Roma – «La tutela delle bambine e delle adolescenti non può aspettare. I dati diffusi oggi dall’Istat sono allarmanti: il 15,3% delle italiane tra i 16 e i 75 anni, circa tre milioni di donne, dichiara di aver subito violenza fisica o sessuale prima dei sedici anni. Dietro queste cifre ci sono infanzie ferite e una responsabilità alla quale nessuna istituzione può sottrarsi». Lo dichiara la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del Gruppo Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-MAIE-Centro Popolare al Senato e componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e di violenza di genere.
«Colpisce soprattutto che queste violenze siano commesse prevalentemente da persone conosciute, anche all’interno della famiglia: proprio dove una ragazza dovrebbe trovare protezione può invece incontrare paura e sopraffazione. È una realtà che dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia, senza minimizzare e senza voltare lo sguardo. La lotta alla violenza sulle donne deve cominciare dalla protezione delle più piccole».
«Occorre rafforzare gli strumenti di ascolto e di segnalazione, la formazione di chi lavora a contatto con i minori e il raccordo tra scuola, servizi sanitari, servizi sociali e autorità competenti. Dobbiamo mettere bambine e adolescenti nelle condizioni di chiedere aiuto senza vergogna e senza paura, garantendo interventi tempestivi e sostegno psicologico. La fermezza contro chi commette violenza deve andare di pari passo con la capacità di riconoscerla e fermarla prima che si ripeta».
«È anche per questo che accolgo come una notizia che restituisce fiducia la decisione del Tribunale del Riesame di Torino di disporre la custodia cautelare in carcere per l’uomo accusato di aver molestato una ragazzina di appena tredici anni, sostituendo l’obbligo di firma disposto inizialmente dal Gip. La sicurezza dei nostri figli e la tutela dei minori devono essere una priorità assoluta. Le leggi esistono e vanno applicate con fermezza e rigore, nel rispetto delle garanzie processuali e con la massima attenzione alla protezione delle vittime», conclude Biancofiore.
