Operazione della Guardia di Finanza di Frascati: sequestrati beni per oltre 9 milioni di euro tra Roma, Colonna e Monte Compatri nell’ambito di un’inchiesta su presunte frodi legate ai bonus edilizi
Un patrimonio da oltre 9 milioni di euro tra immobili, auto di lusso, società, quote societarie e disponibilità finanziarie è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Frascati nell’ambito di una vasta operazione contro presunte frodi legate ai bonus edilizi e al reimpiego di proventi illeciti.
Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, ha riguardato tre componenti di una famiglia di origine rumena, ritenuti destinatari della misura patrimoniale sulla base del profilo criminale, della sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio accumulato e della presunta pericolosità sociale del principale indagato.
Coinvolte società con sede a Colonna
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma e condotte dai finanzieri del Gruppo di Frascati, guidati dal maggiore Salvatore Pezzella e dal tenente colonnello Teresa Marchesano, in collaborazione con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Viterbo, hanno interessato anche alcune società con sede a Colonna, ai Castelli Romani, oltre che nell’area di Rocca Cencia, a Roma.
L’attività investigativa si è intrecciata con un’altra inchiesta avviata nel Viterbese su una società coinvolta in presunte frodi nel settore dei Superbonus fiscali.
Crediti d’imposta inesistenti e lavori mai eseguiti
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe creato un articolato sistema fraudolento basato sulla generazione di crediti fiscali inesistenti, comunicati all’Agenzia delle Entrate come derivanti da lavori edilizi che, in realtà, non sarebbero mai stati eseguiti.
Le società finite sotto la lente della Guardia di Finanza sarebbero risultate prive delle strutture, del personale e dei mezzi necessari per realizzare gli interventi dichiarati.
Le verifiche avrebbero inoltre accertato che numerosi cittadini residenti in diverse province italiane risultavano beneficiari di lavori mai richiesti e completamente ignari dell’attivazione delle pratiche a loro nome.
I crediti d’imposta così generati sarebbero stati successivamente ceduti a Poste Italiane, consentendo l’incasso delle somme che, secondo l’accusa, sarebbero state in parte utilizzate per acquistare beni di lusso e immobili, in parte trasferite su conti correnti in Romania e in parte redistribuite ad altri soggetti coinvolti.
Sequestrate ville, auto di lusso e società
Il sequestro ha riguardato:
- 26 unità immobiliari;
- circa 20 autovetture di lusso;
- 3 società di capitali, di cui una con sede in Romania;
- quote societarie;
- rapporti bancari;
- cassette di sicurezza;
- disponibilità finanziarie.
Tra gli immobili sottoposti a vincolo figurano beni situati a Roma, sul litorale romano e nei Castelli Romani, in particolare nei comuni di Colonna e Monte Compatri.
Nel corso delle operazioni è stata inoltre scoperta una villa completamente abusiva, censita al Catasto come semplice terreno ma realizzata con ogni comfort in violazione della normativa edilizia. L’immobile è stato sequestrato e posto a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Operazione “Extra Lusso, Cemento Soffiato”
L’operazione, denominata “Extra Lusso, Cemento Soffiato”, ha visto impegnati, oltre ai militari del Gruppo di Frascati e del Nucleo PEF di Viterbo, anche le unità cinofile del Gruppo di Fiumicino e il personale specializzato A.T.P.I. del Gruppo di Viterbo.
I beni sequestrati sono stati affidati a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Roma.
L’intervento si inserisce nelle attività di contrasto alla criminalità economico-finanziaria e di aggressione ai patrimoni ritenuti frutto o reimpiego di attività illecite, portate avanti dalla Procura della Repubblica di Roma, dal Tribunale capitolino e dal Comando Regionale Lazio della Guardia di Finanza.
Come previsto dalla normativa, il procedimento si trova nella fase delle indagini e la posizione degli indagati dovrà essere valutata nel corso dell’iter giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.