La Spagna accusa Italia sui migranti, ma i numeri parlano di un crollo degli sbarchi

Continua la polemica Tra Spagna ed Italia, dopo i fatti di Ceuta, e la decisione del governo italiano di sospendere il trattato di Schengen con il …

Continua la polemica Tra Spagna ed Italia, dopo i fatti di Ceuta, e la decisione del governo italiano di sospendere il trattato di Schengen con il paese iberico. La Spagna ha accusato l’Italia di non sapere gestire i flussi migratori, asserendo che gli sbarchi sono stati superiori nel nostro paese che in Spagna. Ma il Viminale ha immeditamente replicato con cifre che smentiscono categoricamente questa narrazione. Non uno slogan, ma numeri ufficiali. I dati aggiornati del Viminale certificano una svolta nella gestione dell’immigrazione irregolare: dal primo gennaio al 31 luglio 2026 sono sbarcati sulle coste italiane 16.479 migranti, contro i 36.545 dello stesso periodo del 2025 e i 33.480 del 2024. In un solo anno gli arrivi si sono quindi ridotti di quasi il 55 per cento; rispetto a due anni fa il calo supera il 50 per cento. Una flessione di dimensioni eccezionali, che rende il 2026 l’anno con la pressione più bassa dell’ultimo triennio.

Questi numeri arrivano dopo che Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha accusato l’esecutivo italiano di non essere «all’altezza» e ha sostenuto che l’Italia sia stata più volte «inondata» dagli arrivi irregolari senza riuscire a risolvere le crisi di Lampedusa. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha invece bollato come «egoista», «irresponsabile» e «poco solidale» la posizione assunta da Roma dopo l’emergenza di Ceuta.

Contemporaneamente aumentano le persone effettivamente riportate nei Paesi di origine. Dal primo gennaio al 29 luglio i rimpatri forzati e i ritorni volontari assistiti hanno raggiunto quota 5.057, contro i 3.812 dello stesso periodo del 2025 e i 3.121 del 2024. La crescita è quindi del 33 per cento in un anno e del 62 per cento rispetto a due anni fa.

Il dato di luglio è ancora più netto. Nel mese tradizionalmente più delicato per le partenze lungo il Mediterraneo sono arrivate 2.179 persone, contro le 6.485 del luglio 2025 e le 7.465 del luglio 2024. Significa una riduzione del 66 per cento rispetto allo scorso anno e di oltre il 70 per cento rispetto a due anni fa. Anche maggio e giugno, mesi nei quali le condizioni del mare favoriscono solitamente le partenze, hanno registrato numeri nettamente inferiori: 3.054 arrivi a maggio e 2.758 a giugno.

Sono cifre che rafforzano la linea seguita dal Governo Meloni: non limitarsi a gestire gli sbarchi una volta avvenuti, ma intervenire prima delle partenze attraverso la collaborazione con i Paesi di origine e di transito, il contrasto alle organizzazioni criminali e una maggiore capacità di controllo delle frontiere esterne. È il modello che l’Italia ha portato progressivamente anche al centro del dibattito europeo, insieme alla proposta di procedure più rapide, hub nei Paesi terzi e rimpatri più efficaci. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha più volte sottolineato come molte delle soluzioni inizialmente contestate all’Italia siano ormai entrate nell’agenda dell’Unione europea.

La seconda parte del quadro riguarda proprio i rimpatri. Dal primo gennaio al 29 luglio 2026 sono state rimpatriate complessivamente 5.057 persone, tra rimpatri forzati e ritorni volontari assistiti. Nello stesso periodo erano state 3.812 nel 2025 e 3.121 nel 2024. L’incremento è dunque del 33 per cento su base annua e supera il 62 per cento nel confronto con due anni fa. I soli rimpatri forzati sono saliti a 4.372, mentre quelli volontari assistiti hanno raggiunto quota 685.

Il risultato non autorizza a considerare risolto definitivamente il problema. Le rotte possono cambiare rapidamente e la pressione migratoria dipende anche da guerre, instabilità politica, crisi economiche e decisioni dei Paesi di transito. Ma proprio per questo il confronto omogeneo tra periodi assume un valore politico preciso: mentre nel Mediterraneo continuano a esistere condizioni favorevoli alle partenze, in Italia gli sbarchi sono più che dimezzati e i rimpatri aumentano.

Madrid ha provato a replicare utilizzando i dati cumulativi di Frontex dal 2021 al 2026, secondo i quali l’Italia avrebbe ricevuto più ingressi irregolari della Spagna. Si tratta però di un confronto diverso: sommare oltre cinque anni di arrivi indica il peso complessivo sopportato dai singoli Paesi, ma non misura l’efficacia delle politiche attuali né l’andamento più recente. Lo stesso dato, semmai, dimostra che l’Italia ha sostenuto una pressione superiore e avrebbe quindi ancora più titolo per chiedere controlli seri alle frontiere esterne europee.

Il confronto con Ceuta rende la polemica spagnola ancora più debole. Mentre Madrid è stata sorpresa da un ingresso di massa concentrato in poche ore, l’Italia ha ridotto gli sbarchi per diversi mesi consecutivi e, nello stesso tempo, ha incrementato i rimpatri. La differenza non è tra chi accoglie e chi non accoglie, ma tra chi continua a considerare i flussi sostanzialmente inevitabili e chi prova a governarli prima che le partenze si trasformino in nuove emergenze.

La risposta più efficace alle accuse spagnole, dunque, non è una nuova polemica diplomatica. È il cruscotto del Viminale: meno 55 per cento di sbarchi e più 33 per cento di rimpatri. Numeri che non autorizzano trionfalismi, ma che smentiscono l’immagine di un Governo italiano inadeguato e confermano il progressivo consolidamento della linea portata da Giorgia Meloni anche ai tavoli europei.

 

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