Ogni anno, nel periodo estivo, gli incendi, quasi sempre dolosi, mandano in fumo chilometri quadrati di territorio: una piaga che sembra non avere fine     I territori sono allo stremo: la siccità, le alte temperature, l’incuria e, sempre più spesso, i piromani mandano in fumo montagne e macchia mediterranea     Canadair CL-415   […]

Ogni anno, nel periodo estivo, gli incendi, quasi sempre dolosi, mandano in fumo chilometri quadrati di territorio: una piaga che sembra non avere fine

 

 

I territori sono allo stremo: la siccità, le alte temperature, l’incuria e, sempre più spesso, i piromani mandano in fumo montagne e macchia mediterranea

 

 

Canadair CL-415

 

Conosciuto da tutti come il “Canadair”, è l’aereo con la carlinga gialla e il sottopancia rosso che interviene per spegnere gli incendi.

Con un’apertura alare di 28,60 metri e una lunghezza di poco inferiore a 20 metri, è in grado di prelevare fino a 6.000 litri d’acqua in meno di 13 secondi.

Questa operazione, chiamata “Scooping”, prevede che il velivolo plani sullo specchio d’acqua e immagazzini nei serbatoi interni, grazie a delle apposite bocchette chiamate “probes”, più di 6.000 litri d’acqua in circa 13 secondi.

Il lancio sull’incendio avviene in meno di 3 secondi: un muro d’acqua, mischiato con un liquido schiumogeno, cade sul terreno attraverso i quattro portelloni.

 

Visibilità ridotta

 

Gli equipaggi del Canadair operano in condizioni estreme. Mentre il personale a terra combatte con la linea del fuoco, i piloti devono affrontare ben altri pericoli.

Turbolenze causate dal forte calore, fumo denso, ostacoli come creste montuose, terreni irregolari e linee elettriche rendono necessario un coordinamento con il personale a terra.

I piloti sono in collegamento con i DOS (Direttori delle Operazioni), presenti con il personale antincendio, che via radio li guidano verso lo sgancio e in uscita dopo averlo effettuato.

 

La flotta italiana

 

Con i suoi 18 velivoli, è la più numerosa in Europa. È divisa in quattro basi permanenti e stagionali, tra cui Olbia, Lamezia Terme, Roma e Genova.

Il costo di un singolo velivolo è di circa 37 milioni di euro, ma non si tratta del costo più alto.

La manutenzione e l’impiego operativo sono fattori importantissimi.

I costi, che comprendono “tutto il pacchetto”, ovvero stipendi degli equipaggi, logistica nelle basi e manutenzione, si aggirano tra i 12.000 e i 15.000 euro all’ora, con un risparmio di circa 6.900 euro se la flotta vola per più di 8.000 ore all’anno.

I due motori turboelica Pratt & Whitney consumano centinaia di litri di carburante Jet A e possono rimanere in volo per circa 3-6 ore dal decollo dalla base, a seconda della distanza dall’incendio e dal punto di rifornimento d’acqua.

La manutenzione è accurata: spesso viene imbarcata acqua di mare che, nel lungo periodo, potrebbe corrodere i serbatoi, pertanto viene effettuato un lavaggio costante. Infine, il liquido ignifugo, miscelato con l’acqua, fa aumentare sensibilmente il costo d’esercizio.

 

Prevenzione mancata

 

Se da una parte l’incuria fa sì che i territori siano abbandonati a se stessi, dall’altra la mancata vigilanza permette a persone senza scrupoli di appiccare incendi.

La scarsità di fondi, di personale e di mezzi rende un gioco da ragazzi per chi, con piani criminosi, appicca il fuoco ai terreni.

La mancata manutenzione e pulizia del sottobosco nei mesi invernali, la creazione di viali parafuoco e la bonifica di montagne e colline costringe poi, in estate, a interventi estremi.

In poche parole, si tratta di chiudere il recinto quando gli animali sono già scappati.

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