Alle 12.08, quando la sirena antiaerea ha squarciato il silenzio di Piazza San Pietro, per un istante è sembrato che a Frascati il tempo si fosse fermato. Un suono antico, straziante, capace ancora oggi di attraversare le generazioni e riportare alla memoria quella mattina dell’8 settembre 1943, quando Frascati venne colpita dal bombardamento degli aerei Alleati. Una pioggia di bombe si abbatté sulla città, sede del comando tedesco, seminando morte e distruzione. Oltre seicento furono le vittime innocenti, per lo più anziani e bambini, la metà degli edifici fu rasa al suolo.
Oggi, a distanza di 83 anni, quella sirena, custodita all’interno di Palazzo Marconi, non ha annunciato un nuovo pericolo ma ha chiamato la città al ricordo, chiedendole un minuto di silenzio e raccoglimento. Una piazza composta ha ascoltato in silenzio quel suono che sembrava arrivare direttamente dalle macerie del passato. Famiglie, bambini, cittadini e autorità civili e militari si sono stretti davanti alla Cattedrale di San Pietro per rendere omaggio alle vittime di una delle pagine più dolorose della storia di Frascati, ricordate nella struggente poesia recitata con enfasi da Tommaso Mascherucci.
In mattinata, prima della celebrazione religiosa, come da tradizione, è stata deposta una corona di alloro presso l’Ossario del cimitero cittadino, poi il raccoglimento si è spostato nella Cattedrale di San Pietro per la Santa Messa, officiata dal parroco don Maurizio Del Nero.
Ai piedi del sagrato, mentre le autorità si disponevano accanto alla sindaca Sbardella, cittadini di ogni età si sono stretti in un abbraccio ideale attorno alla memoria della città. E quando la sirena ha ricominciato a suonare, accompagnata dal rumore evocativo delle esplosioni, il passato è sembrato tornare improvvisamente presente. Due testimoni sopravvissuti a quell’inferno, allora bambini, ma segnati per sempre dal ricordo delle macerie, delle urla, della paura e della morte erano oggi in piazza al fianco della sindaca Sbardella: Sergio Molinari, conosciuto come “‘a Nicchia”, e Guglielmo Corazza.
I loro volti, oggi, raccontano più di qualsiasi parola. Accanto alla commozione delle autorità e dei cittadini, la loro presenza ha dato un significato ancora più profondo alla cerimonia. Una memoria viva e presente, uno sguardo che si perde per un istante nel passato. È il silenzio di chi ha visto una città trasformarsi in un cumulo di macerie e ha dovuto trovare, dopo, la forza di ricominciare.
L’8 settembre non è però soltanto la commemorazione di una tragedia: nel dolore di quella giornata è custodita anche la storia di una comunità che, dalle rovine, seppe rialzarsi. Frascati fu ferita profondamente, ma non si arrese. Ricostruì le proprie case, le proprie strade, le proprie scuole. Ricostruì, soprattutto, il proprio futuro.
Un messaggio che ha trovato un simbolico riscontro anche nell’inaugurazione, avvenuta questa mattina, della palestra della scuola di Cisternole Andrea Tudisco: un luogo dedicato ai bambini e alla crescita, alla vita che continua.
È forse allora questo il senso più profondo della memoria. Ricordare i morti, senza rimanere prigionieri della morte. Ascoltare ancora il suono della sirena, ma farlo in una piazza piena di bambini. Pronunciare i nomi di chi non c’è più, guardando negli occhi le generazioni che sono venute dopo. Perché una città non dimentica solo quando conserva le proprie ferite, ma soprattutto quando riesce a trasformarle in coscienza, in responsabilità e in speranza.
LE CELEBRAZIONI DELLA SERA DELL’8 SETTEMBRE
Il programma delle celebrazioni prosegue in serata con il corteo istituzionale verso il Monumento ai Caduti dell’8 Settembre 1943 (dalle ore 18.00). Alle ore 18.30, in Via Conti di Tuscolo, la cerimonia commemorativa con deposizione della corona d’alloro e gli interventi dell’Autorità.