Marino – Comandini e Pace (PD) rispondono a Mestici: “L’unità del centrosinistra è un valore”

Il Segretario PD Circolo di Marino Centro, Marco Comandini, e la Segrataria del PD del Circolo di Marino “Bruno Astorre”, Daniela Pace, rispondono a Fabio Mestici – già candidato sindaco – sugli ultimi accadimenti ed esternazioni.

“Con il manifesto con i simboli dei partiti a firma Fabio Mestici, si tenta di impartire una lezione di storia e di politica, ma finisce per semplificare entrambe, stravolgendo realtà e ricostruzione storica.
Richiamare Matteotti e l’Aventino per commentare una seduta del Consiglio comunale è una scelta comunicativa forte, ma anche rischiosa. Perché la storia va raccontata nella sua complessità, non selezionando solo gli elementi utili a sostenere la propria tesi.

La ricostruzione storica: L’Aventino non è soltanto il fallimento del 1924, ma anche un successo: nell’antica Roma (494 a.C.): la prima secessione della plebe vide i plebei ritirarsi sul colle Aventino per protestare contro i soprusi dei patrizi. Ottenendo importanti concessioni e l’istituzione dei tribuni della plebe. Originariamente quindi, è stato un fatto positivo!
E anche il fallimento del 1924 non fu determinato semplicemente dall’abbandono dell’aula, ma dalle profonde divisioni interne alle opposizioni, dall’inerzia delle istituzioni e dal mancato intervento del Re sperato dagli Aventiniani.

Proprio il socialismo di allora era attraversato da profonde fratture politiche. Dimenticare questo significa offrire una ricostruzione incompleta e fuorviante.
Le divisioni tra i partiti dell’Aventino erano profonde e insanabili, poiché univano forze politiche con visioni dello Stato e della società totalmente opposte. Questa frammentazione paralizzò la protesta.
Il “Partito Comunista d’Italia” propose uno sciopero generale e un’insurrezione popolare per abbattere il governo.

I “Moderati” temevano la rivoluzione operaia tanto quanto il fascismo, rifiutarono ogni azione di piazza.
Constatata l’immobilità dell’Aventino, i comunisti lasciarono la protesta in autunno per tornare in Parlamento, usando l’aula come tribuna di propaganda.

I Socialisti Unitari (PSU): Il partito di Matteotti e Turati voleva difendere la legalità democratica ma era isolato e indebolito dai continui attacchi delle camicie nere.

I Socialisti Massimalisti (PSI): Erano contrari a collaborare stabilmente con i partiti borghesi (liberali e cattolici), rendendo impossibile una coalizione di governo alternativa al fascismo.

Temendo che Vittorio Emanuele III potesse prendere in considerazione la sua destituzione, Mussolini pronunciò il suo discorso del 3 gennaio 1925. Attraverso di esso, assunse ulteriori responsabilità politiche, morali e storiche. Ricordando l’articolo 47 degli statuti della Camera che prevedeva la possibilità che un ministro del re fosse accusato dai deputati, Mussolini chiese formalmente al Parlamento di emettere un atto d’accusa contro di lui. Tuttavia, ciò non poteva accadere senza il rientro in Camera dei deputati aventiniani e almeno alcuni voti dalla maggioranza dei deputati fascisti. Ciononostante, la proposta fu oggetto di un acceso dibattito tra i membri del Partito Nazionale Fascista. Senza i socialisti, il voto di sfiducia a Mussolini fu un fallimento. L’opposizione aventiniana non riuscì a reagire, sia a causa delle immediate repressioni ordinate da Mussolini, sia per le sue divisioni interne.

L’attualità locale: ancora meno convincente è il tentativo di trasformare un episodio consiliare nella prova dell’esistenza di una coalizione tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Lega e Forza Italia, cosa palesemente falsa che distorce la realtà.

Che negli ultimi mesi tra alcuni consiglieri comunali possa essersi aperto un confronto politico per noi è un fatto e positivo. Il dialogo istituzionale non è un’anomalia: è il fondamento della democrazia.
Parlarsi, discutere e confrontarsi su questioni amministrative non significa automaticamente condividere un progetto politico o costruire un’alleanza, cosa che se avverrà potrà nascere solo in un campo progressista.
È qui che il ragionamento di Mestici perde consistenza. Quando dal confronto passa direttamente alla “comunione di intenti”, senza alcun elemento concreto che lo dimostri. È un salto logico funzionale alla polemica, non all’analisi politica. Un bravo dirigente politico dovrebbe poi ben sapere che i simboli li concede il segretario regionale di ogni partito, ciò che prospetta è quindi irrealizzabile, nella forma ma soprattutto nella sostanza.

Sorprende inoltre che si distribuiscano patenti di responsabilità democratica senza interrogarsi sul clima politico che ha caratterizzato gli ultimi anni. Se davvero si ritiene il confronto un valore, allora bisognerebbe chiedersi se, in questi cinque anni, tutte le condizioni per un confronto trasparente e costruttivo siano sempre state garantite.

La politica locale ha bisogno di meno slogan e più contenuti. Ha bisogno di proposte, di idee e di confronto serio. Evocare Matteotti per conquistare qualche titolo o qualche consenso momentaneo rischia soltanto di impoverire il dibattito pubblico.

La storia merita rispetto. E i cittadini meritano una politica che guardi al futuro, non una continua ricerca di visibilità attraverso paragoni storici forzati, o peggio errati.

L’unica lezione che possiamo ricavare nel citare l’Aventino, è che la frammentazione ha portato solo grandi enormi guai, non la forma di protesta. Al solito richiamiamo responsabilmente all’unità della sinistra, che per noi è un valore”.

DANIELA PACE Segrataria PD del Circolo di Marino “Bruno Astorre”.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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