(di Giulia Testa) La prima volta Sergio Mattarella arrivò ad Amatrice tre giorni dopo il terremoto. Era il 27 agosto 2016 e il Presidente della Repubblica entrò in una città devastata, mentre si scavava ancora tra le macerie e l’emergenza occupava ogni spazio. Tre giorni dopo, il 30 agosto 2016, era di nuovo lì per le […]
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(di Giulia Testa) La prima volta Sergio Mattarella arrivò ad Amatrice tre giorni dopo il terremoto. Era il 27 agosto 2016 e il Presidente della Repubblica entrò in una città devastata, mentre si scavava ancora tra le macerie e l’emergenza occupava ogni spazio. Tre giorni dopo, il 30 agosto 2016, era di nuovo lì per le esequie solenni delle vittime del terremoto. Dieci anni dopo torna nello stesso territorio. Ma questa volta ad aspettarlo ci saranno soprattutto bambini e ragazzi.
Lunedì 21 settembre Mattarella sarà ad Amatrice per la cerimonia nazionale di inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027 ma prima renderà omaggio alle vittime del sisma al Parco Don Minozzi. Memoria e futuro nella stessa visita, a poche settimane dal decimo anniversario di quella notte che provocò 299 morti, 365 feriti e oltre 40mila sfollati nell’Appennino centrale. Non è casuale che il filo passi ancora dalla scuola. Quella di lunedì sarà la quinta visita di Mattarella ad Amatrice dal terremoto e la prima dopo oltre sette anni. Nel mezzo, la scuola è stata uno dei luoghi attraverso i quali il Capo dello Stato ha seguito le diverse stagioni della città: dall’emergenza alla ricostruzione.
Il 15 dicembre 2016 Mattarella incontrò gli studenti del “Romolo Capranica”. La scuola distrutta dal sisma non aveva significato la sospensione delle lezioni: già a settembre l’attività era ripresa. Tre anni dopo sarà lo stesso Presidente a ricordarlo, ringraziando docenti e personale perché “anche nei giorni immediatamente successivi al terremoto la scuola non si è interrotta”.
Il 2 agosto 2017 il Presidente della Repubblica, a un anno circa dal sisma, ha visitato Accumoli, uno dei Comuni colpiti, depositando una corona di fiori in piazza San Francesco, in memoria delle vittime. Nella stessa giornata ha visitato Amatrice, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto e, facendo il punto sullo stato della ricostruzione, sottolineò la necessità di procedere con rapidità ed efficacia per colmare i ritardi e le lacune operative riscontrate sul territorio.
Il 18 luglio 2019 Mattarella tornò ad Amatrice per l’inaugurazione del nuovo istituto. Davanti agli studenti pronunciò parole che, rilette oggi, sembrano tracciare una mappa della ricostruzione: “Le scuole vengono inaugurate dagli studenti quando vi entrano e cominciano a frequentarle”. Ma avvertì anche che il traguardo raggiunto non poteva bastare. “Il sogno della realtà concreta della ricostruzione non si esaurisce nella scuola”, disse, indicando le altre “piste”: ospedale, abitazioni private, beni culturali e di culto, strutture produttive.
Sette anni dopo, quelle piste sono ancora davanti ad Amatrice. La ricostruzione pubblica e privata è arrivata complessivamente al 40%, mentre il centro storico resta un grande cantiere. Il nuovo ospedale “Grifoni”, che nell’agosto 2025 risultava realizzato al 50%, ha ricevuto nel maggio scorso un ulteriore finanziamento da 1,47 milioni di euro per nuovi interventi e servizi. Nel patrimonio culturale prosegue, tra gli altri, il recupero della chiesa di San Francesco, con la conclusione dei lavori prevista per giugno 2027.
È una ricostruzione che Mattarella stesso, nel messaggio per il decennale, ha definito “un percorso, non privo di complessità”, richiamando l’impegno a ultimarlo “nel più breve tempo possibile”. Perché ricostruire Amatrice significa ricostruire edifici, ma anche rendere nuovamente possibile la vita di una comunità. Era già questo uno dei punti del discorso del 2019. Mattarella parlò delle aree interne come di territori “non soltanto preziosi, ma essenziali” per la vita sociale, economica, storica e culturale del Paese, ai quali devono essere garantite opportunità pari a quelle delle grandi città.
Ed è qui che la scuola assume un significato più grande delle sue mura. In montagna una scuola non è soltanto una scuola. Tiene insieme bambini, famiglie e territorio; mantenerla viva significa conservare una ragione per restare, insieme ai servizi, alla sanità, al lavoro e alle possibilità che rendono un luogo abitabile anche lontano dai grandi centri. E questo è ancora più vero specialmente in un territorio come quello di Amatrice. Il 21 settembre Mattarella tornerà dunque in una città profondamente diversa da quella che vide nel 2016, ma con una ricostruzione ancora da completare. Nel 2019 disse ai ragazzi che una scuola viene davvero inaugurata quando gli studenti entrano e cominciano a frequentarla. Sette anni dopo non torna ad Amatrice per inaugurare un altro edificio. Torna per inaugurare il loro anno scolastico.
Foto: RietiLife ©
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