essere nella fascia alta rappresenta un segnale pesante. Il “modello Emilia-Romagna” non appare più come un primato indiscusso, ma come un sistema che deve fare i conti con criticità, rallentamenti e risultati meno brillanti rispetto alla narrazione consolidata. Mentre dall’altro lato la posizione delle Marche guidate da Francesco Acquaroli. non si limita a galleggiare nella media, ma entra nel gruppo delle Regioni con le migliori opportunità di tutela della salute. Non è un primato assoluto, e il Rapporto invita alla prudenza perché nessuna Regione raggiunge livelli ottimali; ma il posizionamento delle Marche dimostra che il sistema regionale ha saputo mantenere una performance solida in un contesto nazionale segnato da liste d’attesa, carenza di personale, invecchiamento della popolazione e difficoltà crescenti dell’assistenza territoriale. CREA sottolinea infatti che anche le migliori performance restano lontane dal massimo teorico e che il divario tra Regioni resta significativo.
Il confronto con l’Emilia-Romagna è quindi particolarmente interessante. La Regione guidata storicamente dal centrosinistra è sempre stata presentata come un modello nazionale di sanità pubblica, ma nel Rapporto CREA si colloca nel gruppo intermedio, con un indice del 48%, mentre le Marche arrivano al 52%. Non si tratta di costruire una contrapposizione artificiale, ma di prendere atto di un dato: il cosiddetto “modello rosso” non è più automaticamente sinonimo di primato, mentre una Regione governata dal centrodestra può collocarsi davanti in una valutazione multidimensionale che tiene conto di appropriatezza, esiti, equità, innovazione, dimensione sociale ed equilibrio economico-finanziario.
Il Rapporto evidenzia però anche un segnale positivo: il trend nazionale è in crescita. L’indice medio di performance passa dal 43,4% del 2019 al 46,1% del 2025. Tutte le Regioni registrano miglioramenti, con progressi più marcati proprio dove i livelli di partenza erano più bassi. La Toscana mostra l’incremento maggiore, seguita da Calabria, Veneto e Provincia autonoma di Trento. Questo significa che una parte del Paese si sta muovendo nella direzione giusta e che alcuni divari si stanno lentamente riducendo.
Il punto critico è che il miglioramento non basta ancora. Circa un terzo delle Regioni non supera il 40% del valore massimo di performance e la distanza tra le aree migliori e quelle peggiori resta significativa. Il Rapporto conferma quindi una verità nota ma politicamente centrale: la sanità italiana continua a essere un sistema nazionale con prestazioni regionali molto diverse. Il diritto alla salute è formalmente uguale per tutti, ma nella pratica dipende ancora troppo dal territorio in cui si vive.
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