Dispersione scolastica, 520mila ragazzi recuperati, per Frassinetti si tratta di “risultato storico”

Per anni la dispersione scolastica è stata una delle grandi emergenze del sistema educativo italiano. Migliaia di ragazzi che ogni anno lasciavano i banchi prima del …

Per anni la dispersione scolastica è stata una delle grandi emergenze del sistema educativo italiano. Migliaia di ragazzi che ogni anno lasciavano i banchi prima del diploma, con pesanti conseguenze non solo sul loro futuro, ma anche sulla competitività del Paese. Oggi, però, il quadro è profondamente cambiato. L’Italia ha raggiunto con cinque anni di anticipo l’obiettivo fissato dall’Unione europea per il 2030, facendo registrare il livello più basso di abbandono scolastico della sua storia recente.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2025 il tasso di dispersione scolastica è sceso all’8,2%, ben al di sotto del target europeo del 9%. Le più recenti elaborazioni richiamate dal Ministero dell’Istruzione indicano inoltre un’ulteriore diminuzione fino al 7,3%, un dato che conferma una tendenza ormai consolidata. Si tratta di un risultato che assume un significato particolare se confrontato con appena pochi anni fa: nel 2022 il tasso era ancora pari all’11,5%, mentre per oltre un decennio l’Italia aveva faticato a scendere stabilmente sotto la soglia del 10%.

La riduzione non nasce certamente in pochi mesi e rappresenta il frutto di un lavoro che coinvolge scuole, insegnanti, famiglie e territori. Tuttavia è difficile non osservare come l’accelerazione più marcata coincida con gli ultimi anni e con una strategia che il governo Meloni ha deciso di mettere al centro della propria politica scolastica.

L’esecutivo ha infatti puntato su un approccio molto diverso rispetto al passato: non limitarsi ad aumentare le risorse in modo generalizzato, ma concentrare gli interventi proprio dove il rischio di abbandono era più elevato. È questa la filosofia che ha ispirato Agenda Sud, il piano straordinario destinato alle scuole del Mezzogiorno, il rafforzamento dell’orientamento con l’introduzione del docente tutor, gli investimenti del PNRR sulle scuole più fragili e gli interventi previsti dal decreto Caivano, che hanno rafforzato gli strumenti di contrasto all’evasione dell’obbligo scolastico nelle situazioni di maggiore disagio sociale.

Il risultato è particolarmente significativo anche dal punto di vista politico. Quando l’attuale maggioranza si è insediata nell’autunno del 2022, l’Italia presentava ancora un tasso di dispersione superiore all’11%, distante dagli obiettivi europei. Negli anni precedenti, sotto governi di diverso colore – dal centrosinistra guidato da Matteo Renzi ai successivi esecutivi M5S-Lega e M5S-PD – il fenomeno aveva mostrato una graduale riduzione, ma senza quella brusca accelerazione registrata negli ultimi tre anni. La discesa sotto la soglia del 9% rappresenta quindi un cambio di passo che coincide con una diversa impostazione delle politiche educative.

Molto entusiastico il commento ai dati della sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti che ha parlato di risultati storici “L’Italia ha superato con largo anticipo l’obiettivo europeo fissato per il 2030, il tasso di abbandono scolastico precoce secondo le stime INVALSI raggiungerà il 7,3% nel 2026. In termini concreti, significa che oltre 520 mila giovani sono stati sottratti alla dispersione rispetto ai livelli registrati quindici anni fa e oggi restano nei percorsi di istruzione e formazione, con effetti positivi sull’inclusione, sull’equità sociale e sulle opportunità future. Una scuola più inclusiva grazie alle politiche di questo Governo”

Naturalmente sarebbe scorretto attribuire esclusivamente all’attuale governo un indicatore che dipende anche da interventi avviati negli anni precedenti e dall’impegno quotidiano delle scuole. Gli stessi esperti ricordano che la dispersione scolastica è un fenomeno strutturale che si modifica nel medio-lungo periodo. È però altrettanto evidente che le misure introdotte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito hanno contribuito ad accelerare una tendenza già in atto, soprattutto nelle aree territoriali tradizionalmente più esposte al rischio di abbandono.

Non è un caso che il ministro Giuseppe Valditara abbia definito il raggiungimento dell’obiettivo europeo «un risultato storico», sottolineando come la strategia del governo sia stata quella di riportare gli studenti al centro del sistema scolastico, intervenendo con maggiore decisione proprio nelle realtà più difficili.

Questo, naturalmente, non significa che tutti i problemi della scuola italiana siano stati risolti. I più recenti dati INVALSI mostrano infatti come permangano criticità negli apprendimenti, soprattutto in matematica e comprensione del testo, e come continuino a esistere importanti differenze territoriali tra Nord e Sud. In altre parole, diminuiscono gli studenti che lasciano la scuola, ma resta aperta la sfida di migliorare il livello delle competenze di chi conclude il percorso formativo

 

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