Vittorio Nocenzi al Palazzo delle Esposizioni: “La musica cambia le persone. E i Castelli Romani meritano una nuova narrazione”

Il fondatore del Banco del Mutuo Soccorso protagonista di un incontro a “Roma suona”, la mostra dedicata alla musica italiana 1970-1979. Tra memoria, la lezione del Prog ed il sogno per i Castelli Romani

Le canzoni del Banco del Mutuo Soccorso hanno fatto da colonna sonora agli anni Settanta italiani, e oggi quelle stesse note tornano a raccontare una decade.

Vittorio Nocenzi è stato protagonista giovedì 9 luglio a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, all’interno della mostra “Roma suona, la musica in Italia 1970/1979”, con una presentazione dedicata al ruolo della musica come pensiero, linguaggio e resistenza culturale.

Seduto al pianoforte, Nocenzi ha ripercorso la stagione che ha visto nascere il prog italiano, tra Roma, Milano e Bologna, e il Banco come una delle band simbolo di quel periodo.

Nato a Roma nel 1968, il gruppo è stato un punto di riferimento del rock progressivo italiano insieme a: PFM, Le Orme, gli Area, i Semiramis e gli Osanna.

“La musica come idea”

Davanti a un pubblico di appassionati, musicisti e visitatori della mostra, Nocenzi ha parlato degli anni ’70 non solo come decennio di sperimentazione sonora, ma come momento in cui la musica aveva una funzione civile. Ha richiamato il senso di quel lavoro collettivo fatto di brani lunghi, suite e testi che parlavano di storia, scienza, mito e attualità. Dagli album Darwin! a Io sono nato libero, fino alle hit degli anni ’80 come Moby Dick e Paolo Pa, il repertorio del Banco è nato in quegli anni come risposta a un’Italia che cercava nuove forme di espressione.

Nocenzi ha sottolineato come la forza del Banco sia sempre stata quella di mettere insieme tecnica e racconto, virtuosismo e poesia. «La musica che nasce in solitudine, quando la suoni per il pubblico, fa accadere qualcosa di miracoloso: le persone riscrivono dentro di sé quello che tu hai scritto, come se fossero coautori». Una definizione che rende l’idea di un rapporto diretto, tipico dei concerti e dei festival dell’epoca.

Per il fondatore del Banco, il rock non è mai stato considerato solo una forma d’arte, ma una sorta di manifesto sociale dei giovani. E il rock progressivo ha avuto il compito preciso di far affiorare una visione alternativa della società.

A conferma di questo spirito di rottura ha ricordato anche una scelta precisa fatta dal Banco: “Nel disco il Salvadanaio, c’è un brano che dura pochissimi secondi e uno che dura oltre venti minuti. Questa è una forma di protesta contro l’omologazione e contro il sistema”.

Le origini del Rock Progressivo

“Il Prog nasce dalla contaminazione tra la musica classica, la musica popolare e il rock” dichiara Vittorio e cita Bach come riferimento fondamentale, sottolineando quanto la camzone popolare e l’etnomusicologia abbiano ispirato le band di quel periodo. “La figura dei tastieristi – ha aggiunto – è stata di fondamentale importanza perchè provenivano quasi tutti da una formazione di musica classica”.

Poi è arrivato il momento del ricordo personale legato a Marino, la cittadina dei Castelli Romani in cui abitava e dove il Banco del Mutuo Soccorso si riuniva per le prove.

Un’ immagine che racconta meglio di tante analisi cosa significasse fare musica negli anni ’70: ”Quando  tornavo dai concerti, dalle nostre serate, tra le quattro e le cinque del mattino, rientravo a Marino. Le persone che lavoravano nei vigneti, a quell’ora iniziavano ad uscire di casa e indossavano gli stivali di gomma, quelli fatti apposta per le vigne e alcuni, addirittura, avevano le canottiere di cotone pesante”. Una scena quotidiana che per Vittorio rappresenta il legame  tra la musica e la vita reale, tra il palco e la strada.

Il senso della mostra

“Roma suona” ripercorre il decennio 1970-1979 attraverso strumenti, copertine, immagini e testimonianze. Avere il Banco come voce narrante significa ricordare un periodo in cui Roma era crocevia di studi, etichette e collettivi.

Vittorio ha poi ricordato con affetto Francesco Di Giacomo, la voce inconfondibile del gruppo e Rodolfo Maltese, il chitarrista storico, scomparsi tra il 2014 e il 2015.

Chiuso l’intervento, Nocenzi ha ribadito un concetto che attraversa tutta la storia del Banco: l’arte come antidoto: «I missili possono essere fermati dalla poesia, dalla bellezza e dall’arte, tra cui la musica, perché contribuiscono a far cambiare mentalità alle persone».

La presentazione si inserisce nel calendario degli eventi della mostra, che fino al 12 luglio racconta come la musica italiana di quegli anni abbia influenzato costume, politica e linguaggio. E con il Banco, quel racconto trova una delle sue voci più autorevoli.

Alla fine dell’ evento, Vittorio Nocenzi è stato felice di rispondere ad alcune domande per  Castelli Notizie.

1) Qual è il tuo rapporto con i Castelli Romani? E’ profondissimo, è viscerale. Mi sento un castellano, non soltanto di Marino. Ho tutti i Castelli Romani nel cuore. A Grottaferrata ho suonato con la banda musicale cittadina. Sempre a Grottaferrata c’era il mio commercialista storico. A Marino ci sono nato. Anche ad Albano ho suonato con la banda musicale. A Genzano ci abito da cinquant’anni. A Velletri ho studiato al liceo per cinque anni e tutte le mie amicizie dell’adolescenza sono della cittadina Velliterne e dei dintorni.

I Castelli Romani li ho profondamente nel cuore. Sono convinto che se ci fosse una managerialità diversa, si potrebbe pensare ad una unione dei comuni e fare ai Castelli Romani quello che è stato fatto, per esempio, nelle Langhe. La nostra terra è meravigliosa, ha dei beni culturali unici. Albano ha Cisternole, i resti della Porta Pretoria, Le Ville Tuscolane di Frascati, Marino ha il Mitreo più intatto d’ Europa. Potremmo incantare raccontando i miti del nostro territorio, invece lasciamo all’ ignavia ancora della visione della porchetta, del tranvetto fuori porta e del vino. I Castelli Romani meritano molto di più, sono la terra madre della città eterna. Questo sogno per i Castelli Romani perche li amo profondamente e lo meriterebbero. Prova ad immaginare quanto cambierebbe nell’ immaginario collettivo raccontare questa storia invece che parlare di fraschette e gite fuori porta. Pensa a quanto cambierebbe: molte più presenze di turisti, valorizzazione degli immobili storici, accrescere il fascino del territorio e tutto quello che ne deriverebbe.

2) Cosa pensi dell’utilizzo delle nuove tecnologie nella musica e nell’arte in generale? Dipende da noi. Le nuove tecnologie vanno benissimo. E’ l’uso che ne fa l’uomo che è sbagliato. La tecnologia non deve servire a sostituire le nostre mancanze. Se non sono capace a suonare e mi avvalgo di supporti tecnologici per farlo, è una cosa riduttiva da morire. La registrazione digitale nell’ hard disk del computer, per esempio, può consentire delle cose meravigliose come nell’orchestrazione degli arrangiamenti, nel catturare gli attimi fuggenti,riascoltare quello hai improvvisato e che diversamente andrebbe perso. Puoi stamparne lo spartito e analizzare quello che hai suonato, orchestrarlo. Se adoperi la tecnologia con poca intelligenza, è come se avessi la Ferrari e la utilizzassi per andare a prendere il pane sotto casa. E’ uno spreco.

3) Negli ulti anni si parla sempre più spesso della violenza contenuta nei testi di alcune canzoni. Qual è la tua opinione su questo tema? La musica esprime il tempo di cui fa parte. Tutti i giorni ci sono cattive notizie. Nei telegiornali ci sono principalmente notizie di cronaca nera: si passa dai femminicidi alle morti sul lavoro, ai furti negli appartamenti, agli accoltellamenti, alle violenze sugli anziani. Tutto questo genera altre violenze. Io censurerei i telegiornali della Rai perchè questa narrazione della violenza è voluta. Soprattutto perchè unita al racconto delle guerre mortali e sanguinarie. Tutti i giorni, a pranzo e a cena. E’ tutto premeditato e il risultato è la violenza diffusa.

Grazie Vittorio, ci vediamo ai Castelli Romani!

Quando volete! Un saluto e gli auguri più grandi a Castelli Notizie che possa proseguire nel tempo, crescendo ulteriormente e continuando sempre a fare informazione di qualità.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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