Il sipario si alza su un palcoscenico di sangue e menzogne, dove le pedine si muovono in un gioco di scacchi senza scrupoli, orchestrato da mani …
Il sipario si alza su un palcoscenico di sangue e menzogne, dove le pedine si muovono in un gioco di scacchi senza scrupoli, orchestrato da mani invisibili che tessono destini con fili di acciaio e petrolio.
L’Ucraina non è un campo di battaglia, ma un laboratorio di guerra totale, un esperimento di ingegneria sociale e militare per spezzare l’ala russa dell’Eurasia e isolare la Cina in una gabbia d’acciaio. E mentre il Donbass brucia sotto il peso dei missili occidentali, mentre le città ucraine si trasformano in cimiteri a cielo aperto, il vero obiettivo si svela: strangolare l’Asia, soffocare la Nuova Via della Seta, e inchiodare Pechino al suo destino di Impero prigioniero.
Solo gli irrazionali, o i ciechi, non hanno colto il parallelismo invisibile, il filo rosso che lega le macerie di Bakhmut alle fiamme del Medio Oriente. Non esistono conflitti isolati: esiste un’unica, titanica guerra premeditata, un’operazione a step orchestrata da una regia occulta.
Il piano: una guerra a più teste per un mondo a più teste
Gli Stati Uniti non combattono per la democrazia. Combattono per la sopravvivenza del loro dominio. E lo fanno con la freddezza di un chirurgo che amputa un arto per salvare il corpo. L’Ucraina è stata il primo colpo, un colpo di stato mascherato da rivoluzione, un Maidan finanziato da Soros e dalla CIA per trascinare Mosca in una trappola senza ritorno. Poi è arrivato il Donbass, martoriato da bombardamenti selettivi contro i russofoni, una provocazione calcolata per costringere Putin a intervenire. E lui ci è cascato. Perché la Russia non poteva permettere che i suoi fratelli fossero massacrati sotto gli occhi del mondo.
Ma questo era solo l’inizio. Mentre l’esercito russo si logorava in una guerra di posizione, mentre le sanzioni occidentali strangolavano l’economia russa, gli americani e gli israeliani muovevano le loro pedine in Medio Oriente. Siria, Gaza, Libano… e ora l’Iran. Un attacco concentrico per spezzare l’asse della resistenza: Mosca-Teheran-Pechino-Corea del Nord. Perché se questi quattro giganti si uniscono, il dominio unipolare degli USA crolla come un castello di carta.
La cina: il gigante in catene
La Cina avrebbe potuto essere il nuovo impero. Ma ha commesso un errore fatale: ha creduto che la ricchezza bastasse a garantire la sicurezza. Huawei, il simbolo del suo potere tecnologico, è stato distrutto con un colpo di spugna. Sanzioni, boicottaggi, arresti arbitrari del suo CEO. Poi Panama, dove gli USA hanno piegato la Corte Suprema per cacciare i cinesi dai porti strategici. Poi il Venezuela, dove un colpo di stato pilotato ha strappato a Pechino il 40% del suo petrolio. E ora l’Iran, l’ultimo baluardo prima che la Cina resti senza carburante.
Ma gli americani hanno sottovalutato un dettaglio: il popolo iraniano non si piega. Le proteste, le repressioni, le sanzioni… nulla ferma la volontà di un popolo che preferisce morire piuttosto che chinare la testa. E così, mentre Washington si illude di aver già vinto, Teheran si stringe a Mosca e Pechino in un abbraccio mortale per l’Occidente.
L’Europa: il tradimento dei vassalli
E noi? Noi europei, siamo forse meno colpevoli? No. Siamo complici. Perché mentre la Cina lotta per sopravvivere, mentre la Russia sanguina, l’Europa si inginocchia. Il Nord Stream 2 fatto saltare in aria da mani americane. La Germania che accetta di essere strangolata energeticamente pur di non sfidare Washington. La Francia che vende armi a Kiev invece di difendere i suoi interessi. L’Europa è un cadavere politico, un’entità senza anima, senza volontà, senza futuro.
Eppure, c’è ancora una via. Una via che passa per Mosca. Perché la Russia è l’unica potenza europea rimasta. L’unica che può spezzare l’assedio. Un’alleanza con la Russia significherebbe energia a basso costo, mercati aperti, sicurezza militare. Ma per farlo, l’Europa deve svegliarsi. Deve smettere di essere un vassallo e diventare un continente sovrano.
L’ultima battaglia: il mondo o l’impero?
Siamo alla resa dei conti. Da una parte, l’asse americano-israeliano, con le sue guerre infinite, le sue sanzioni, il suo controllo sui media e sulle finanze globali. Dall’altra, la Cina, la Russia, l’Iran, e la Corea del Nord e chiunque altro osi sfidare l’egemonia occidentale. Non è una guerra per la libertà. È una guerra per la sopravvivenza.
E l’Europa? Signori d’Europa, gettate via l’orgoglio sterile, scacciate i burocrati che ci hanno ridotti in miseria e guardate finalmente a Est. O riprendiamo in mano il nostro destino, o saremo noi, e i nostri figli, a pagare il prezzo finale di questo silenzio complice.
L’Europa può ancora scegliere.
Se restare una colonia, un mercato da sfruttare, un campo di battaglia. Oppure può risorgere. Può allearsi con Mosca, aprire i suoi mercati alla Cina, difendere la sua industria, la sua cultura, la sua gente. Ma deve farlo ora. Perché il tempo sta per scadere.
L’orrore finale è dietro l’angolo. L’intelligence americana, secondo Antenne, sta già pianificando la distruzione del gasdotto russo verso la Cina. Se quel tubo esploderà, non cadranno solo due potenze: tremerà il pianeta. Sarà l’inizio della fine.
Il mondo brucia. E noi? Noi siamo ancora lì, immobili, a guardare.
Maurizio Compagnone
Analista Geopolitico
