Carcere di Velletri, 602 detenuti per 386 posti: Droghei (Pd) dopo il sopralluogo col deputato Palombi (FdI): «Non è normale»

Nel carcere di Velletri 602 detenuti per 386 posti effettivi, con un sovraffollamento del 156%. Droghei (Pd): «Situazione non normale»

Sono 602 i detenuti presenti nel carcere di Velletri a fronte di appena 386 posti effettivamente disponibili, con un tasso di sovraffollamento che raggiunge circa il 156%. È il quadro emerso dalla visita effettuata nella Casa circondariale veliterna dalla consigliera regionale del Lazio Emanuela Droghei (Pd), insieme a una rappresentanza della Camera Penale e al deputato di FdI Alessandro Palombi.

Una situazione cronica, che si perde negli anni, se non decenni, e che la consigliera regionale definisce senza mezzi termini «non normale», evidenziando al tempo stesso le potenzialità dell’istituto di Velletri, che a suo giudizio potrebbe diventare un modello puntando maggiormente sulle misure alternative alla detenzione e sui percorsi di reinserimento.

«Questa mattina abbiamo visitato la Casa circondariale di Velletri – ha dichiarato Droghei –. È stata un’occasione per confrontarci con la direzione, il personale e gli operatori».

A Velletri 216 detenuti in più rispetto ai posti disponibili

Il dato centrale riguarda il sovraffollamento. Alla data del 1° settembre 2026 nel carcere di Velletri risultavano presenti 602 detenuti, a fronte di 412 posti regolamentari, dei quali soltanto 386 effettivamente disponibili.

Significa che l’istituto ospita 216 persone in più rispetto alla propria capacità effettiva, con un indice di affollamento di circa il 156%.

A questo si aggiunge un altro elemento evidenziato durante la visita: circa un terzo dei detenuti si trova in custodia cautelare, quindi in attesa di una sentenza definitiva.

«Non possiamo considerare normale – ha sottolineato Droghei – che un istituto pensato per poco più di 400 persone ne ospiti oltre 600».

«209 detenuti hanno un fine pena entro 2 anni»

Secondo i dati messi a disposizione dal carcere alla Camera Penale, sarebbero inoltre 209 i detenuti con un fine pena previsto entro due anni.

Un dato sul quale, secondo quanto sottolineato dal presidente Stefano Perica, potrebbe essere sviluppato un lavoro specifico per verificare, caso per caso e sempre nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, la possibilità di ricorrere alle misure alternative alla detenzione.

«Occorre lavorare, caso per caso e nel rispetto della legge, sull’accesso alle misure alternative – ha osservato Droghei –, contribuendo così a ridurre il sovraffollamento e a rafforzare i percorsi di reinserimento».

Una strada che, secondo la consigliera regionale, potrebbe contribuire anche a ridurre quello che ha definito un «forte clima di tensione» riscontrato all’interno della struttura.

Carenza di personale: mancherebbero circa 80 unità

Ai problemi legati al numero dei detenuti si aggiunge quello degli organici. Secondo quanto riferito al termine della visita, nel carcere di Velletri ci sarebbe infatti una carenza di personale quantificata in circa 80 unità.

Una situazione che inevitabilmente incide sull’organizzazione dell’istituto, sulle condizioni di lavoro degli operatori e sulla capacità di garantire contemporaneamente sicurezza, assistenza e attività trattamentali.

Particolare attenzione è stata posta anche sulla sanità penitenziaria e sulla salute mentale, ambiti che rientrano nelle competenze regionali.

«Mancano psicologi e psichiatri – ha evidenziato Droghei – e restano difficoltà nell’accesso alle visite specialistiche e nei trasferimenti verso le strutture sanitarie esterne».

Agricoltura, scuola, università e formazione: le esperienze da sostenere

Dalla visita non sono però emerse soltanto criticità. La consigliera regionale ha evidenziato anche alcune esperienze già presenti nel carcere di Velletri che, a suo giudizio, meritano di essere rafforzate.

Tra queste figura il comparto agricolo interno, che consente ad alcuni detenuti di svolgere attività lavorative, insieme ai percorsi di scuola, università, formazione professionale e attività culturali.

Tutti strumenti che assumono un ruolo centrale nella funzione rieducativa della pena e nella preparazione al ritorno nella società una volta terminata la detenzione.

Droghei ha inoltre richiamato il lavoro svolto dall’associazione di Suor Fabiola, impegnata nell’accoglienza e nell’assistenza dei bambini che attendono di poter incontrare i propri genitori detenuti durante i colloqui.

Droghei: «Sicurezza, dignità e rieducazione devono camminare insieme»

Per la consigliera regionale del Partito Democratico, dunque, la situazione attuale richiede interventi sia sul fronte del sovraffollamento sia su quello del personale e dell’assistenza sanitaria.

Ma proprio le attività già avviate all’interno della struttura mostrerebbero, secondo Droghei, come la Casa circondariale di Velletri abbia le condizioni per poter diventare un istituto di riferimento, a patto di affrontarne le criticità strutturali.

«Dignità delle persone detenute, condizioni di lavoro adeguate, diritto alla salute e reinserimento devono essere garantiti insieme – ha concluso Emanuela Droghei –. Sicurezza, dignità e rieducazione non sono obiettivi alternativi: devono camminare insieme».

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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