Il progetto dell’inceneritore di Santa Palomba, ormai arrivato alla fase esecutiva nonostante i numerosi ricorsi ancora pendenti, ‘offende’ lo Stato del Vaticano e calpesta i Trattati Lateranensi. È uno dei temi inediti emerso nel corso dell’assemblea pubblica ‘L’acqua, i laghi, l’inceneritore Acea e il futuro dei Castelli Romani’, che si è svolta nel pomeriggio di sabato 4 luglio nella Sala consiliare di Palazzo Savelli, ad Albano Laziale.
L’iniziativa, promossa dall‘Associazione Salute Ambiente Albano Cancelliera, ha inaugurato un ciclo di incontri dedicati a informare e sensibilizzare cittadini e istituzioni su una vicenda che riguarda l’intero territorio. Il nuovo ‘assist’ alla causa ‘no inceneritore’ arriva dalla neo-amministrazione guidata dal sindaco Massimo Ferrarini che ha manifestato il proprio sostegno alle iniziative contro il mega impianto. L’intento dell’iniziativa è stato di fare il punto sul ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche in vista dell’udienza del prossimo 4 novembre 2026 e dei possibili rischi per la falda idrica dei Colli Albani, già in sofferenza da anni. Sono emerse anche novità sul consumo idrico, dal confronto, anch’esso inedito, con un impianto ‘gemello’ a Dublino.
Al fianco delle Associazioni di cittadini (Associazione Salute Ambiente Albano Associazione Pavona per la Tutela della Salute, Comitato di Quartiere Roma 2 di Pomezia, Associazione Latium Vetus APS, Associazione Grottaferrata Sostenibile) si stanno costituendo 5 Comuni dei Castelli, con Albano capofila, tra cui Castel Gandolfo, Nemi e Genzano, oltre ad Ardea e Pomezia, per fermare un progetto da tutti considerato folle e insensato. L’incontro è stato trasmesso anche in diretta streaming.
Ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche
Moderato da Daniele Castri, l’evento è stato promosso da Amadio Malizia, presidente dell’Associazione Salute Ambiente Albano Cancelliera. Al centro del dibattito i ricorsi presentati al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, al TAR e le denunce depositate in Procura sul tema dei consumi idrici del futuro inceneritore. La scelta della data non è casuale: il confronto si è svolto in uno dei momenti più critici dell’anno sul fronte delle possibili carenze idriche, con i laghi Albano e di Nemi e l’intera falda dei Colli Albani in una situazione di forte sofferenza. Obiettivo dell’iniziativa è stato condividere con cittadini e amministratori le informazioni raccolte, promuovere una mobilitazione a tutela dell’acqua, della salute e del futuro del territorio.
Tra i punti più contestati, la presunta assenza della scheda tecnica relativa all’approvvigionamento idrico nel progetto esecutivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. “Non sappiamo da dove verrà prelevata l’acqua necessaria al raffreddamento dell’impianto”, è stato denunciato nel corso dell’assemblea. Proprio su questo aspetto sono stati presentati ricorsi al TAR, esposti in Procura, segnalazioni ai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) che stanno svolgendo accertamenti su delega della Procura di Roma.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre ricordato che la legge regionale del 2009 ha individuato quest’area come ‘zona rossa’ dal punto di vista idrico, vietando la realizzazione di nuovi pozzi e l’utilizzo di quelli esistenti per usi diversi da quelli autorizzati, senza possibilità di proroga alla scadenza delle concessioni.
“Dal 2009 sappiamo che esiste una crisi idrica gravissima e siamo convinti che Acea ne sia perfettamente consapevole”, ha detto Castri. “Il progetto esecutivo continua a non sciogliere i dubbi sul fabbisogno idrico dell’impianto. Un problema noto da quasi vent’anni non può diventare un mistero di Stato. Se negli ultimi tre anni e mezzo la Città Metropolitana ha autorizzato 66 nuovi pozzi in un’area dove non sarebbe stato possibile farli, abbiamo chiesto al Tribunale Superiore delle Acque di prevederne la progressiva chiusura attraverso un cronoprogramma per non mettere in difficoltà le aziende del territorio”.
La posizione del Comune di Albano: al fianco delle associazioni
Nei giorni scorsi una delegazione delle associazioni è stata ricevuta dal neo sindaco di Albano, Massimo Ferrarini, appena insediato. L’incontro ha trovato conferma pubblica nel corso dell’assemblea di sabato quando il primo cittadino, intervenuto in collegamento telefonico, ha annunciato che il Comune di Albano si costituirà a fianco delle associazioni nelle iniziative legali in corso. “Nei tempi previsti dalla normativa abbiamo inoltre presentato le osservazioni al Piano Rifiuti della Regione Lazio”, ha aggiunto prima di congedarsi.
A rappresentare l’amministrazione in aula, c’era l’assessore ai Lavori Pubblici, l’ingegnere Roberto Cuccioletta che ha ricordato come la tutela del territorio abbia sempre rappresentato una posizione condivisa anche nella precedente consiliatura. “Sui banchi dell’opposizione abbiamo votato all’unanimità tutte le iniziative presentate dall’allora sindaco Borrelli contro questo progetto”, ha ricordato.
Cuccioletta ha ricordato il ricorso presentato nel mese di maggio su iniziativa del senatore Marco Silvestroni insieme agli allora candidati sindaci Massimo Ferrarini e Fabio Papalia. “Il sindaco Gualtieri ha chiesto che il ricorso non venga esaminato dal Presidente della Repubblica ma dal TAR”, ha spiegato.
Su cosa verte il ricorso? Il punto prioritario riguarda un aspetto finora mai emerso: la vicinanza dell’inceneritore allo Stato della Città del Vaticano. “Il Vaticano è uno Stato estero e, in forza dei Patti Lateranensi, qualsiasi intervento realizzato a ridosso dei suoi confini dovrebbe essere condiviso con lo stesso Stato Vaticano. Questo, a nostro avviso, non è avvenuto”.
Il secondo punto riguarda invece la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), ritenute carenti perché non prenderebbero in esame né gli effetti transfrontalieri verso il territorio vaticano né quelli cumulativi derivanti dalla presenza di altri impianti industriali già esistenti nell’area. “La VIA considera esclusivamente gli effetti del termovalorizzatore, senza valutare il quadro complessivo. Sono questioni che saranno affrontate davanti al TAR”, ha concluso Cuccioletta, ribadendo il sostegno dell’amministrazione comunale: “Il senatore Silvestroni è capofila di questa battaglia e rappresenta il territorio. Il Comune di Albano è al vostro fianco e continuerà a mettere in campo tutte le azioni possibili per fermare quello che riteniamo un ecomostro”.
Appello all’unità, la battaglia è comune
È poi intervenuto Marco Cerisola, capogruppo del Movimento 5 Stelle nel IX Municipio, che ha lanciato un appello all’unità, al di là degli schieramenti politici.
“Questa è una battaglia che non deve avere colori politici. L’inceneritore non lo vuole nessuno ed esistono alternative più moderne ed efficaci per gestire i rifiuti. Questo gigantesco impianto farà sentire i suoi effetti ben oltre Santa Palomba: riguarda tutti, perché tutti respireranno le emissioni che si disperderanno sul territorio, mangeranno cibi contaminati, ci sarà resterà senz’acqua e chi dovrà fare i conti con una Tari sempre più alta e con i costi legati alle multe europee sulle emissioni di CO₂”.
Per Cerisola, la sfida è quella di superare appartenenze e personalismi. “La battaglia è comune e dobbiamo sforzarci di agire insieme, mettendo da parte divisioni e protagonismi. Il mio no all’inceneritore non è una posizione da tifoso, ma una scelta ragionata: esistono soluzioni più sagge, più lungimiranti e più rispettose dell’ambiente. Questo ecomostro è un’opera assurda e inaccettabile”.
L’acqua è finita, il consumo dell’impianto svelato dal ‘gemello’ di Dublino
Sulla questione dell’acqua, la domanda posta nel corso dell’assemblea è stata netta: è accettabile utilizzare per decenni l’acqua di un territorio già in grave sofferenza idrica per raffreddare un mega impianto industriale ritenuto utile soltanto alle lobby dei rifiuti?
Da qui è partita la ricostruzione delle iniziative giudiziarie in corso. “Siamo convinti che l’acqua sia finita non da oggi, ma da quasi vent’anni – è stato spiegato – e per questo stiamo portando avanti denunce”. Le associazioni sostengono di aver depositato documenti tecnici dai quali emergerebbe che l’inceneritore di Santa Palomba consumerebbe il triplo dell’acqua rispetto ai circa 10mila litri l’ora indicati dalla cordata guidata da Acea e richiamati anche dal sindaco commissario straordinario Roberto Gualtieri. Il confronto è stato effettuato con i brevetti e la documentazione tecnica di un impianto ‘gemello’ realizzato a Dublino dallo stesso partner industriale di Acea.
“I nostri tecnici si sono presentati personalmente ai Carabinieri del Noe e si sono assunti la responsabilità di quanto affermano”, è stato ribadito. In attesa delle decisioni della Procura di Roma, dell’udienza del 4 novembre davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche e dei ricorsi pendenti al Tar, le associazioni hanno denunciato anche quella che definiscono un’altra grave lacuna: l’assenza della scheda tecnica relativa al sistema di approvvigionamento idrico dell’impianto, documento che, a loro dire, non compare nel progetto esecutivo pubblicato. “Siamo fermi all’ultima revisione dell’ottobre 2025”, hanno spiegato.
Tra gli interventi più netti quello del geometra Giacinto Persichilli, che insieme al presidente Amadio Malizia ha seguito gli esposti presentati ai Carabinieri del Noe. “L’acqua per raffreddare l’impianto non c’è. Le denunce che abbiamo presentato, per la loro gravità, avrebbero dovuto portare a provvedimenti immediati. Continuiamo questa battaglia per spirito civico, non certo per ottenere risultati elettorali”. Persichilli ha inoltre ricordato che “da quarant’anni su quell’area esisteva un vincolo archeologico, poi rimosso proprio per consentire la realizzazione dell’inceneritore”.
Secondo quanto dichiarato da Roma Capitale e Acea, l’impianto sarà raffreddato prioritariamente con acqua piovana e depurata, ma la ricostruzione è contestata dai tecnici delle associazioni. “I calcoli dei nostri ingegneri dimostrano che la vasca di accumulo prevista è talmente piccola da non garantire autonomia nemmeno per due settimane. Abbiamo illustrato tutto questo ai Carabinieri e ora la questione è all’esame della Procura di Roma. Siamo convinti di aver smontato completamente il piano di approvvigionamento idrico dell’impianto”.
Altro punto evidenziato riguarda il territorio interessato. “Lo chiamano inceneritore di Roma, ma verrebbe raffreddato con l’acqua delle falde dei Colli Albani e dei laghi Albano e di Nemi”. Grazie alla collaborazione del Comune di Albano, sarebbero stati acquisiti documenti interni di Acea risalenti agli ultimi quindici anni. “Quei documenti – è stato sostenuto – confermerebbero che la crisi idrica è ormai strutturale e che l’acqua deve essere razionata”.
A rafforzare il quadro è intervenuto anche Giancarlo Della Monica, dell’associazione Grottaferrata Sostenibile che da oltre tre anni monitora l’andamento del lago Albano. “Ho effettuato 103 misurazioni in tre anni e mezzo. L’ultima, pochi giorni fa, ha registrato un abbassamento di altri quattro centimetri e mezzo. Fino a quattro anni fa al lago Albano non esisteva nemmeno un idrometro”. Le rilevazioni effettuate interessano l’intera falda dei Colli Albani, dal Vivaro fino ad Ardea, Pomezia e Santa Palomba.
Il doppio ruolo di Acea
Infine è stata sollevata una questione ritenuta cruciale dalle associazioni: il doppio ruolo di Acea, da un lato gestore del servizio idrico di undici Comuni, dall’altro capofila della cordata che realizzerà l’inceneritore. “Nove anni fa il lago di Bracciano è stato salvato perché gli amministratori ebbero il coraggio di fermare Acea. I laghi Albano e di Nemi hanno lo stesso diritto alla trasparenza. Chiederemo pubblicamente perché i dati sui prelievi idrici non vengano resi disponibili. Non è un mistero – hanno concluso – che alcuni pozzi Acea raggiungono profondità inferiori al livello del mare”.
‘Il problema è politico’
Tra gli interventi più politici quello di Luigi Lupo, già assessore nella giunta comunale di Pomezia, che ha richiamato un precedente ritenuto significativo. Ha ricordato il progetto, poi accantonato, di una discarica per inerti prevista nel quartiere Roma 2 di Pomezia, nata durante la giunta Zingaretti bis. L’impianto avrebbe dovuto ospitare anche scorie da inceneritore e sorgere a circa 200 metri dal plesso scolastico De André. “Quella discarica è saltata perché si è creata una battaglia trasversale, che ha visto insieme maggioranza e opposizione. Quando la politica decide di intervenire, i risultati arrivano”.
Per Lupo, oggi il nodo principale non è tecnico ma politico. “Dobbiamo riuscire a coinvolgere le forze che fanno parte della maggioranza del sindaco Gualtieri. Guardiamo quello che è successo a Genova, dove alcuni consiglieri di Alleanza Verdi e Sinistra hanno avuto il coraggio di opporsi e hanno impedito la realizzazione dell’inceneritore. A Roma, invece, nessuno nella maggioranza prende posizione e continua a ripetere che l’impianto non creerà problemi”.
Le criticità sono ormai evidenti sotto molti punti di vista. “Abbiamo tutte le ragioni del mondo: dall’emergenza idrica ai problemi di viabilità e logistica. Già oggi sull’Ardeatina si viaggia con enormi difficoltà e, nel frattempo, il polo logistico di Santa Palomba continua ad ampliarsi. Il problema, ormai, è esclusivamente politico”.
Lupo ha invitato a riportare il confronto sul terreno istituzionale. “Se non ci sarà una presa di posizione all’interno della stessa maggioranza che sostiene Gualtieri, difficilmente otterremo risultati. I poteri commissariali erano stati concessi per il Giubileo, ma il Giubileo si è concluso e non possiamo lasciare che diventi uno strumento permanente con cui un sindaco decide sul futuro di territori che appartengono ad altri Comuni. Oggi il cantiere è completamente chiuso alla vista. Dobbiamo continuare la battaglia sul piano tecnico e giuridico, ma anche su quello politico”.
Amadio Malizia, presidente dell’Associazione Salute Ambiente Albano-Cancelliera, è tornato sul tema dell’acqua e delle indagini in corso. “Sono stato convocato dai Carabinieri del Noe già prima delle elezioni proprio per approfondire la questione idrica. L’inceneritore e i pozzi ricadono in zona rossa e il progetto, ancora oggi, non chiarisce quale sarà il reale consumo d’acqua. Per questo abbiamo presentato una querela. I documenti dell’impianto gemello di Dublino parlano di un fabbisogno di circa 30 mila litri d’acqua all’ora, tre volte superiore rispetto a quanto dichiarato”.
“Chiediamo che il progetto esecutivo venga depositato in Tribunale e che venga finalmente chiarito quanta acqua servirà davvero per raffreddare l’impianto”, ha aggiunto Castri.
Ipocrisie da smascherare e domande ancora senza risposta
A chiudere l’assemblea sono stati interventi accomunati dalla richiesta di trasparenza.
Enrico Del Vescovo, presidente di Italia Nostra Castelli Romani, è tornato sulla Delibera di Giunta Regionale n. 445 del 2009, con cui venne istituita la cosiddetta ‘zona rossa’ per la tutela delle risorse idriche. “Per quella delibera Italia Nostra si batté con forza. Oggi, invece, ci ritroviamo con ulteriori autorizzazioni ai pozzi proprio nell’area più critica. Per questo ho presentato una nuova denuncia-querela alla Procura di Velletri”.
Del Vescovo ha denunciato quella che definisce una contraddizione evidente: “Acea invita tutti i Comuni a limitare i consumi non essenziali dell’acqua e, nello stesso tempo, autorizza nuovi prelievi. Se non si tutela la falda, c’è un’ipocrisia che noi cittadini dobbiamo smascherare una volta per tutte”.
Tra le criticità evidenziate anche il progetto relativo a condotte idriche di Sforza Cesarini e Monte Gentile. “Si parla della sostituzione di due tubazioni con un’unica condotta di capacità superiore e dell’installazione di pompe più potenti”. È davvero una semplice ristrutturazione oppure un raddoppio mascherato? “Il rischio, a nostro avviso, esiste e anche su questo abbiamo presentato osservazioni”. Del Vescovo ha infine espresso preoccupazione per le continue varianti urbanistiche e per la progressiva cementificazione del territorio, ribadendo la necessità di una mobilitazione sempre più ampia.
Sulla stessa linea Valter Sartori, presidente del Comitato di Quartiere Montagnano di Albano. “Ai cortei siamo sempre troppo pochi. L’inceneritore non deve essere realizzato né qui né altrove: la strada è la raccolta differenziata. Quando sentiamo dire che i pozzi non verranno utilizzati perché basteranno l’acqua piovana e quella depurata, tutti dovrebbero indignarsi. Dobbiamo unire le forze e portare migliaia di persone in strada”.
Di taglio più tecnico l’intervento di Alessandro Anzini, ricercatore del CNR, che ha posto una serie di interrogativi sul piano industriale dell’impianto, già presentati all’assessore capitolino Alfonsi qualche giorno fa. “Se, come ha dichiarato l’assessore Alfonsi, il termovalorizzatore brucerà esclusivamente i rifiuti di Roma, quale sarà allora il ruolo dei Castelli Romani, chiamati a mettere a disposizione territorio, acqua e a subire l’impatto ambientale?”.
Anzini ha inoltre sollevato dubbi sulla sostenibilità economica del contratto di concessione. “Se i rifiuti conferiti dovessero diminuire grazie all’aumento della raccolta differenziata, come si garantirà il quantitativo minimo previsto? Il contratto parla di un flusso minimo giornaliero pari a circa otto mezzi l’ora, per oltre 58 mila conferimenti l’anno. Per ogni mezzo mancante sarebbero previste penali di mille euro a carico di Roma Capitale, fino a circa 14 milioni di euro l’anno. A questo punto la domanda è inevitabile: l’inceneritore serve davvero a smaltire i rifiuti o serve per produrre penali da pagare?”
Il tecnico del CNR ha infine ricordato che il contratto integrale di concessione, firmato nel maggio 2025 e più volte richiamato durante il dibattito, continua a non essere reperibile sui siti istituzionali. L’assemblea si è chiusa con l’invito a proseguire la mobilitazione: il prossimo appuntamento è fissato per sabato 11 luglio a Castel Gandolfo.