Morte di Giulia Capraro, sì al patteggiamento: la delusione della mamma fuori dal Tribunale di Velletri

Il procedimento per la morte di Giulia Capraro si avvia a chiudersi con il patteggiamento. È questo l’esito dell’udienza di questa mattina, martedì 15 settembre, al Tribunale di Velletri, dove dopo oltre tre anni dalla tragedia del 13 giugno 2023 il giudice ha accolto la richiesta di applicazione della pena avanzata dall’imputato, il giovane che si trovava alla guida dell’auto sulla quale viaggiava la 17enne.

Una conclusione che Antonella Zevini, mamma di Giulia, aveva cercato fino all’ultimo di scongiurare, chiedendo che sulla morte della figlia si arrivasse ad una piena discussione nel processo penale.

Fuori dal Palazzo di Giustizia di Velletri, questa mattina, Antonella non era sola. Accanto a lei si sono ritrovati diversi genitori e familiari di vittime della strada, arrivati per sostenerla in una giornata attesa da tempo. Presente anche Sergio Toscano responsabile per la sede di Roma dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, insieme a quanti in questi anni hanno seguito e condiviso la battaglia della mamma di Giulia.

Una presenza che ha dato un significato ancora più ampio alla giornata: non soltanto la richiesta di giustizia per una ragazza morta a 17 anni, ma il sostegno reciproco tra famiglie accomunate dal dolore di aver perso un figlio o una persona cara sulla strada.

L’avvocata prima dell’udienza: «Speriamo di poter dire la nostra»

Prima di entrare in aula, l’avvocata Ilaria Cavallin, legale di Antonella Zevini, aveva spiegato quale fosse la posta in gioco nell’udienza del 15 settembre.

«Siamo arrivati alla tanto agognata data dell’udienza per Giulia Capraro. Oggi finalmente sapremo se potremo procedere attraverso un rito abbreviato o un rito ordinario, scelta che chiaramente spetta all’imputato, oppure se la nostra esperienza nel giudizio penale finirà qui».

Il riferimento era proprio all’eventualità del patteggiamento, che avrebbe determinato l’uscita della parte civile dalla discussione del procedimento.

«Parlo come avvocato di Antonella ma anche come amica – aveva aggiunto Cavallin – e come professionista mi piacerebbe poterla fare questa discussione. Mi piacerebbe poter dare la nostra versione dei fatti, raccontare la storia che noi abbiamo letto tra le righe, poter criticare le indagini fatte o non fatte e poter aggiungere la voce di Giulia attraverso le nostre parole».

Poi l’attesa per la decisione: «Staremo a vedere quale sarà la scelta del rito e la decisione finale del giudice. Speriamo di poter dire la nostra».

Una speranza che, poche ore dopo, si è infranta contro la scelta del rito alternativo.

Accolto il patteggiamento

Terminata l’udienza, l’avvocata Cavallin ha confermato che il procedimento sarebbe stato definito attraverso il patteggiamento richiesto dall’imputato, sul quale era arrivato il parere favorevole del Pubblico Ministero.

«Come prevedevamo, il giudice ha accolto la richiesta di patteggiamento dell’imputato», ha detto, in attesa di conoscere la condanna, che e’ stata di poco piu’ di un anno e dieci mesi, pena sospesa, e patente sospesa per due anni.

La legale ha voluto evidenziare anche un aspetto giuridico importante: «La sentenza di patteggiamento è comunque una sentenza di condanna. È vero che è facoltà dell’imputato richiedere riti alternativi, tra cui questo nello specifico, però rimane una sentenza di condanna».

Sul piano tecnico, infatti, la sentenza pronunciata a seguito dell’applicazione della pena su richiesta delle parti è equiparata, nei limiti previsti dalla legge, a una pronuncia di condanna.

Per Antonella Zevini e per il suo legale, tuttavia, la vicenda non è destinata a terminare qui.

«Faremo i nostri passi in sede civile, ovunque sarà possibile», ha annunciato Cavallin.

Una battaglia durata oltre tre anni

Giulia Capraro morì il 13 giugno 2023, a soli 17 anni, nel terribile incidente avvenuto ai confini tra Marino e Castel Gandolfo. Viaggiava come passeggera sul sedile anteriore dell’automobile, con la cintura di sicurezza regolarmente allacciata.

Alla guida c’era il giovane poi finito sotto processo per omicidio stradale aggravato.

Da quel giorno sua madre Antonella ha intrapreso una lunga battaglia, attraversando oltre tre anni di indagini, attese, rinvii e udienze. Una battaglia che non ha mai voluto ridurre al solo profilo risarcitorio e che ha accompagnato con una richiesta ripetuta più volte: conoscere fino in fondo ciò che accadde quella notte e ottenere giustizia per sua figlia.

Tra gli elementi sui quali la madre ha chiesto più volte attenzione ci sono le condizioni dell’automobile sulla quale viaggiava Giulia, che secondo quanto denunciato dalla famiglia avrebbe avuto pneumatici differenti, e gli accertamenti svolti nelle ore successive all’incidente.

A pesare sul dolore di Antonella anche l’assenza, denunciata più volte in questi anni, di un gesto di pentimento o di una richiesta di perdono da parte dell’imputato.

Già dopo la precedente udienza aveva raccontato di averlo incrociato nei corridoi del Tribunale senza ricevere uno sguardo o una parola.

Fuori dal Tribunale tanti genitori per Giulia

Proprio per questo Antonella aveva lanciato nei giorni scorsi un appello affinché il 15 settembre non fosse una giornata vissuta nella solitudine.

E l’appello non è caduto nel vuoto.

Davanti al Tribunale di Velletri, mentre all’interno si decideva il futuro giudiziario del procedimento, c’erano mamme, papà e familiari di altre vittime della strada, insieme a Sergio Toscano e a chi ha voluto far sentire ad Antonella la propria vicinanza.

Persone con storie differenti, ma unite da ferite simili e dalla richiesta che la sicurezza stradale, la responsabilità e la tutela delle vittime non rimangano soltanto principi scritti nelle leggi.

Il patteggiamento chiude ora una parte fondamentale del percorso penale. Non chiude però la battaglia di Antonella Zevini.

Quella battaglia che, iniziata nel nome di Giulia, negli anni è diventata anche una battaglia pubblica per altre famiglie, per la sicurezza sulle strade e perché dietro ogni fascicolo giudiziario non venga mai dimenticato il nome, il volto e la vita di chi non c’è più.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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