Lago Albano, il Parco precisa sulla nuova condotta idrica: “Nessun via libera al raddoppio dei prelievi”

E’ acceso da tempo ai Castelli Romani il dibattito sul progetto della nuova condotta idrica tra il serbatoio Sforza Cesarini e quello di Monte Gentile, che interessa i Comuni di Ariccia, ALbano e Castel Gandolfo. Dopo le interpretazioni circolate nelle ultime ore, arriva una precisazione dell’Ente Parco dei Castelli Romani, che smentisce categoricamente di aver autorizzato un aumento dei prelievi d’acqua dal pozzo Sforza Cesarini, mentre il Coordinamento delle associazioni ambientaliste accoglie con favore alcune delle prescrizioni imposte, pur ribadendo che la salvaguardia del Lago Albano richiede interventi ben più incisivi.

Secondo il Coordinamento delle associazioni ambientaliste, infatti, si sarebbe fatta “confusione” sul contenuto del provvedimento del Parco. Il parere favorevole espresso dall’Ente, spiegano gli ambientalisti, non rappresenta un nulla osta al raddoppio della captazione idrica, ma introduce precise prescrizioni che limitano fortemente il progetto.

Tra queste spicca l’obbligo di dismettere, rimuovere e smaltire le attuali condotte Sforza Cesarini-Cappuccini e Sforza Cesarini-Monte Gentile, impedendo così che le nuove tubazioni possano affiancarsi a quelle esistenti. In questo modo, sostengono le associazioni, viene esclusa la possibilità di un vero e proprio raddoppio dell’infrastruttura: l’intervento si configurerebbe come una sostituzione finalizzata a ridurre le perdite della rete, mantenendo invariata la portata complessiva.

Le prescrizioni prevedono inoltre che, prima dell’avvio dei lavori, venga acquisita la concessione di derivazione delle acque sotterranee del pozzo Sforza Cesarini, corredata da uno studio idrogeologico completo che definisca la portata sostenibile del prelievo, analizzi le interferenze tra falda e Lago Albano e introduca un monitoraggio piezometrico e limnimetrico costante. È stato inoltre stabilito che la nuova condotta potrà essere utilizzata esclusivamente in situazioni di emergenza dichiarata.

Per il Coordinamento si tratta certamente di un passo avanti rispetto all’impostazione originaria del progetto, ma non sufficiente a risolvere il problema principale: il mantenimento del pozzo Sforza Cesarini quale fonte di approvvigionamento, considerata direttamente collegata al delicato equilibrio idrogeologico del Lago Albano di Castel Gandolfo, da anni interessato da un preoccupante abbassamento del livello delle acque.

Le associazioni ambientaliste continuano pertanto a chiedere un cambio di rotta più deciso, puntando sulla progressiva eliminazione di questa captazione, sulla ricerca di fonti alternative compatibili con la tutela del lago, sulla riduzione di almeno il 30% dei consumi idrici attraverso il risparmio e il contenimento delle perdite e sullo stop al consumo di suolo che determina un costante incremento della domanda d’acqua.

Non mancano poi le preoccupazioni per gli interventi previsti lungo il tracciato della nuova condotta, che comporterebbero l’abbattimento di numerosi alberi. Secondo gli ambientalisti sarebbero state disponibili soluzioni meno impattanti, come la trivellazione orizzontale controllata (“no-dig”), capace di limitare gli scavi e preservare il patrimonio arboreo, particolarmente prezioso all’interno di un’area naturale protetta.

Il Coordinamento sottolinea infine che sarà necessario attendere la conclusione della Conferenza dei Servizi per verificare se il raddoppio della captazione sarà effettivamente scongiurato. Successivamente, qualora venga richiesta la concessione di derivazione, dovranno essere acquisiti nuovi pareri, tra cui quello vincolante del Parco, prima dell’autorizzazione definitiva.

La precisazione del Parco dei Castelli Romani

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’Ente Parco dei Castelli Romani, l’avvocato Ivan Boccali, che ha voluto chiarire la reale portata del provvedimento.

“Il nostro parere, che tra l’altro non è vincolante ai fini decisionali ma rappresenta un contributo tecnico alla Direzione regionale competente, non approva alcun aumento della portata dei prelievi“, ha spiegato Boccali.

Secondo il presidente dell’Ente, la sostituzione delle due condotte con una nuova tubazione di maggiore diametro consentirà semplicemente di rendere più efficiente il sistema, riducendo le dispersioni idriche senza incrementare i quantitativi d’acqua prelevati.

“Se vengono sostituite le due condotte con una condotta più grande – ha aggiunto – è stato verificato che le condizioni successive ai lavori continueranno a tutelare sia la biodiversità sia il sistema idrico dei laghi, garantendo al tempo stesso un servizio essenziale ai cittadini. È un provvedimento equilibrato, che tiene insieme tutela ambientale ed esigenze della collettività”.

Boccali ha inoltre sottolineato come il tema del risparmio idrico richieda un impegno condiviso da parte di tutti i Comuni del territorio: “Ridurre gli sprechi è un obiettivo culturale che deve coinvolgere l’intero sistema. La tutela delle risorse idriche e del suolo rappresenta una priorità assoluta, così come garantire i servizi essenziali ai cittadini. L’obiettivo principale resta la salvaguardia dei laghi attraverso il controllo dei prelievi, che non sono minimamente aumentati in questi anni. Anzi, sostituendo le vecchie condotte con una nuova infrastruttura più efficiente si ridurranno le dispersioni d’acqua”.

Il presidente del Parco ha infine precisato che quello espresso dall’Ente “non è tecnicamente né ufficialmente un nulla osta, come purtroppo è stato erroneamente affermato da qualcuno poco informato sulla vicenda”, aggiungendo di aver apprezzato il tono del comunicato diffuso dal Coordinamento delle associazioni ambientaliste guidato dall’ecologo Roberto Salustri.

“Con il Coordinamento – ha concluso Boccali – ci confrontiamo spesso sulle strategie per la tutela dei due laghi dei Castelli Romani e sulle principali questioni ambientali del territorio”.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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